Fondazione Finanza Etica, la domanda è: “Dove vogliamo andare?



ROMA – Il 12 marzo è stato sequestrato lo Sprar Ex Canapificio di Caserta, una delle esperienze di accoglienza più avanzate in Europa. I Carabinieri hanno apposto i sigilli alla struttura, gestita da un’inedita alleanza tra un centro sociale e le suore orsoline di Castelvolturno (da anni impegnate a sottrarre le donne alla tratta), e la motivazione rimanda alla inadeguatezza della struttura dove i richiedenti asilo fanno scuola politica, formazione professionale, socializzano e si incontrano.

Il mantra di Matteo Salvini. Ritorna liturgicamente il mantra di Matteo Salvini sulla “fine della pacchia per i furbetti del business”, gli operatori indagati di questo centro che “incassava fior di soldi pubblici per l’assistenza dei fratelli migranti e non faceva manutenzione”. Così, una delle sperimentazioni più evolute d’integrazione, uno dei modelli di inclusione sociale bilaterale che in un territorio difficile prende in carico i diritti di tutte le persone, non solo i migranti,  ha chiuso i battenti. Fermo, in attesa di una soluzione da parte della Regione. E in attesa che la giustizia, quella vera, faccia il suo corso.

Dove vogliamo andare? La Mare Jonio è stata sequestrata il 19 marzo, dopo essere entrata nel porto di Lampedusa con i suoi 48 migranti a bordo, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La nave aveva salvato i migranti il 18 marzo a 46 miglia dalla costa libica, e aveva fatto rotta su Lampedusa per allontanarsi da una zona di mare grosso rifiutandosi di fermare i motori, come intimato dalla Guardia di Finanza per impedirne l’approdo in acque territoriali. Il capo del Viminale ha evocato le manette per i volontari, accusati di non aver rispettato  le indicazioni della guardia costiera libica e delle autorità italiane. Capo missione e comandante della nave sono indagati. Fortunatamente la nave, della piattaforma Mediterranea, è stata dissequestrata il 27 marzo per “cessate esigenze probatorie”. A Lampedusa gli sbarchi intanto continuano, la gente arriva con imbarcazioni molto piccole dalla Tunisia, o dalle navi dei trafficanti. In 10 giorni sono approdati oltre 160 migranti, accolti dalla popolazione locale, di nuovo abbandonata a se stessa.

Le torture e i trattamenti degradanti. E’ di mercoledì 27 marzo la notizia che al CARA di Mineo è stato negato l’accesso al team medico-psicologico di Medici per i Diritti Umani (Medu). La Prefettura di Catania ha revocato il permesso di accedere all’interno del CARA. Da quattro anni Medu si reca al centro una volta alla settimana, per portare assistenza psicologica alle persone sopravvissute a torture, e trattamenti inumani e degradanti, nei paesi di origine o lungo le rotte migratorie, nell’arduo tentativo di garantire le cure adeguate alle persone più vulnerate, in assenza di servizi specifici dedicati. 450 persone sono state assistite in questo modo nei quattro anni passati, 40 sono in trattamento con sedute di psicoterapia e con farmacoterapia prescritta dallo pischiatra del team di Medu. Tutto questo dentro il CARA non si può più fare.

L’assottigliamento della missione europea.  L’ultima notizia, in ordine di tempo, è la decisione dell’Unione Europea di smaterializzare l’Operazione navale Sophia, prolungandola sì di sei mesi, ma privandola delle navi; ciò significa interrompere definitivamente le operazioni di ricerca e salvataggio (search and rescue, in gergo marino) in mare, che in quattro anni ha permesso di salvare 45.000 uomini donne e bambini, il 9% del totale delle persone migranti tratte in salvo nello stesso arco temporale. L’assottigliamento della missione europea al solo spazio aereo si tradurrà in cinque aerei e un drone: controlleranno dall’alto la presenza o meno di imbarcazioni nel Mediterraneo. Naturalmente è prevista la prosecuzione dell’addestramento della guardia costiera libica, usando fra gli altri – per quanto riguarda l’Italia – i fondi fiduciari per l’Africa. Soldi pubblici sprecati nel tentativo di rendere sicuro un paese che sicuro non è.  Soldi pubblici usati per finanziare un’operazione insensata a questo punto, visto che aumenterà ancora il numero delle vite umane perse nel mare.

Una traversata nel deserto. Abbiamo preso solo l’ultimo mese, l’ultimo mese di un anno che è una traversata nel deserto. Cadaveri in mare e cadaveri in montagna (come raccontano gli amici di Tous Migrants). Vite spezzate che attraversano il destino per scommettere su una esistenza migliore. Sequestri di navi da parte delle autorità. Disobbedienze di operatori navali in mezzo alle acque del  Mediterraneo, nel tentativo estremo di salvare i loro carichi di umanità in fuga. Dirottamenti di mercantili da parte dei migranti, che a tutti i costi vogliono evitare di essere riportati in Libia, dopo il naufragio. Uno stillicidio geopolitico incessante tra paesi europei per centellinare migranti da smistare come pacchi, ovvero una sceneggiata dei miseri numeri di persone da distribuire a un paese o all’altro, alla quale poi, in genere, non viene dato alcun seguito. Mare e terra uniti in una continuità di cinismo. E la totale incapacità dell’Europa di mettere d’accordo 28 paesi sulla distribuzione dei profughi.

Ma dove si va di questo passo? Fino a che punto siamo disposti ad accettare una strategia così ceca e votata all’ insicurezza? A due mesi dalle elezioni europee, è possibile che il nostro continente sia ridotto alla progressiva chiusura di tutte le politiche migratorie, e non sappia cimentarsi su percorsi di disciplinata accoglienza, tramite vie legali, come antidoto alla insicurezza sociale, alla discriminazione, al risorgere di sentimenti xenofobi e azioni che pensavamo una memoria del passato?

Anche noi europei siamo assiepati su una scala che non ci porta da nessuna parte. Per scendere da quella scala senza sbocchi, e per pensare a un’Europa aperta e solidale, il Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose vuole costruire proposte concrete di cambiamento della visione sui flussi migratori, da presentare all’opinione pubblica, agli enti locali, al governo nazionale e alle istituzioni.  I megafoni dell’odio e dell’intolleranza non sono un destino.

* Nicoletta Dentico, vicepresidente della Fondazione Finanza Etica


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