Ftalati, possono aumentare il rischio di obesità


L’ESPOSIZIONE agli ftalati potrebbe far aumentare il rischio di disordini metabolici inclusa l’obesità e il diabete. Un problema che può compromettere anche il fegato. La notizia, che rappresenta la conferma di altri studi presentati nel corso degli anni sugli interferenti endocrini, arriva dal congresso della European Society of Endocrinology in corso a Lione dove è stato presentato uno studio dell’Università di Novi Sad in Serbia.
 

Confezioni di latte, cosmetici e assorbenti: dove si nascondono

 
Gli ftalati sono degli additivi molto comuni utilizzati nell’industria per aumentare la flessibilità e la durata della plastica. Si possono rintracciare in tanti oggetti di uso quotidiano come le bottiglie di acqua, le confezioni di latte, del caffè istantaneo, del profumo, dei cosmetici, dello shampoo, dei giocattoli e di alcuni alimenti. Di recente, inoltre, un test pubblicato in Francia dal mensile 60 Millions des Consommateurs su 15 assorbenti femminili ha rilevato tracce di vari interferenti endocrini tra cui glifosato e fatlati. Già da tempo l’esposizione agli interferenti endocrini è stata identificata come fattore di rischio per la fertilità e lo sviluppo ormonale sia nei roditori che nelle persone. Tuttavia, nessuno studio aveva indagato direttamente su come l’esposizione a queste sostanze sia associata all’obesità e al metabolismo in generale.  
 
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La ricerca

 
Lo studio presentato all’Ece è stato condotto su 305 volontari di entrambi i sessi che sono stati divisi in tre gruppi in base all’indice di massa corporea, alla circonferenza della vita e ai livelli di glucosio: nel primo gruppo sono stati inseriti pazienti obesi, nel secondo gruppo quelli con diabete mellito di tipo 2 trattati solo con terapia nutrizionale medica e nel terzo gruppo di controllo, volontari sani di peso normale. La concentrazione di ftalati è stata misurata nell’urina del mattino.

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La correlazione con l’obesità e il danno epatico

Lo studio dell’Università serba ha trovato una correlazione tra i livelli di esposizione agli ftalati e i markers che segnalano una disfunzione del fegato e che sono a loro volta degli indicatori di un maggior rischio di obesità, diabete e malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno correlato i livelli di ftalati assorbiti dalle persone con il loro peso, l’incidenza di diabete di tipo 2 e i marcatori di alterazione del fegato e della funzione metabolica. E, in effetti, hanno riscontrato come ad esposizioni più alte agli ftalati corrispondesse un incremento dei marcatori di alterazione del fegato, insulino-resistenza e colesterolo.
 

Ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini

 
“Anche se si tratta di uno studio piccolo – ha spiegato Milica Medi? Stojanoska, vice-preside e direttore del Dipartimento di endocrinologia presso la Facoltà di medicina dell’Università di Novi Sad – questi risultati suggeriscono non solo che gli ftalati alterano il metabolismo aumentando il rischio di obesità e diabete ma anche che possono causare un danno tossico al fegato”. I ricercatori ora stanno esaminando gli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana negli adulti, negli adolescenti e nei bambini: “E’ necessario informare le persone dei potenziali effetti avversi degli interferenti endocrini sulla loro salute e cercare di ridurre al minimo il contatto con queste sostanze chimiche dannose”, raccomanda Stojanoska.
 
 
 

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