Giacobbo con Freedom nell’Egitto mai visto – Cultura & Spettacoli


Giù, giù fino in fondo per 273 metri nel buio del tunnel nascosto dietro al sarcofago di Seti I, nella valle dei Re a Luxor, per trovare in fondo una cosa sorprendente. Quindici anni dopo, per mantenere fede ad una promessa e sfidare il destino che lo ha visto salvo per miracolo, Roberto Giacobbo è entrato nel tunnel che era franato sulla sua testa “in una nuvola di polvere bianca” mentre era all’opera in una delle esplorazioni con il suo amico, l’archeologo Zahi Hawass. L’aveva promesso nell’ultima puntata della scorsa stagione e ora riparte così ‘Freedom. Oltre il confine’, dal 22 maggio su Retequattro con altre 8 nuove puntate sempre il mercoledì in prima serata. Poi sopra alle Piramidi nella piana di Giza al Cairo con il drone come non le avete mai viste, o a scoprire la maschera d’oro del faraone appena scoperta che Zahi ha lasciato in anteprima per le telecamere italiane, o ai piedi della Sfinge nella piana assolata. “L’Egitto, tra meraviglie e misteri, è uno dei luoghi che il pubblico ama e ci chiede di più – spiega Giacobbo, nella sua sahariana d’ordinanza e per nulla turbato dal clima impossibile mentre passeggia ai piedi della Sfinge – per questo ce ne sarà un pezzetto nei quattro o cinque servizi proposti in ognuna delle 8 puntate della prossima serie, e in almeno quattro di quelle che andranno in onda nella terza serie probabilmente a settembre, quando festeggerò i 20 anni di conduzione”. A 23 anni da quella puntata di ‘Misteri’ di Lorenza Foschini di cui era autore e in cui per la prima volta vide la Sfinge e… piovve: “Mi sembrò che piangesse”, dice.
    “Questo è un Paese che ho visto cambiare – racconta ancora Giacobbo – quando sono arrivato la prima volta 23 anni fa non c’erano i cartelloni pubblicitari e la pubblicità era dipinta sui palazzi. Ma la gente nella vita di tutti i giorni non è cambiata”. E l’Egitto festeggia il programma con una serata di gala al Cairo, alla presenza della ministra del Turismo Rania Al Mashat, con sul palco anche il direttore di Retequattro Sebastiano Lombardi, rilanciata da tutti i tg nazionali. Del resto sui rapporti umani Giacobbo ha fondato la sua storia e quella squadra che ha chiamato quando è andato a lavorare dalla Rai a Mediaset: “Tutti mi hanno detto di sì con un entusiasmo straordinario”. Ed ora neanche mentre parla smettono di girare: sono i 33 componenti infaticabili della sua ‘crew’ che per 19 giorni sono rimasti in Egitto per realizzare le riprese speciali che si vedranno in questa nuova serie. Al suo fianco nella piana della Necropoli di Giza c’è il suo amico da 23 anni Zahi Hawass, con l’inseparabile cappello a falde larghe al quale – dice la leggenda – è stato ispirato il cappello di Indiana Jones. Lui comunque non è da meno: “Qui sotto la Sfinge tutti sognano che ci siano mondi nascosti – spiega l’archeologo mostrando il tunnel di 15 metri sotterraneo dell’ultima esplorazione – ma non c’è Atlantide. Misteri? Non ci sono misteri, ma solo tante cose da capire attraverso nuovi scavi e le tecnologie ci vengono sempre di più incontro”. La tecnologia del resto è anche una delle chiavi di volta della ricerca di Freedom, e anche nella nuova linea del turismo egiziano, come spiega la ministra. La divulgazione e l’esplorazione trovano nuova vita nelle straordinarie immagini realizzate attraverso l’impegno umano di chi fa qualunque cosa con la telecamera in spalla come Omar, il cameraman, ma anche attraverso la qualità cinematografica delle immagini. Nella nuova serie li vedremo anche in Gran Bretagna, Stati Uniti, Romania, Cina, e naturalmente in Italia, con reportage da Lombardia, Campania, Puglia, Toscana, Veneto, Piemonte, Liguria, Marche, Abruzzo, Emilia Romagna, Sicilia, Sardegna. Tutti pronti ora a risalire sul truck che Giacobbo ha comprato con la liquidazione della Rai, per nuove avventure perché lui è “un trasportatore, porto da chi sa a chi non sa…”. E per farsi capire da tutti ha scelto anche il carattere EasyRiding, più facile per i dislessici quindi più facile per tutti. (ANSA).
   

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