Giochi 2026, Stoccolma mette paura a Milano-Cortina


Consegnate oggi le chiavette a Losanna con i dosser e le garanzie (non economiche), inizia la volata per assegnare i Giochi 2026: sono rimaste in corsa, come noto, solo Milano-Cortina e Stoccolma. “Avversario fortissimo, guai a sottovalutarlo” ha detto ieri Malagò della città svedese: il n.1 del Coni la prossima settimana sarà quattro giorni al Cio, a Losanna, e capirà che aria tira. “Abbiamo fatto i compiti, secondo me li abbiamo fatti bene, anche se nella migliore tradizione italiana siamo arrivati quasi all’ultimo secondo”. Lo ha spiegato oggi il presidente del Coni ai microfoni di Radio Capital. “La candidatura è sui generis ma oggettivamente molto forte”, evidenzia il capo dello sport italiano, sottolineando che “ci sono fattori da tener conto: la Svezia non ha mai ospitato un’Olimpiade invernale, ha due membri del Cio particolarmente influenti e importanti, e noi abbiamo ospitato l’ultima Olimpiade invernale nel 2006. Saremmo dei pazzi se pensassimo che questa partita non è apertissima. Bisogna arrivare a 44 voti su 87, c’è da pedalare”.
“Siamo dei precursori e ne siamo orgogliosi”. Così, in un’intervista esclusiva alla Associated Press nel giorno dell’invio al Cio del dossier della candidatura, sottolinea la forza del progetto italiano. A suo parere, “è un dossier che siamo convinti possa vincere” nonostante i tanti dubbi, problemi e reticenze che ne hanno accompagnato la non facile gestazione. Malagò non esclude che un domani possa rientrare in gioco anche Torino: “La storia recente ci mostra che sorgono nuove opportunità una volta che ti sono stati assegnati i Giochi”. Il progetto non punta su una sola sede e vanta alti livelli di sostenibilità economica e ambientale. Questo, peraltro, chiedeva la riforma Agenda 2020 voluta dal presidente del Cio, Thomas Bach, per rendere meno gravose le candidature. “Senza quel pacchetto di riforme non saremmo stati in grado di fare una proposta”, ammette Malagò che aveva creduto nel tridente Torino-Milano-Cortina.
 
La Svezia non ha mai avuto i Giochi invernali, è vero, pur essendo certo una Nazione dove la neve è di casa: e questo depone a nostro sfavore. A vantaggio di Milano-Cortina il fatto che al momento manca un governo e a Stoccolma non è che siano entusiasti di questa candidatura: ma le voci di un possibile ritiro non sono più ricorrenti come nei mesi scorsi. In gennaio ci saranno due tentativi per fare il governo e dare consistenza al dossier olimpico, con le garanzie richieste dal Cio. Dovessero fallire questi tentativi gli svedesi andrebbero di nuovo ad elezioni a Pasqua, il 21 aprile. Il Cio aspetta sino all’ultimo, ha già dato una proroga a Stoccolma, non vuole rischiare di trovarsi con una sola candidatura dopo che si sono perse per strada già Graz, Sion, Calgary, Sapporo e Erzurum. La verità, è che non si candida più nessuno ai Giochi, la crisi di fa sentire anche se adesso il gigantisco del passato vedi la Sochi di Putin che spese 50 miliardi è stato messo da parte. Al ballottaggio dei Giochi invernali del 2022 erano rimaste solo Pechino ed Almaty, vinse Pechino anche coi voti italiani. Il Cio vuole arrivare a giugno con almeno due candidate, per questo bisognerà stare molto attenti. Vero che il Cio parla oggi di dossier innovativi, ma la partita resta aperta e in Italia, purtroppo, si sa che già due volte (Monti e poi Raggi) le Olimpiadi sono state affondate dal fuoco amico. E’ arrivato il momento di non sbagliare una mossa.

“In bocca al lupo alla Lombardia, in bocca al lupo al Veneto e in bocca al lupo all’Italia perché sarà un’opportunità straordinaria di sport, di gioia, di condivisione, di business, di turismo, di impresa, di commercio e di nuove infrastrutture. Ce l’abbiamo messa e ce la metteremo tutta”. Via social è successivamente arrivata la benedizione del vicepremier Matteo Salvini.

Lega di B all’attacco: vuole un format a 18 squadre e la Var
La Serie B punta a introdurre il Var e a ridurre il numero delle sue squadre, proponendo alla Figc un format a 18 società. “Vorrei che il nostro campionato diventasse la prima seconda divisione al mondo con la Var”, ha spiegato Mauro Balata, il presidente dell’associazione dei club cadetti, che sta cercando di accelerare l’iter per provare a introdurre la video assistenza arbitrale sin dai playoff di questo campionato. L’obiettivo è complesso, fra i tempi di sperimentazione, il rispetto del protocollo Ifab, l’accordo con l’Aia e lo standard produttivo delle riprese televisive. E’anche una questione economica per l’Aia. “Presto ne parlerò con Nicchi – ha aggiunto il presidente della Lega B – Da mesi abbiamo elaborato uno studio di fattibilità e ne abbiamo commissionati altri due all’azienda che eventualmente fornirà la tecnologia per la Var”. In Serie B ancora non c’è nemmeno la Goal Line Technology, sistema ancor più complesso dal punto di vista strutturale rispo alla Var, soprattutto in alcuni stadi. La Lega B spinge ancor più forte sulla riforma dei campionati. “Auspichiamo una decisione nel prossimo consiglio federale a fine mese, per consentire alle società di programma al meglio il futuro”, ha chiarito Balata al termine dell’assemblea che all’unanimità ha deliberato “di chiedere la ristrutturazione di tutto il movimento calcistico, con una forte riduzione del numero di squadre, da questa o dalla prossima stagione, ribadendo la contrarietà a qualunque decisione in materia di ripescaggi”. Balata non si sbilancia sui numeri. Secondo quanto filtra, a metà di un campionato formalmente a 22 squadre (come deciso nell’ultimo consiglio) e ridotto a 19 dal caos estivo e da una controversa delibera federale, la Lega B è orientata a proporre una format a 18, con la possibilità di restare a 19.

Il Comune è contrario: “Genoa-Milan si giochi alle 21”
“Con riferimento a Genoa-Milan del 21 gennaio prossimo, il Sindaco ha firmato una lettera indirizzata alla Prefettura e alla Lega Calcio chiedendo il ripristino dell’orario delle 21 come precedentemente disposto”, si legge in una nota del Comune. “Questo in considerazione della attuale difficile situazione della viabilità, aggravata dallo sciopero del trasporto pubblico locale proclamato per quel giorno. Il tutto considerando anche l’ubicazione dello stadio e le problematiche che si potrebbero creare per i cittadini e gli operatori commerciali in diverse zone della città”, conclude la nota. Mole le proteste anche da parte dei tifosi. Le ore 15 in un lunedì sono penalizzanti per chi lavora.

 


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Mario Calabresi
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