Giornata mondiale dell’acqua: bene comune, ma dobbiamo imparare a preservarlo


CE n’è poca, la gestiamo male e dobbiamo imparare a prenderci cura di lei. “Ringraziamo Dio per sorella Acqua”, ricorda per primo papa Francesco oggi, nella Giornata mondiale dell’Acqua organizzata dall’Onu. Un messaggio, quello del Pontefice, per rammentare a tutti quanto questo elemento semplice e prezioso, fulcro della vita, debba tornare al centro delle nostre azioni quotidiane di cura e risparmio.

Nel mondo: oltre 2 miliardi senz’acqua

Ad oggi si stima siano ancora 2,1 miliardi (il 30% della popolazione) le persone nel mondo che vivono senza acqua sicura in casa e e 4,5 miliardi le persone che non usano servizi igienico-sanitari sicuri. Le cifre fornite dall’Unicef ci dicono che un bambino su quattro a scuola non ha accesso ad acqua potabile e più di 700 bambini all’anno muoiono per diarrea connessa ad acqua non potabile e scarse condizioni igieniche. Le donne che ogni giorno muoiono a causa di complicazioni in gravidanza legate alla mancanza di acqua sicura sono 800. Dati che ci raccontano una enorme disparità: l’acqua è un bene e un diritto per tutti, ma ad oggi ciò non avviene e i più poveri sono fortemente penalizzati.

Settecento milioni di persone in tutto il mondo potrebbero essere, entro il 2030, i nuovi profughi provocati dalla drastica mancanza d’acqua. Nelle zone di conflitto sono più i bambini uccisi da un acqua non sicura che da proiettili, spiega ad esempio il rapporto “Acqua sotto attacco” (Water Under Fire).

Nonostante la superficie terrestre sia ricoperta al 70% di acqua quella a disposizione è infatti pochissima. L’Economist ha provato a fare i conti: il 70% fa riferimento al mare che comprende il 97,5% di tutta l’acqua sul pianeta. Questa è acqua salata. L’1,75% di quella presente sulla Terra è ghiacciata. Di fatto dunque, scrive il giornale, il mondo può contare solo sullo 0,75% dell’acqua dolce disponibile che proveniente dalle falde.

Ne consumiamo troppa

Nel 2019 l’utilizzo globale dell’acqua si stima sia sei volte maggiore rispetto allo scorso anno e si prevede che entro il 2050 sarà aumentato tra il 20 e il 50%. Un ritmo che non possiamo sostenere, dato che un terzo dei grandi sistemi di falde acquifere è già a rischio prosciugamento. I drammi vissuti in Africa e Asia ci insegnano come la crisi idrica può toccare l’esasperazione: un chiaro esempio lo scorso anno è stata una città importante, come Cape Town, rimasta senza il prezioso bene e costretta a centellinare perfino la vendita di bottiglie.

Una crisi globale

Tra cambiamento climatico e aumento delle temperature, fenomeni siccitosi sempre più frequenti e maggiore richiesta, dato che nel 2050 si stima saremo 10 miliardi di persone, la crisi idrica dovrebbe dunque essere al primo posto nelle agende dei governi. Per l’Onu è una crisi che riguarderà tutti: ad oggi un quarto dell’umanità vive in aree con elevati livelli di scarsità d’acqua e nel 2050 si potrebbe passare da circa 2 miliardi di persone in difficoltà per la carenza d’acqua a 3,2 miliardi. Questo ovunque: in Asia, Africa, che sono già fra le aree più colpite dalla crisi, ma anche Australia, Stati Uniti, zone d’Europa e Italia.

La siccità in Italia

In giorni di secca del Po e crisi per i coltivatori della Pianura Padana e di varie regioni la forte siccità italiana e gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti.

A questo si aggiunge il problema di riuscire ad immagazzinare l’acqua. Quasi 9 litri di pioggia su 10 che cadono in Italia sono infatti perduti, ricorda Coldiretti, e i cambiamenti climatici impongono un deciso cambio di mentalità nelle gestione dell’acqua. Il nostro è un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%.

Legambiente spiega che più in generale lo stato delle acque italiane non è ottimo:  “Lo stato attuale dei corpi idrici italiani vede solo il 43% dei 7.494 fiumi in ‘buono o elevato stato ecologico’, il 41% è al di sotto dell’obiettivo di qualità previsto e ben il 16% non è stato ancora classificato. Ancora più grave la situazione dei 347 laghi, di cui solo il 20% è in regola con la normativa europea mentre il 41% non è stato ancora classificato”.

Per l’Istat sono 1,4 i milioni di abitanti dello Stivale non serviti da alcun servizio di depurazione con criticità soprattutto al sud e il 37% delle acque superficiali italiane, inoltre, non raggiunge gli obiettivi di qualità della Direttiva Acque a causa dell’inquinamento da fertilizzanti, pesticidi e sedimenti inquinanti prodotti da aziende agricole.

Per il Wwf il 2019 in Italia si preannuncia un altro anno critico per il fabbisogno d’acqua a causa del riscaldamento globale, che proprio sul ciclo dell’acqua sta già avendo un effetto misurabile. Nel 2017, ricorda l’associazione, i quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Tevere e Arno) hanno visto diminuire le portate medie annue di circa il 40% rispetto alla media del trentennio 1981-2010. Per questo il Wwf chiede “una decisa azione di mitigazione, progressivo azzeramento delle emissioni climalteranti, risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua”.

Il consumo idrico e i boschi

Con una crisi del genere, aggiunge l’Fsc, ente di certificazione delle foreste, dovremmo pensare alla preservazione dei boschi: “Un albero adulto facilita l’infiltrazione di circa 546 m3 di acqua all’anno, pari al consumo idrico di 6,2 persone”.

Consumi elevati  nello Stivale – L’Italia è prima in Europa per prelievo di acqua per uso potabile con un consumo procapite giornaliero di 428 litri. In termini di spesa la media di ogni famiglia per la bolletta idrica è di 426 euro, un aumento del 2,9%  rispetto al 2017. In totale poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione.

Mentre sono ancora scettici gli italiani che si affidano all’acqua del rubinetto, è importante conoscere anche la qualità dell’acqua in termini di sostanze nocive. Enea, agenzia nazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie, proprio oggi in occasione della Giornata mondiale dell’acqua ha presentato il suo “segugio”, un sistema brevettato in grado di stimare nella rete idrica la concentrazione di sostanze nocive alla salute, consentendo una gestione tempestiva e meno costosa delle eventuali emergenze.


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