Giulia, viaggio nella dinastia augustea – Libri


(di Francesco Bongarra’)
(ANSA) – ROMA, 18 APR – GIULIA. PASSIONE, POESIA, POTERE,
EDIZIONI DI PAGINA, PAG. 184, EURO 15, EBOOK EURO 8,99.
La storia della nascita dell’impero romano coincide con la
nascita di una letteratura latina emancipata non solo nella
lingua, ma anche nello stile e nell’etica, dalle letterature che
l’avevano preceduta. Non apparirà strano dunque se in ‘Giulia,
il nuovo romanzo di Paolo Biondi dedicato alla inquieta e
controversa figura della figlia di Augusto, appaiono come
protagonisti tanti personaggi che ben conosciamo e abbiamo
incontrato e conosciuto in pagine diverse dai libri di storia.
   
Ci riferiamo non solo a Mecenate e a Messalla Corvino, creatori
dei maggiori circoli letterari del tempo, ma ai protagonisti di
quegli stessi circoli: Virgilio e Ovidio, Orazio e Tibullo,
Properzio e Sulpicia.
   
Proprio Sulpicia è la più grande poetessa della letteratura
latina, e il libro di Biondi ce la presenta come una delle più
intime amiche di Giulia: facendoci entrare nelle loro case e
nelle loro vite private, svelandoci vizi e virtù non appena di
singoli personaggi, ma di un’epoca che ha forgiato e dato vita
alla nostra civiltà e alla nostra cultura.
   
Giulia, unica figlia di Augusto, non è solo dunque la chiave
di volta per comprendere forza e debolezza della dinastia
giulio-claudia alla quale Augusto dà vita. È anche la chiave per
comprendere come nasce l’opera di Virgilio e di Ovidio, non solo
protagonisti di una letteratura latina emancipata ma anche dei
due grandi filoni della nostra letteratura e della nostra
cultura che da una parte, partendo da Virgilio, prosegue con
Dante, Manzoni e Montale; dall’altra da Ovidio, passando per
Petrarca giunge a Foscolo e D’Annunzio. Una storia lunga la cui
eco ritroviamo descritta in dialoghi e confronti di questo
romanzo su Giulia.
Ma i livelli di lettura di queste pagine sono molteplici e
diversi. In esse troviamo descritto anche il tema del rapporto
fra propaganda e regime, un tema particolarmente caldo ed
attuale che, coscientemente, è uno dei capisaldi del principato
augusteo. Il padre dell’impero romano è stato un maniacale
cultore della propaganda come cinghia di trasmissione e per dare
solidità al suo potere. Non è un caso che Augusto non si è mai
autodefinito imperatore, ma piuttosto come un restauratore della
repubblica romana e dei suoi principi. Da questo punto di vista
Giulia rappresenta il suo più grande fallimento: quella figlia
tanto amata lo ripaga infatti con il tradimento. Non a caso
nell’ultima di copertina di questo libro si citano le parole
della Storia Romana di Cassio Dione, uno dei massimi storici
della nascita dell’impero: Coloro che detengono il potere sono a
conoscenza di qualsiasi cosa molto più di quanto non conoscano
le loro faccende private.
   
(ANSA).
   

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