Greenpeace: dagli incendi in Amazzonia un impatto sui cambiamenti climatici


ROMA – “Dall’inizio dell’anno al 20 agosto il numero di incendi è aumentato del 145% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Stiamo parlando di una situazione oramai fuori controllo”. Martina Borghi, esperta di foreste di Greenpeace Italia, cita i dati dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali brasiliano Inpe per descrivere la situazione in Amazzonia. La foresta tropicale più grande del mondo, uno dei polmoni dell’intero pianeta, da settimane va a fuoco, complici la stagione secca e il cambio di passo sulle politiche ambientali voluto dal presidente del Brasile Jair Bolsonaro: “L’Amazzonia ospita il 10% di tutte le specie animali e vegetali della Terra. E 24 milioni di persone di 18 gruppi diversi. Gli incendi di queste settimane stanno divorando la foresta e mettendo a rischio un milione di specie animali. Questo avrà un grosso impatto sul clima di tutto il mondo”, spiega. Il motivo è che l’estensione stessa della foresta garantisce all’intero pianeta di stoccare una notevole quantità di CO2. Meno estesa sarà la foresta, meno CO2 il nostro pianeta potrà assorbire: “Non è un problema solo brasiliano, ma internazionale. L’aumento degli incendi aumenta anche l’emissione di gas a effetto serra. La deforestazione favorisce l’aumento delle temperature globali e il rischio di eventi meteorologici estremi. Non solo in America, ma anche in Europa”.

Una riduzione sostanziale della foresta Amazzonica metterebbe in discussione gli obiettivi degli accordi di Parigi, e la possibilità di limitare a 1,5 gradi centigradi l’aumento delle temperature globali, spiega Borghi. Meno estesa sarà la foresta, minore sarà la sua capacità di generare piogge, e di conseguenza sempre più lungo diventerà il periodo secco, che oggi va da giugno a novembre. Ed è proprio nel periodo secco che avvengono questi incendi: “Alla lunga tutto verrebbe messo a rischio. E’ in gioco la sopravvivenza stessa della foresta”, che potrebbe giungere ad un punto di non ritorno della sua contrazione, “ma diminuendo le piogge a rischio ci sono gli stessi cicli agricoli”. Quelli che oggi si vorrebbero intensificare aumentando le superfici coltivabili.

Gli incendi di questo periodo infatti spesso vengono appiccati da contadini che vogliono aumentare l’estensione dei terreni, spesso coltivati a soia. Prima si abbattono gli alberi dai legni più pregiati, quelli dal legno più richiesto dal mercato. Poi si appicca il fuoco. “Bolsonaro ha una posizione anti ambientalista. Ha fatto dichiarazioni piuttosto dirette sul suo appoggio a quella che in Brasile chiamano la Bancada Ruralista”, il fronte parlamentare che difende gli interessi dei proprietari terrieri. “Questo governo è il vostro”, disse lo scorso luglio, rivolto ai parlamentari. “Il giorno successivo gli incendi sono aumentati del 300%. In Brasile l’hanno chiamata ‘la giornata del fuoco’. Da quando è in carica, il presidente non ha annunciato nulla in difesa dell’Amazzonia. Quello che vediamo oggi è solo una conseguenza delle sue politiche”, conclude Borghi.


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Carlo Verdelli
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