I 50 anni dei Detective dell’ arte – Libri


(di Luciano Fioramonti)
(ANSA) – Roma, 22 apr – ROBERTO RICCARDI, “DETECTIVE DELL’
ARTE” (RIZZOLI – pp. 235 – 18 euro). “Se non ci fosse stata l’
indagine che nel 1998 a due mesi dal furto permise di recuperare
e rimettere al suo posto Il Giardiniere di Van Gogh oggi il
visitatore della Galleria Nazionale d’ Arte Moderna di Roma si
troverebbe davanti a una parete bianca. Non fu solo un grande
risultato per la cronaca giudiziaria ma una conquista che ha
restituito al mondo un bene meraviglioso”. Il generale dei
carabinieri Roberto Riccardi riassume così il senso del lavoro
che in 50 anni ha portato il Comando Tutela Patrimonio Culturale
a un livello di eccellenza che tutto il mondo invidia all’
Italia. In mezzo secolo i “segugi” dell’ Arma hanno salvato
centinaia di migliaia di beni, dal piccolo crocifisso di una
chiesa di paese, ai buccheri e ai cocci saccheggiati dai
tombaroli nelle necropoli,ai capolavori rubati in musei, edifici
pubblici e abitazioni private. All’ attività silenziosa della
squadra di specialisti fondata nel 1969, Roberti, che a
settembre assumerà la guida del Comando, dedica il volume
“Detective dell’ arte” , pensato proprio per festeggiare questo
compleanno particolare.
E’ il racconto di furti clamorosi risolti, come avvenne nel
1975 con il celebre quadro “La Muta” di Raffaello di Raffaello,
nel Palazzo ducale di Urbino. Oltre all’ opera del maestro,
simbolo della città, i ladri – quattro italiani – portarono via
anche due Piero della Francesca. Un anno dopo vennero incastrati
con uno stratagemma. Il ricettatore aveva già incassato una
prima rata per piazzare le tele sul mercato internazionale. Dopo
aver individuato la persona che ne era in possesso, gli
investigatori si finsero collezionisti facoltosi intenzionati a
comprarle e fissarono un appuntamento in una camera di albergo a
Locarno dove scattarono le manette. Un altro caso eclatante,
appunto, la rapina alla Galleria Nazionale d’ Arte moderna di
Roma dove i delinquenti armati bloccarono tre dipendenti e
rubarono due Vang Gogh, il Giardiniere e l’ Arlesiana, e Le
Cabanon de Jourdan di Cezanne, recuperati due mesi dopo tra Roma
e Torino. E’ anche la storia di vicende senza lieto fine, come
La Natività di Caravaggio rubata proprio 50 anni fa nell’
Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Di quel capolavoro si sono
perdute le tracce in uno scenario nel quale, secondo le versioni
contrastanti di alcuni testimoni di giustizia, avrebbero
giocato un ruolo anche boss mafiosi. “I casi ancora aperti –
osserva Riccardi – non si chiudono mai. Noi siamo all’
avanguardia, siamo stati i primi a dotarci di una struttura del
genere. La nostra banca dati ha un milione e 300 mila files
riferiti a opere d’arte italiane e di altri paesi, rubate o
disperse in guerre, calamità naturali, devastazioni e
saccheggi”.
   
L’ attività degli specialisti dell’ Arma ha varcato i confini
nazionali. Dal 2015 il Comando è partner dell’ Unesco nella
iniziativa planetaria dei Caschi Blu della Cultura, una
invenzione tutta italiana avviata con il Mibac: un team di 30
carabinieri e 30 funzionari del Ministero assicura assistenza e
consulenza nella catalogazione e nella tutela diretta dei beni
culturali dei paesi devastati dai conflitti e dai disastri
naturali. Il libro è un tuffo nella storia dell’ arte, a partire
da Napoleone che dopo la campagna d’ Italia portò in Francia
cento capolavori in virtù del Trattato di Tolentino. Fu l’
ultimo caso di “diritto di saccheggio” consentito al vincitore.
   
Tra le opere finite in Francia c’ era anche il celebre gruppo
del Laocoonte, tornato in Italia grazie al grande scultore
Antonio Canova, nominato dal Papa ambasciatore per il recupero
delle opere d’arte. Non c’era invece La Gioconda, che era stato
portato in Francia da Leonardo e poi venduto da un erede alla
corte di Francesco I. Un imbianchino veneto, Vincenzo Peruggia,
la rubò nel 1911 infiltrandosi tra i dipendenti di una ditta di
pulizie del Louvre. Due anni dopo l’ uomo si presentò al
direttore degli Uffizi dicendo che l’ avrebbe consegnata a patto
che restasse in Italia. Non andò così, il quadro torno al suo
posto e lui finì in galera.
   
Capolavori rubati, scomparsi, distrutti ma anche storia di
falsi. Poteva mancare il riferimento alle famigerata burla delle
Teste di Modigliani realizzate nel 1984 con un trapano elettrico
da quattro ragazzi di Livorno e ritrovate in un canale della
città che rovinarono la reputazione di storici dell’ arte e
direttori di musei titolati? Non fu l’ unico caso legato all’
artista livornese. Nel marzo del 2017 una quindicina di presunti
falsi del maestro esposti in una grande mostra a Palazzo dicale
di Genova sono finiti al centro di una inchiesta non ancora
conclusa. Nella caccia ai tesori rubati i carabinieri lavorano
con studiosi, ricercatori e archivisti in una lotta contro una
rete di cui spesso fanno parte delinquenti, collezionisti,
galleristi e direttori di musei. “I ladri di cultura – dice
Riccardi – ci rubano la storia e l’ identità”.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi