I Casanova delle emoji: più ne usiamo in chat, più conquistiamo


Un tempo si spedivano i fiori. Poi, sono arrivati gli sms. Ora per avere un appuntamento basta qualche emoji. Anzi, chi più ne fa uso oggi sembra avere una vita sessuale più attiva. Lo dimostra uno studio della Kinsley Institute su abitudini e relazioni intessute attraverso i social media che – da Whatsapp a Tinder – sono ormai parte integrante della nostra vita sociale.

Così, studiando il corteggiamento digitale, gli psicologi esperti di “amore, sessualità e benessere” dell’Università dell’Indiana hanno visto che per la maggior parte delle persone intervistate un uso frequente degli emoji coincideva con un maggior successo nelle conquiste. Se la persona con cui parliamo è un potenziale partner, insomma, le faccine sembrano essere di grande aiuto nel far sbocciare un amore. O comunque nel creare i presupposti perché si passi ai fatti.

All’indagine, articolata in due fasi, hanno partecipato 5.237 adulti single statunitensi (di età compresa tra i 18 e i 94 anni). L’86,8% del campione si è detto eterosessuale e il 62.2% bianco caucasico. Rispetto alla frequenza dell’uso di emoji con possibili conquiste il 38% ha detto di non farne mai uso, il 29% quasi mai, il 28% ha dichiarato di farne uso regolarmente, il 3% ne usa almeno uno a messaggio e il 2,5% anche di più. I motivi percui si preferiscono le faccine alle parole sono vari, dalla ricerca di una maggiore espressività fino alla più ovvia: è una scorciatoia e fa tendenza (cioè “lo fanno tutti quindi anch’io”).

La prima parte dello studio si è conclusa con domande inerenti le proprie abitudini sessuali, le relazioni avute nell’ultimo anno e quelle ‘coltivate’ online. Mentre nel successivo approfondimento gli studiosi hanno raccolto le testimonianze di 275 persone, di età tra i 18 e i 71 anni. L’84% eterosessuale, il 72% bianco caucasico. Solo il 3% del campione più ristretto ha dichiarato di non inviare mai emoji in chat con potenziali ‘’fiamme’’.

Chi però ha detto di farne uso ha dimostrato di aver capitalizzato più appuntamenti intimi. Ma attenzione, non è una questione di quantità. L’uso massiccio di emoji non aiuta a ottenere più appuntamenti, ma sicuramente spiana la strada per spingersi oltre, creando l’intimità giusta per arrivare ad esempio a baciare e fare sesso al secondo incontro. Va detto che l’analisi non arriva a stabilire un nesso di causalità, ma evidenzia una correlazione tra l’efficacia degli emoji e il grado di intimità che grazie a questi si può creare in una relazione.

“Possiamo dire che aiutano a comunicare informazioni affettive alla persona che riteniamo possa essere un potenziale partner, rendendo più facile il successo della relazione intima in termini romantici e sessuali”, si legge nel lavoro pubblicato su Plos. “Questo fa pensare che chi usa emoji più spesso in un contesto del genere crea più facilmente una connessione”. E’ così che si arriva dritti al sexual engagement, dicono i ricercatori.

Da qui a sapere quali sono gli emoji più efficaci, ce ne passa. La ricerca del Kinsley Institute si limita infatti a registrare il fenomeno senza approfondire su quali siano le faccine più di successo tra smile, cuori o altre tra le centinaia che abbiamo a disposizione tra smartphone, computer e tablet. Tra l’altro alle persone intervistate è stato chiesto se e in quale misura ne mandavano, ma non quante ne ricevevano. Manca anche il fattore ‘’percezione’’ per capire se davvero stiamo diventando padroni del corteggiamento digitale o meno. Meglio fermarsi al dato: ormai l’emoji è una scorciatoia eccezionale per dire quello che pensiamo. E andare anche oltre, forse.


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Carlo Verdelli
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