“Il cacciatore di dinosauri”, la lotta ai contrabbandieri di fossili in un docufilm


UN NATALE sulle tracce dei dinosauri e non solo. Un viaggio da Ulan Bataar sino Gurliin Tsaav, attraverso le Montagne dell’Altai e verso il Nemegt per tuffarsi nel cuore della Mongolia alla scoperta del nostro passato, di chi agisce per recuperarlo e anche, purtroppo, per trafugarlo. 

 

La sera di Natale, il 25 dicembre, l’appuntamento è su National Geographic (Sky 403) alle 20.55 con il documentario “Il cacciatore di dinosauri”, un reportage unico che parla italiano. E’ il racconto infatti del viaggio sino al deserto del Gobi in Mongolia, il più “grande giacimento di dinosauri al mondo”, di un’importante spedizione guidata da Federico Fanti, docente di Paleontologia all’Università Bologna ed Explorer di National Geographic, che coordina la prima missione internazionale a guida italiana. 

in riproduzione….

La spedizione, finanziata dall’Università di Bologna e con il supporto di National Geographic Society, è composta da 14 esperti che non solo andranno a caccia di fossili ma racconteranno anche tutte le novità di un nuovo sistema ideato per fermare in modo concreto il contrabbando di reperti storici. 

 

Un mercato nero fiorente che danneggia  lo studio dei dinosauri, disciplina fondamentale per  conoscere molto le evoluzioni del nostro passato, dalla vita dei dinosauri sino ai cambiamenti climatici. “Ogni anno – ricorda National Geographic – gli scienziati di tutto il mondo riescono a recuperare dalla Mongolia circa 90 tonnellate di fossili. Ma il fenomeno del contrabbando è in continua crescita e raccoglie finanziamenti per almeno 10 milioni di dollari all’anno. Un sistema che si muove nella piena illegalità e finalmente salito agli onori della cronaca solo quando ha visto star di Hollywood contendersi i fossili all’asta”.

Il documentario “Il cacciatore di dinosauri” racconta, oltre ai danni economici per la Mongolia e per la scienza, i crimini dei tombaroli che ogni anno portano via migliaia di fossili dal deserto del Gobi e non solo, cancellando le ultime tracce di nuove specie vissute milioni di anni fa.

 

Per questo Fanti e il suo team hanno sviluppato un sistema di contrasto del fenomeno tracciando i fossili grazie alla particolare radioattività di quelli della Mongolia. La caratteristica dei reperti del deserto del Gobi, scoperta accidentalmente nei primi anni ’60 quando alcune lastre ospedaliere risultarono inutilizzabili dopo essere state per diversi mesi a contatto con i reperti scavati, è propria quella di una particolare radioattività che ora grazie alle nuove tecnologie e l’uso di Dorni permette al team a guida italiana di sviluppare un sistema per contrastare il mercato nero. 

 

“Non siamo qui solo per cercare dinosauri e inseguire i nostri sogni di bambini – spiega  Fanti – siamo qui per capire come funziona il pianeta. I dinosauri hanno affrontato come noi un pianeta che cambiava rapidamente e per milioni di anni sono riusciti a vincere la battaglia per la sopravvivenza. Capire come, diventa fondamentale per i nuovi abitanti della Terra”.


Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


http://www.repubblica.it/rss/scienze/rss2.0.xml

Leave a Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi