Il ceo di Huawei, Richard Yu: “Anche senza l’America saremo i primi al mondo”


CLASSE 1969, nel gruppo dal 1993, Chengdong Yu, meglio noto col nome occidentale di Richard Yu, è il capo della Consumer business group di Huawei. La divisione che si occupa degli smartphone e che solo nel 2018 ha fatto segnare un fatturato di 52 miliardi di dollari, poco più delle altre business unit. Diventando, di fatto, il pezzo più importante del colosso cinese fondato e guidato da Ren Zhengfei e finito negli ultimi mesi al centro di un’intricata vicenda internazionale che mescola commercio globale, geopolitica e sicurezza. E, nonostante i conti eccezionali, lo stesso fondatore e presidente – la cui figlia Meng Wanzhou è agli arresti domiciliari in Canada ma per una questione legata alla violazione dell’embargo nell’esportazione di tecnologie verso i Paesi-canaglia – ha di recente annunciato per il futuro giorni difficili.
 
Le quote globali del mercato degli smartphone vedono al momento in testa Samsung con circa il 20% della torta contro il 14,6% di Huawei. Ma in certi Paesi le cifre sono molto più alte, per esempio in Italia un telefono su tre è Huawei. Come farà dunque Huawei a diventare il primo brand, sorpassando la leadership sudcoreana, senza l’essenziale contributo di un Paese-chiave come gli Stati Uniti? Yu non ha dubbi e mostra grande fiducia: “Anche senza gli Usa entro l’anno prossimo saremo i primi nel mondo – ha assicurato – il mercato Usa è grande ma certo il resto del mondo non è proprio piccolo. Ci riusciremo spingendo al massimo in termini di innovazione, tecnologia e dispositivi e facendo amare i nostri prodotti da parte dei consumatori. Alla fine è una scelta degli utenti”. In particolare, sarà la sinergia fra intelligenza artificiale e 5G a garantire, secondo Yu, la marcia verso il vertice nei 170 Paesi in cui il marchio vende i propri prodotti.
 
Quanto alle accuse di spionaggio o intromissioni nei telefoni e nelle reti di trasmissione, per il momento piuttosto generiche e che danno l’impressione di essere troppo legate alla più ampia guerra dei dazi fra Usa e Cina, Yu ha parlato di “fake news” e “rumore”. Aggiungendo con fermezza che “il governo cinese non ha mai fatto alcuna richiesta di spionaggio e lo stesso ministro degli Esteri ha smentito di aver mai richiesto alcunché a noi o ad altre aziende cinesi”. Rimbalzando semmai le accuse di spionaggio agli statunitensi con un’allusione al caso Merkel, spiata fin dal 2002 da Cia e Nsa. “Faremo del nostro meglio per tutelare gli utenti, non saremo mai influenzati da governi o altri entità politiche nel fare il nostro lavoro – ha rincarato Yu – e forse Donald Trump sarebbe più sicuro se usasse uno dei nostri dispositivi”. Un invito fra l’ironico e il provocatorio che ne riecheggia uno simile dello scorso autunno da parte del ministero degli Esteri di Pechino.
 
Molto della scommessa verso la leadership del mercato degli smartphone passerà ovviamente anche dalla nuova connettività: “Il mese prossimo lanceremo il primo pieghevole 5G, una tecnologia del tutto innovativa – ha raccontato Yu – in generale spero che sempre più persone possano acquistare un telefono con queste caratteristiche il prossimo anno. In prospettiva, speriamo di collaborare con tutti gli operatori globali eccetto quelli negli Stati Uniti. Saremo la miglior scelta per chi costruirà un’offerta 5G”.
 
Nonostante la lentezza nella costruzione delle reti, il prossimo futuro è segnato: “Sono convinto che nel corso del prossimo anno  tutti i modelli di punta debbano incorporare la connettività 5G – ha spiegato il Ceo, che ha escluso l’eventualità di vendere il nuovo modem 5G Balong 5000 ad altri produttori – questa nuova connettività si userà per ogni genere di settore e ambito IoT. In Europa, in particolare, stiamo collaborando con tutti i principali operatori anche per quanto riguarda per esempio i sistemi della casa intelligente”. Alle polemiche sull’utilità della nuova e più veloce tecnologia di trasmissione ha risposto con ironia: “Anche vent’anni fa molte persone dicevano che il 3G non sarebbe servito a nulla, così come è accaduto col 4G. Ora il ritornello si ripete: in realtà ogni dieci anni le reti di nuova generazione cambiano le cose. Il 5G è il futuro e collegherà tutte le macchine e ne consentirà una gestione efficiente”.
 
Richard Yu si è mostrato infine ottimista anche rispetto alle prospettive non esattamente rosee disegnate all’orizzonte dal suo “capo” Zhengfei: “Siamo fiduciosi nel futuro, nonostante qualche preoccupazione. I problemi arrivano dall’aspetto politico e sono spesso fake news, rumore. La miglior reputazione ce la danno le persone che usano i nostri prodotti. E molte stanno aspettando di acquistare un telefono 5G”. In fondo, già oggi il 38,3% dei dispositivi che montano Android, ben più di uno su tre, porta il marchio di Shenzhen.

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Mario Calabresi
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