Il mistero sui moai di Rapa Nui: “Costruiti vicino a fonti di acqua dolce”


ALLA base del mistero c’è l’acqua. Da anni gli studiosi si interrogano sulla scelta della posizione dei moai e degli ahu, l’enormi statue e le piattaforme che rendono così famosa l’isola di Pasqua al largo del Cile. Sull’isola nota come Rapa Nui esistono oltre 300 ahu e circa 1000 moai, l’enormi statue – alte anche 12 metri – degli uomini di pietra spesso indicati come guardiani del territorio. La loro costruzione, seppur si stia continuando ad indagare sulle tecniche per spostare ed erigere i grandi blocchi di tufo vulcanici lavorati, è stata finora attribuita a rituali ancestrali e controllo del territorio, oltre che motivo di concorrenza fra le varie comunità dell’isola intorno alle 1000 d.C. 
 
Uno degli interrogativi più noti è però perché quelle gigantesche statue, spesso disseminate lungo la costa e con il volto rivolto verso l’entroterra, fossero state realizzate in punti così disparati senza un’ordine che potesse sembrare logico. La risposta provano a ora darla i ricercatori della Binghamton University di New York che in uno studio pubblicato su Plos one https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0210409#sec014 affermano che la scelta su dove posizionare ahu e moai poteva essere legata alle risorse di acqua dolce. Se le statue sono dove sono, dicono gli esperti, è perché furono costruite vicino a ruscelli e falde acquifere di un’isola il cui clima arido rendeva importantissima le risorse idriche.
 
Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno analizzato le mappe e i percorsi delle falde acquifere vicino a 93 piattaforme megalitiche, per lo più nella parte est dell’isola, che furono realizzate prima dell’arrivo degli europei nel XVIII secolo. Da quanto dedotto ahu e moai non rappresentavano dunque solo un valore rituale e raffiguravano gli antenati ma “erano integrati nella vita della comunità” precisa Carl Lipo, uno degli autori. Simboleggiavano, infatti, la presenza di punti strategici per la vita quotidiana, come quelli dove era possibile trovare l’acqua dolce, ma non è chiaro se la costruzione in prossimità delle falde fosse il significato primario delle stesse statue.
 
I 93 ahu esaminati si trovavano tutti nei pressi di aeree dove secondo i ricercatori sgorgava l’acqua e dove venivano cresciute colture come, ad esempio, le patate dolci. Diversi studi passati dimostrano come gli abitanti dell’isola facessero fatica ad accedere a fonti d’acqua e vennero realizzate sorte di pozzi per poter arrivare all’acqua potabile. “Ogni volta che vedevamo grandi quantità di acqua fresca c’erano le statue giganti” ha spiegato Lipo al Guardian. Sulla possibilità relativa alle gare fra le comunità per la costruzione di moai e il collegamento con l’acqua lo studio precisa che dovranno essere fatte nuove indagini per capire se, ad esempio, la grandezza delle statue era riferita anche all’importanza dei corsi d’acqua e la qualità delle risorse idriche. 
 
Le recenti scoperte non trovano però tutti gli studiosi d’accordo. Per esempio Jo Anne Val Tilburg,  esperta dell’Isola di Pasqua e professoressa dell’università della California, sostiene che l’esistenza dell’acqua fresca che filtrava vicino agli ahu fosse nota e che le risorse idriche nei pressi delle statue fossero da considerare come risorse minori rispetto ad altre. Per altri ricercatori è invece da escludere la possibile funzione dei moai per “segnalare” l’acqua perché in tal caso sarebbero bastate costruzioni di dimensioni più piccole. Nonostante l’importante nuova scoperta, oltre mille anni dopo la loro realizzazione, restano comunque aperti numerosi interrogativi sui segreti dell’isola di Rapa Nui.

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Mario Calabresi
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