Insinna a teatro con detenuti Pescara – Teatro


(ANSA) – PESCARA, 16 NOV – L’infanzia trascorsa a giocare sui
prati di borgata a Roma, gli anni dell’adolescenza e quelli
sempre più bui tra droga, furti e risse allo stadio e, poi, in
un crescendo di follia, una notte accade l’irreparabile. Da lì
la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio di primo grado.
   
Una storia vera, senza sconti, questa di Attilio Frasca, classe
’70, raccontata nel libro ‘Cento lettere. Dalle sbarre alle
stelle’, scritto a quattro mani dallo stesso Frasca con il
regista Rai Fabio Masi (Itaca Edizioni), che raccoglie dieci
anni di corrispondenza tra Frasca e l’amico Massimo. Ora la loro
storia è diventata anche una rappresentazione teatrale con
l’adattamento di Ariele Vincenti. A recitare 10 detenuti del
carcere di Pescara guidati dalla sapiente maestria di Flavio
Insinna, nei panni dell’amico di Attilio, Massimo. Il debutto è
per il 1/o dicembre nella sala teatrale della Casa circondariale
di Pescara, con il sostegno del Teatro Stabile d’Abruzzo diretto
da Simone Cristicchi.A Insinna è affidato il ruolo di voce
narrante, con la volontà di raccontare la parabola dell’uomo al
di là del vissuto personale di ciascun detenuto. “Da anni non mi
emozionavo così alle prove”, afferma Insinna. Lo spettacolo
arriva al termine di un percorso teatrale durato sette mesi in
sinergia con il direttore, le assistenti sociali e le psicologhe
della Casa circondariale di Pescara. I lavori si sono svolti
nella sala teatrale della struttura, che ospiterà anche il
debutto, sabato 1 dicembre (su inviti). “Come il libro – spiega
il regista Ariele Vincenti – lo spettacolo racconta la vita
criminale di Frasca, dai primi reati alla lunga carcerazione”.
   
Fanno da corollario coreografie ballate, scene di delirio e
violenza collettiva, ma anche numerose situazioni ilari e
grottesche. Tutto accompagnato dall’uso scenico delle canzoni di
Emilio Stella, cantautore romano.
   
“La vera amicizia è senza giudizio: Massimo non giudica
Attilio ma gli sta a fianco e lo conforta”, dice Insinna mentre
per il direttore della Casa Circondariale di Pescara, Franco
Pettinelli “la mancanza di libertà, paradossalmente, si può
trasformare in libertà di scelta di cambiamento”.(ANSA).
   

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