Juno, a metà della sua avventura, ci regala nuove foto delle tempeste di Giove


Juno è arrivata a metà del suo cammino, un ottovolante da brivido che ogni 53 giorni la porta a sfiorare il tetto del pianeta più grande e massiccio del Sistema solare. E a ogni tornata, quando sfreccia sopra le nubi di Giove, ci invia le immagini della sua atmosfera vorticosa, acquerelli sfumati di tempeste e gas rimescolati. Occhi giganti di cicloni, alcuni dei quali sono talmente estesi che potrebbero contenere la Terra intera.

Il 21 dicembre la sonda della Nasa compirà la sua sedicesima ‘picchiata’, da polo a polo, passando ad appena 5.053 chilometri dalla sommità dell’atmosfera gioviana a oltre 200.000 chilometri all’ora, 55 al secondo (a quella velocità impiegherebbe meno di dieci secondi a volare da Torino a Roma). Questo sorvolo segnerà dunque il giro di boa, siamo a metà strada nel percorso di raccolta dati, iniziato nel 2016 e che si concluderà nel 2021: “Con il sedicesimo flyby scientifico avremo la copertura globale di Giove” sottolinea Jack Connerney, Juno deputy principal investigator della Space Research Corporation di Annapolis, Maryland.

Con le sue foto, Juno, sta mettendo assieme tutti i pezzi del mappamondo. Immagini che, assieme agli strumenti scientifici a bordo, ci spiegano come funziona la complessa macchina di gas di cui è formato, analizzando il suo campo magnetico e i fenomeni energetici che lo ‘accendono’, come le aurore.

in riproduzione….

Proprio come accadeva per Cassini, quelle che ci spedisce Juno sono cartoline mozzafiato da un luogo mai esplorato prima. Ha osservato da vicino i vortici che animano la sua superficie, soprattutto ai poli, e la sua gigantesca e secolare tempesta, la macchia rossa che si sta rimpicciolendo ma per noi che lo osserviamo da Terra rimane sempre il “segno particolare” che caratterizza Giove. La “Junocam” si è rivelata essere, secondo gli scienziati, non solo una fotocamera ma anche uno strumento scientifico prezioso. La Nasa ha messo a disposizione tutte le foto scattate da Juno sul suo sito internet, che tutti gli utenti possono scaricare e rielaborare in postproduzione.

“Abbiamo già riscritto i libri su come lavora l’atmosfera di Giove e sulla complessità e l’asimmetricità del suo campo magnetico –  spiega Scott Bolton, principal investigator di Juno, del Southwest Research Institute di San Antonio – la seconda parte della missione dovrebbe fornire i dettagli con i quali potremo raffinare la nostra comprensione della profondità dei venti zonali di Giove, come si origina il suo campo magnetico e la struttura e l’evoluzione del suo interno”.

Per farlo, Juno dispone di diversi strumenti, due dei quali sono italiani grazie all’apporto dell’Agenzia spaziale italiana alla missione. Il Ka-band frequency translator (KaT), realizzato da Thales Alenia Space Italia con il supporto del team scientifico dell’Università “La Sapienza”, in grado di fornire informazioni sulla composizione interna del pianeta e sul campo gravitazionale. E il Jovian infrared auroral mapper (Jiram), lo spettrometro ad immagine infrarosso per studiare le aurore e la composizione dell’atmosfera, realizzato dalla Divisione avionica di Leonardo-Finmeccanica e la cui responsabilità scientifica fa capo all’Inaf.

Decollata a il 5 agosto 2011, Juno è arrivata in orbita attorno a Giove nel luglio del 2016. La missione primaria prevede orbite ogni 53 giorni in cinque anni. Se la missione non verrà prolungata (la sonda è esposta a radiazioni molto violente a causa dell’intenso campo magnetico del pianeta) dovrebbe fare la stessa fine di Cassini, tuffandosi in un ultimo folle volo per sparire e disintegrarsi tra le nubi nel luglio 2021.


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Mario Calabresi
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