Kalowski e la ‘Scuola dei Giusti’ – Libri


(di Massimo Lomonaco)
(ANSA) – ROMA, 21 GEN – MARCELLO KALOWSKI, ‘La scuola del
giusti nascosti’ (BESA; PP.145; 15 EURO)
Il racconto di Kalowski sull’amicizia di due adolescenti –
una figlia di un gerarca fascista, l’altra figlia del Ghetto di
Roma – è una storia di resistenza. E della sua irresistibile
capacità di saper mettere il fatale granello di sabbia nella
macchina, anche quella più organizzata, dell’intolleranza e
della persecuzione. Con un’ avvertenza però: il libro di
Kalowski (quasi senza dialoghi) non è un’astratta metafora
dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Né un accorato – per
quanto valido – richiamo a valori morali universali. Al
contrario – in vista del Giorno della Memoria – le vicende di
Michela (la figlia del gerarca), di Sara (ragazzina del Ghetto
dal destino segnato) e Angelo (il bidello di scuola) sono
saldamente ancorate nella storia italiana, ed europea, di 80
anni fa: nella violenza antisemita e nella Shoah.
Sono queste ‘circostanze’ a dare i contorni esatti della
figura del Male, delle sue radici morali, intellettuali,
ideologiche e statali. Nella scomposizione e nella
disarticolazione di queste ‘circostanze’ risiede la forza dei
tre protagonisti – raccontati con grande scrittura dall’autore –
e la loro capacità di infrangere il quadro di assieme con il
fatale granello. A sorpresa – almeno a giudizio di chi scrive –
Kalowski sceglie la scuola come fonte dell’inciampo della
macchina antisemita e del suo consenso. Michela e Sara nutrono
un amore senza se e senza ma nei confronti del luogo che le ha
fatte incontrare e dove esercitano il loro apprendistato di
vita. Ancora più sorprendente se oggi si immagina – magari anche
generalizzando – la scuola elementare e media del ventennio
fascista: la sua maniera di educare, il suo quasi naturale
conformismo ad un’ideologia assolutista, schematica e priva di
critica. Eppure in quella scuola della Roma fascista dai fasti
imperiali dove i ragazzi sono considerati puri numeri da
indottrinare per il maggior destino della Patria, la macchina
inciampa. Certamente non fermerà la sua progressione, non
indietreggerà dal compiere il suo misfatto: il Ghetto di Roma
sarà spazzato via il 16 ottobre del 1943, i suoi ebrei saranno
deportati nel quasi silenzio del Papa e Sara non tornerà più.
   
Michela e Angelo (l’altro imprevedibile granello che ricorda
nella sua semplicità la casalinga del film di Scola ‘Una
giornata particolare’) non riusciranno a proteggere la loro
amica. La Storia non si altera e questo fu il suo svolgersi. Ma
Michela e Angelo saranno i testimoni di Sara, la sua voce nel
‘treno della memoria’. Il talmud babilonese recita che “tutto
l’universo si regge su un pilastro solo, chiamato Tsaddik il
Giusto”. La figlia del gerarca fascista, Angelo il bidello, la
scuola, sono tra quei 36 Giusti che la tradizione assegna ad
ogni generazione. Forse inconsapevoli ma straordinariamente
umani: il nostro riscatto. (ANSA).
   

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