La Collezione Guggenheim e Asvis, l’arte si fa sostenibile


“Mettiamo mano al nostro futuro”. E’ questo il titolo della terza edizione del Festival dello sviluppo sostenibile, organizzato da Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), che si svolge in tutta Italia fino al 6 giugno. L’obiettivo è importante, per tutti: creare le condizioni per consentire all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e centrare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, sottoscritti da 193 nazioni nel 2015. In tutto il Paese si terranno centinaia di eventi (convegni, seminari, workshop, mostre, spettacoli, eventi sportivi, presentazioni di libri e documentari) per diffondere conoscenza e cultura sui molti temi che legano l’uomo con la natura. Il programma si trova sul sito festivalsvilupposostenibile.it. Tra i temi: lotta al cambiamento climatico, transizione energetica, innovazione tecnologica e futuro del lavoro, infrastrutture e mobilità sostenibile, protezione dell’ambiente e sviluppo economico. Il Festival affronta le grandi sfide per l’Italia, e per il mondo, che sono al centro del dibattito culturale e politico, coinvolgendo i cittadini e, in particolare, i giovani.

Si tratta di un’iniziativa unica nel panorama internazionale, con oltre 800 eventi su tutto il territorio nazionale tra convegni, dibattiti, mostre e flash-mob. Numerose le iniziative di valore culturale e simbolico come il percorso espositivo della Peggy Guggenheim Collection, uno dei più importanti musei in Italia per l’arte europea ed americana del XX secolo con sede a Venezia dove, dal 24 al 26 maggio, sarà allestito un inedito percorso tra le opere d’arte che toccano i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Le opere scelte, di cui vi mostriamo una selezione con il relativo significato, porteranno il visitatore nel mondo della sostenibilità, dal rapporto tra uomo e natura alla parità di genere fino al consumo responsabile. 


La Collezione Guggenheim e Asvis, l'arte si fa sostenibile

Jean Hélion, Equilibrio, 1933–34 


La Collezione Guggenheim e Asvis, l'arte si fa sostenibile

 
Obiettivo 1: Sconfiggere la povertà – Porre fine a ogni forma di povertà nel mondo.
 
Raggiungere uno stato di equilibrio è l’aspirazione dei più grandi intellettuali visionari dello scorso secolo, compreso Jean Hélion. Tra il 1932 e il 1935 Jean Hélion crea una serie di dipinti che esplorano gli stati di equilibrio visivo. In questo dipinto intende stabilire un equilibrio tra la massa compatta, semplice, essenzialmente rettangolare nella parte destra, con le forme sulla sinistra, più varie, più complesse e più colorate. La costruzione a sinistra è composta di curve in parte sovrapposte e compenetrate, rettangoli e linee, e assume un aspetto discontinuo. Se le molteplici sfumature sulla sinistra generano una complessità visiva, le curve disposte orizzontalmente, sempre a sinistra, puntano verso il vuoto bianco al centro, che è circondato dalle braccia blu scuro e verde chiaro, ancor più rigidamente orizzontali, della solida costruzione a destra. Ne risulta un sistema di pesi e contrappesi perfettamente bilanciati che crea un equilibrio utopico in cui tutto funziona.
 
Clyfford Still, Jamais, 1944
 


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Obiettivo 2: Fame zero – Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.
 
Jamais risale agli inizi della carriera di Clyfford Still, esponente dell’Espressionismo astratto americano, esposta nella prima personale dell’artista organizzata dalla galleria di Peggy Guggenheim, Art of This Century (1946). È stato argomentato dallo studioso e curatore americano David Anfam che sia qui raffigurata Demetra alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade, dio degli inferi. Nella sua ricerca la dea dell’agricoltura devasta i raccolti, creando un’analogia con l’esperienza dell’artista durante gli anni trenta, quando le grandi pianure americane sono colpite dalla siccità e dalla depressione.
 
Paul Delvaux, L’aurora, 1937


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Obiettivo 5: Raggiungere la parità di genere – Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze.
 
Paul Delavaux, a metà degli anni ’30, comincia a immortalare nelle sue tele, con dovizia di particolari, figure femminili misteriose, immerse in scene classicheggianti. Silenziose e introspettive, nude o seminude, le donne di Paul Delvaux appaiono in pose immobili, con lo sguardo fisso, le braccia raggelate in gesti retorici. Nel dipinto del ’37 L’aurora, le sue donne, forti e decise come querce vigorose, dominano un mondo in cui uomini inquieti e timidi passano senza disturbare. Come Peggy Guggenheim, le donne di Delvaux sono simbolo di libertà e di autodeterminazione. Al centro del dipinto uno specchio presenta una figura riflessa, presente fuori del campo della tela: rappresenta chi osserva, uomo o donna che sia.
 
Fernand Léger, Uomini in città, 1919


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Obiettivo 9: Industrializzazione, infrastrutture e innovazione – Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.
 
Sensibile al progresso tecnologico e alla pubblicità di tono ottimistico del dopoguerra, Léger inizia il suo periodo “meccanico” con lavori come Uomini in città. Nelle opere di questo periodo che hanno per tema la città, la figura umana appare spersonalizzata e meccanizzata, a somiglianza dell’ambiente che la circonda. Léger riesce a tradurre l’energia ritmata della vita contemporanea in equivalenti pittorici. Masse, colori e forme sono intesi soprattutto come valori plastici e su ciascuno di essi è posta uguale enfasi. Si confrontano in una molteplice gamma di relazioni, creando singole immagini che offrono sensazioni simultanee. Gli elementi pittorici di Léger, netti, semplici, variati, producono, come macchine ideali, effetti di straordinaria potenza.

Antoni Tàpies, Straccio e spago. 1968


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Obiettivo 12: Consumo e produzione responsabili – Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.
 
Antoni Tàpies nasce nel 1923 a Barcellona e negli anni ’60 decide di dedicarsi da autodidatta all’arte sviluppando ben presto uno stile fortemente riconoscibile. Figura chiave dell’informale internazionale, segnato profondamente dalla guerra civile spagnola e dalla malattia, Tàpies impiega nelle sue opere materiali di scarto, sassi, terra e detriti, incorporando perfino oggetti ordinari di recupero che ricevono così nuova vita. Questi elementi gli permettono di esplorare le qualità mutevoli della materia, come nell’opera Straccio e spago. Qui usa uno straccio e dello spago per una composizione semplice e frontale che ricorda un muro di cemento ricoperto di macchie, forse un’allusione alle atrocità della guerra civile spagnola e ai muri diroccati degli anni del conflitto.

Alexander Calder, Testiera di letto in argento, 1946
 


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Obiettivo 14: Tutelare la vita marina – Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.
 
Nel corso dei primi anni ’30 Alexander Calder realizza sculture in cui si muovono elementi oscillanti, alcuni azionati da un motore, altri spinti solo dall’aria. Marcel Duchamp per primo conia il termine descrittivo ”mobiles” per quelle il cui movimento è affidato soltanto allo spostamento dell’aria. Artigiano meticoloso, Calder taglia, piega, perfora e curva i materiali a mano cosicché forma, dimensione, colore, spazio e movimento si combinano e ricombinano in relazioni mutevoli e oscillanti. Nel 1945-46, Peggy Guggenheim gli commissiona una testiera d’argento per il proprio letto. Il disegno unisce motivi di pesci, insetti e piante che convivono pacificamente in un ambiente marino incontaminato. I contorni incurvati e serpeggianti e gli elementi mobili dell’oggetto trasmettono la sensazione dell’incessante moto del mare e della natura.  

Jean (Hans) Arp, Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera, 1925 c. 


La Collezione Guggenheim e Asvis, l'arte si fa sostenibile

Rappresenta l’Obiettivo 15 dell’Onu: Tutelare la vita sulla Terra – Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica.
 
La produzione artistica di Jean (Hans) Arp è caratterizzata da forme organiche che si muovono fluidamente tra astrazione e rappresentazione: è questo il caso di Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera, un rilievo costituito da forme separate di legno, montate su un supporto monocromatico. Le due forme semplificate sono simboli di processi evolutivi naturali e il titolo bizzarro dell’opera nasce per analogia tra le forme derivate e gli oggetti esistenti in natura.  I processi creativi di Arp sono liberi, creativi, spontanei e antirazionali. Le sue opere nascono da meccanismi simili a quelli naturali. Combinando i diversi aspetti della pittura, del collage e della scultura, i lavori di Arp hanno un’energia intrinseca che allontana la mente dagli impulsi distruttivi dell’uomo e dal suo arrogante egocentrismo. 
 
Maurizio Nannucci, Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future, 2003
 


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Obiettivo 17: Collaborazioni internazionali per raggiungere gli obiettivi – Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

L’artista Maurizio Nannucci, nato a Firenze nel 1939, è da sempre interessato al rapporto opera-architettura-paesaggio urbano. Nel corso degli anni ’90 l’artista collabora con vari architetti, come Auer & Weber, Mario Botta, Massimiliano Fuksas e Renzo Piano. Nei neon di Maurizio Nannucci la parola recupera la forza del simbolo. L’opera esposta alla Collezione Peggy Guggenheim lancia però un messaggio forte e chiaro: solo iniziando il cambiamento nel presente si può dare corso a un cambiamento nel futuro.


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