La Paranza dei bambini, tra violenza e gioco – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – BERLINO, 16 FEB – Per Francesco Di Napoli (Nicola),
Artem Tkachuk (Tyson), Alfredo Turitto (Biscottino), Ciro
Vecchione (O’Russ), Ciro Pellecchia (Lollipop) e Mattia Piano
Del Balzo (Briatò) la vita è adesso, una vita accelerata, fatta
di tanti soldi, pistole vere con le quali giocare e droga,
altrettanto vera, da vendere nel rione Sanità di Napoli.
   
Hanno quindici anni e non si aspettano neppure di vivere a
lungo questi straordinari protagonisti de ‘La paranza dei
bambini’ di Claudio Giovannesi, unico italiano in concorso alla
69/a edizione del Festival di Berlino e film tratto dall’omonimo
libro di Roberto Saviano che ne è anche sceneggiatore insieme
allo stesso regista e Maurizio Braucci, in sala dal 13 febbraio.
   
Nel cast tutti ragazzi dei quartieri di Napoli del tutto
esordienti tra cui spicca Francesco Di Napoli che interpreta il
ruolo di Nicola, quello che diventerà il boss di questa banda di
cosiddetti ‘paranzini’. Che miti hanno questi sedicenni? Il
Rolex (meglio se è d’oro perché fa proprio boss), i vestiti
firmati (le sneakers su tutto) e anche poi avere una casa da
vero camorrista con tanto di finto contrabbasso bianco come
mobile bar. Divisi tra il sogno di fare i soldi in fretta e le
crostatine materne, il destino li porterà ad abbracciare quel
crimine che nei loro quartieri vuol dire solo una cosa: non
essere più dei fessi.
   
“Non volevo fare lo spin-off di Gomorra – dice il regista di
Fiore -, ma piuttosto parlare della perdita dell’innocenza. Non
volevo neppure fare un film su Napoli o fare della semplice
sociologia. Il tutto è invece costruito sul binomio gioco e
guerra, non a caso il film inizia con il furto di un albero di
Natale, solo che questi ragazzini entrano alla fine in un gioco
dal quale non si può più tornare indietro. Insomma – conclude –
volevo fare un film dal punto di vista degli adolescenti senza
giudicare troppo”.
   
Tante le suggestioni che arrivano da Saviano. “La camorra –
dice – è l’unica struttura che accetta dei giovanissimi ai
vertici. Eppure per questi ‘paranzini’, ragazzini criminali
diventati comuni in tanti paesi del mondo (dall’Albania al
Brasile), c’è un’aspettativa di vita pari a quella nel Medioevo,
ma questo sembra non essere un problema”.
   
I desideri di questi ragazzi aggiunge “non sono più quelli
del ghetto, ma sono gli stessi di tanti ragazzi delle metropoli
europee solo che per loro c’è una lampada di Aladino che è la
pistola”.
   
Anche i genitori che si vedono in questo film, che potrebbe
aspirare a tutto diritto ad entrare nel Palmares di questa
edizione di Berlino, tra l’altro molto sottotono, ” non sono
affatto autorevoli. Sono quelli che cedono la loro stanza ai
figli quando diventano ‘paranzini’ e anche le stesse banche, va
detto, alle famiglie con dei ragazzi legati alla criminalità
concedono più facilmente un mutuo”.
   
Infine una pillola di saggezza sull’amore: “I mafiosi
considerano l’amore, una cosa da femminielli – dice Saviano -.
   
Loro pensano che devi sposare chi non si ama troppo perché
l’amore passa, ma la famiglia no”.
   

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