La promessa dell’alba tra vita e finzione – Film


(ANSA) – ROMA, 17 MAR – Dalla Polonia degli anni ’20 al Messico degli anni ’50, passando per il deserto africano, da Nizza a Parigi e nella Londra dei bombardamenti, raccontando un’epopea spettacolare e intima che vede protagonisti inseparabili la volitiva e pasionaria Nina (Charlotte Gainsbourg) e l’adorato figlio Romain (Pierre Niney). Insieme, madre e figlio, affronteranno mille peripezie per compiere il destino di Romain e garantirgli un ruolo di rilievo nella società francese. E’ in sala La promessa dell’alba di Eric Barbier, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di culto scritto da Romain Gary e pubblicato in Italia da Neri Pozza. Il film è distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

Dalla difficile infanzia in Polonia all’adolescenza a Nizza, per poi arrivare alla carriera da aviatore in Africa durante la seconda guerra mondiale, Romain Gary ha vissuto un’esistenza straordinaria. Ma questo impulso a vivere mille vite, a diventare un grande uomo e un celebre scrittore, è merito di Nina, sua madre. E’ stato proprio il folle amore di questa donna possessiva ed eccentrica a portarlo a diventare uno dei più grandi romanzieri del XX secolo e a condurre una vita piena di colpi di scena, passioni e misteri. Ma quell’amore materno senza freni è stato anche un fardello per tutta la sua vita.

“La promessa dell’alba – spiega il regista nelle note di produzione – è un racconto picaresco, un romanzo di avventura e di iniziazione che racconta 20 anni della vita di Romain Gary e di sua madre, i quali si imbattono in una vicissitudine dopo l’altra, viaggiando di paese in paese. La loro vita è un susseguirsi di occasioni afferrate o mancate, di incontri, di azzardi finiti bene e di azzardi finiti malamente. È una sovrabbondanza di situazioni. La materia prima del romanzo batte l’immaginazione e ci mette davanti ad una molteplicità vertiginosa di scene. Per riuscire a mantenere l’essenza del romanzo è necessario pensare a una divisione per scene, riducendone la lunghezza di almeno due terzi. Ho sezionato il romanzo in piccole unità d’azione: alla fine del libro, ero arrivato a selezionare qualcosa come 876 unità… Era assolutamente necessario ridurre il tutto. O meglio, concentrarlo. Non ho smesso nemmeno un minuto di chiedermi fino a che punto fosse considerato accettabile o meno il tradimento nei confronti dell’originale. Volevo essere il più fedele possibile allo spirito del romanzo”. La Gainsbourg parla così del personaggio di Nina: “Mi sento divisa in due: da un lato sento di amare moltissimo questa donna, dall’altro lato non nego di aver pensato, a volte, che fosse una maledizione perché condanna il figlio a convivere con un enorme peso sulle spalle. Allo stesso tempo, però, gli ha fatto dei bellissimi doni: un carattere forte, un insaziabile appetito per la vita… Non me la sento di giudicarla, non ho voglia di mettermi a riflettere se lei sia un bene o un male per il figlio. Che sia ingombrante è evidente. Non si può però non avvertire l’intensità dell’amore e della passione che questa donna ha verso il figlio. Mi sono fatta travolgere anche io dal suo amore, non volevo – e non potevo – fare retromarcia”.

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