La Scala apre con Attila, un Verdi più attuale di Facebook – Musica


MILANO – La “serata d’opera più importante del mondo” (copyright del sovrintendente della Scala Alexander Pereira) il prossimo 7 dicembre si aprirà con Attila, con Riccardo Chailly sul podio e la regia di Davide Livermore. Come sempre, chi non sarà in teatro (praticamente sold out i biglietti che hanno prezzi fino a tremila euro) potrà seguirla in diretta su Rai1, al cinema in Italia e all’estero, e in una trentina di punti di Milano, dall’Ottagono della Galleria al carcere di San Vittore al Terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa.

Una prima diffusa, insomma, per “coinvolgere il grande pubblico e rendere contagiosa la passione dell’opera” come ha spiegato l’ad della Rai, Fabrizio Salini, confermando che la prima sarà sulla rete ammiraglia anche nei prossimi anni (nel 2019 toccherà a Tosca). D’altronde, secondo Livermore, “Verdi è l’autore più attuale che ci possa essere. Neanche un rapper del Bronx è attuale quanto lui”, che nella sua vita di compositore “non ha mai cavalcato i like, è stato una spina nel fianco della società” di cui ha messo in luce “ipocrisie e lato oscuro”. Per dimostrarne l’attualità, il regista (grazie anche alle scenografie di Gio Forma, ai costumi di Gianluca Falaschi e ai Video di D-Wok) ha ambientato la vicenda del re degli Unni in un Novecento distopico, dicendo addio a “corna e pelli di montone” ma senza dare una connotazione precisa del tempo. L’obiettivo è essere “al servizio di Verdi” senza distogliere l’attenzione dall’opera. Anche per questo, Livermore ha deciso di evitare la caduta del ponte su cui si trovano per un faccia a faccia Attila e il generale romano Ezio. Il ponte si dividerà, ma non sarà distrutto “per rispetto dei morti e della sofferenza” di chi ha vissuto il crollo del ponte di Genova.

“Non ci interessa fare effetti teatrali a scapito della sensibilità delle persone”, ha aggiunto, liquidando anche le polemiche per eventuali scene blasfeme, contro cui si è scagliato un sindaco della provincia di Bergamo che al riguardo ha scritto anche al sovrintendente. “E’ giusto che ci siano stati un’evoluzione, dei cambiamenti, delle riduzioni di cose e quello che abbiamo tolto – ha tuonato Chailly – è affar nostro”. Comunque tutto, ha assicurato il direttore musicale della Scala, è stato fatto “in funzione della musica”. Qui Attila (dopo Giovanna d’Arco seconda opera della trilogia giovanile di Verdi, che Chailly vuole mettere in scena e che si concluderà con Macbeth) viene eseguito nell’edizione critica Ricordi del 2012. In più, il maestro ha voluto aggiungere prima del trio del terzo atto cinque battute composte da Rossini e l’aria del tenore che Verdi aveva scritto per la Scala e che dai suoi anni non è più stata cantata qui.

“Per me è stato come tornare a scuola ancora”, ha spiegato il tenore Fabio Sirtori, che interpreta Fortunato, mentre Ildar Abdrazakov (Attila) ha parlato di un “sogno che diventa realtà”. Alla presentazione hanno partecipato anche alcuni degli sponsor della prima: da Edison, che illuminerà il 7 dicembre con energia che arriva da fonti rinnovabili, a Bmw a Jti fino a Rolex che ha annunciato anche un grande concerto per il 23 giugno alla Scala con i Wiener Philharmoniker e i suoi ‘ambasciatori’ da Placido Domingo a Jonas Kaufmann e Gustav Dudamel. Ma per ora i riflettori sono sul 7 dicembre, quando sarà presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Questa è anche una grande serata dell’Italia – ha concluso il sovrintendente Pereira – che deve concentrarsi sulle sue forze. Una di queste sono i valori culturali e l’opera lirica”.




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