La scandalosa Mademoiselle di Chan-wook – Film


(di Francesco Gallo
(ANSA) – ROMA, 28 AGO – Scene lesbo, un po’ di violenza e una
storia tra Rashomon e il Marchese de Sade, ma anche “un
thriller, una storia di truffatori e un dramma punteggiato di
colpi di scena sorprendenti e soprattutto una storia d’amore”:
parola del coreano Park Chan-wook, regista di ‘Mademoiselle’,
già in concorso alla 69/a edizione del festival di Cannes e ora
in sala dal 29 agosto con Altre Storie. Siamo in Corea nel 1930,
durante la colonizzazione giapponese.
   
Una giovane donna, Sooke (Kim Tae-Ri) è ingaggiata come serva
di una ricca giapponese, Hideko (Kim Min-Hee), che vive in un
splendido isolamento, essendo reclusa in un immenso maniero
sotto lo sguardo tirannico dello zio Kouzuki (Jo Jin-woong) che
ha un maestoso Enfer pieno zeppo di preziosi libri pornografici.
   
Ma la giovane e bella serva ha un segreto: sta per aiutare un
furfante di mezza tacca (Ha Jung-Woo) pronto a spacciarsi per un
conte giapponese per concupire la sua giovane e bella padrona.
   
Fin qui la storia. Ma è solo l’inizio di una complicata trama
derivata dal romanzo ‘Fingersmith’ della scrittrice inglese
Sarah Waters, ma trasposta dal 1862 nella Corea degli anni
Trenta.
   
Tutto infatti cambia di minuto in minuto e le alleanze
stabilite all’inizio vengono ribaltate. E’ vero, il cattivo zio
sembra davvero un personaggio sadiano che fa leggere alla nipote
racconti erotici davanti a una platea di libertini (come accade
ne Le 120 giornate di Sodoma di De Sade). E’ che il bel conte
sembra sicuro di sé e della sua alleanza con Sooke, ma alla
fine, proprio come in Rashomon di Kurosawa, la realtà cambia e
tutti i personaggi della scacchiera diventano, di volta in
volta, buoni e cattivi. Subiscono trasformazioni impressionanti.
   
“Quando ho letto il romanzo – spiega il regista di Old Boy – mi
sono innamorato della scrittura molto dettagliata e vivida
dell’autrice. Più di ogni altra cosa – aggiunge – , ho scelto
questa storia perché le due donne al centro della storia
sembravano così interessanti. Una è una persona con un passato
oscuro e l’altra è una persona che vive in un presente
disperato, ma entrambe emanano fortissima personalità e
fascino”.
   
Centrale nel film la casa dove vive Hikedo: “La casa è uno
spazio importante – spiega Park Chan-wook -. Kim Hae-sook dice
all’inizio: ‘Nemmeno in Giappone puoi trovare una casa che
combini stili occidentali e giapponesi. Riflette l’ammirazione
del Maestro Kouzuki per il Giappone e l’Inghilterra.’ Così
quando i personaggi entrano negli alloggi in stile giapponese
devono togliersi le scarpe e quando passano per l’ala in stile
occidentale devono rimetterle.
   
“La personalità della casa è un elemento importante – ribadisce
il regista -. La stanza di Hideko si trova in un’ala in stile
occidentale, quindi dorme in un letto e vive la vita di una
signora occidentale. Al contrario, la stanza della cameriera
accanto, dove vive Sookee, è in stile giapponese, un oshiire,
una specie di armadio per riporre lenzuola. Lo spazio più
importante in termini di scenografia è la libreria. L’esterno è
un’architettura tradizionale giapponese, e all’interno c’è una
biblioteca in stile occidentale”.
   

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