Lampedusa, si teme che i migranti della Mare Jonio siano detenuti arbitrariamente nell’hostpot dell’isola



ROMA – Le 50 persone soccorse dalla Mare Jonio e condotte all’Hotspot di Lampedusa il 19 sera sono da allora trattenute all’interno della struttura. Il Progetto In Limine – il monitoraggio degli Hostpot, nato nel marzo 2018 da una collaborazione tra Asgi (Associazione di studi giuridici) Cild, Indiewatch e ActionAid, oggi ancor più utile dopo l’approvazione del Decreto 113/2018 cosiddetto “Sicurezza e immigrazione” – il 20 mattina ha inviato alla Prefettura e alla Questura di Agrigento una richiesta di informazioni circa la condizione dei cittadini stranieri presenti nell’Hotspot. In particolare, si richiedevano chiarimenti rispetto all’accesso alla protezione internazionale, alla tutela dei minori e all’eventuale privazione della liberta? delle persone presenti. Ad oggi non e? stata ricevuta nessuna risposta.

Una sorta di “detenzione clandestina”. Di fatto, i cittadini stranieri, nel corso di questi giorni, non hanno lasciato la struttura e l’ente gestore ha comunicato per via telefonica a In Limine che non sussistono meccanismi di regolamentazione in merito all’uscita e al rientro dalla struttura delle persone presenti. L’ente gestore ha infatti sostenuto che trattandosi di un Centro di primo soccorso e accoglienza i cittadini stranieri debbano essere trattenuti al suo interno. Questa situazione, che di fatto si configura come una sorta di “detenzione arbitraria e clandestina”, desta grandi preoccupazioni: l’hotspot e? percepito dall’ente responsabile della sua gestione come un centro di detenzione e le autorita? pubbliche responsabili sembrano assecondare tale visione.

Un problema sollevato già 2 anni fa. Il problema della detenzione illegittima all’interno dell’hotspot di Lampedusa era gia? stato sollevato dal Garante dei diritti dei detenuti in data 11 maggio 2017. In tale occasione il prefetto di Agrigento alla richiesta del perche? non venisse permesso alle persone di uscire dal Centro aveva risposto “se vogliono possono uscire da un buco nella rete”. In seguito, nel febbraio del 2018 il Prefetto inviava una comunicazione all’allora ente gestore con l’indicazione di dotarsi di sistemi per consentire ai richiedenti asilo di circolare liberamente. A oltre un anno da tale comunicazione, tali sistemi non sono stati adottati.

L’inviolabilità della libertà personale. Di fronte a questa allarmante situazione c’è da ricordare che la libertà personale è un diritto inviolabile, in quanto tale tutelato dalla Costituzione (art. 13) nonché da norme di diritto internazionale, tra cui l’art. 5 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. La privazione della libertà può avvenire solo sulla base di norme che ne disciplinino tassativamente casi e modi, deve essere disposta da provvedimenti scritti e motivati e deve essere convalidata dall’autorità giudiziaria competente.

Le tre diverse situazioni. Nel caso dei cittadini stranieri presenti a Lampedusa ci troviamo potenzialmente di fronte a tre diverse situazioni:

– Il trattenimento nel corso delle procedure di identificazione. Tale forma di detenzione non e? prevista da alcuna norma ed e? quindi di per se? illegittima.

– Per quanto concerne la privazione della liberta? dei richiedenti protezione internazionale all’interno dei centri hotspot questa e? prevista dall’art. 6 del D.lgs. n. 142/2015, che stabilisce che il richiedente asilo puo? essere trattenuto solo in appositi locali, al fine di determinare o verificare l’identita? o la cittadinanza e, in ogni caso, esclusivamente ove vi sia un provvedimento scritto emesso e notificato dall’autorita? competente e convalidato dall’autorita? giudiziaria.

– Per quanto riguarda i cittadini stranieri destinatari di provvedimenti di allontanamento l’unica eccezione al trattenimento presso i Centri per il rimpatrio e? contenuta nell’art. 13, co. 5-bis, del Testo Unico sull’Immigrazione. Questo prevede che in caso di indisponibilita? dei posti all’interno dei CPR tali cittadini possono essere trattenuti in strutture diverse e idonee nella disponibilita? dell’Autorita? di pubblica sicurezza solo dietro autorizzazione del giudice di pace e comunque non oltre le quarantotto ore successive all’udienza di convalida;

Lo status di adulti e minori. In base a quanto visto sopra si ritiene che la detenzione cui sono sottoposti i 36 adulti, nel centro di Lampedusa potrebbe essere illegittima, sia nella sua fase iniziale – ovvero durante l’identificazione –sia nei momenti successivi, a meno che non siano stati emessi i provvedimenti di trattenimento e non vi sia stata la relativa convalida. Per quanto riguarda i minori, la situazione è evidentemente ancora più grave. Infatti, in nessun caso i minori non accompagnati possono essere trattenuti e devono essere accolti in “strutture governative di prima accoglienza a loro destinate” e, in caso di indisponibilità di posti in tali strutture, l’assistenza e l’accoglienza devono essere garantite dal Comune. Il trattenimento ovvero la permanenza dei minori nel centro hotspot è estremamente preoccupante in quanto illegittima e contraria al principio del superiore interesse del minore.

E’ urgente conoscere lo stato delle cose “Si invitano pertanto le autorità competenti – si legge in un documento diffuso – a fornire nel minor tempo possibile informazioni sulla condizione delle persone soccorse dalla Mare Jonio, sulla messa in campo delle garanzie previste per il trattenimento e sulle misure adottate per l’immediato trasferimento dei minori. In ultimo, è indispensabile, dal punto di vista della società civile  prestare l’opportuna attenzione nei confronti delle procedure applicate alle 50 persone attualmente presenti a Lampedusa. Il tema del rispetto dei diritti e le potenziali frizioni tra diritto e prassi – conclude il comunicato – non si esauriscano con l’approdo e lo sbarco. Viceversa, è indispensabile continuare a mantenere alta la soglia dell’attenzione: va garantito il rispetto dei diritti all’interno degli hotspot e nelle delicate fasi successive”.

 


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