L’esercito degli irregolari: sono mezzo milione in crescita costante


ROMA. Sono sempre sotto i riflettori: su di loro si scrive molto, si parla ancor di più, si annunciano retate ed espulsioni di massa. Ma restano in gran parte invisibili.  Sono un popolo fantasma, che vive e lavora nell’ombra. Messi assieme, supererebbero di gran lunga gli abitanti di Bologna. Sono gli irregolari, i migranti senza permesso di soggiorno. A contarli prova ogni anno la Fondazione Ismu: nel 2018 hanno raggiunto quota 533mila e coprono l’8,7% del pianeta immigrazione. Un anno fa erano 491mila. Un esercito che il decreto Salvini promette di ingrossare ancora di più. Espellerli? Ci vorrebbero anni, considerando il passo attuale di circa settemila rimpatri annui.
 
Uno straniero ogni dieci abitanti. A scattare l’ultima fotografia, in ordine di tempo, del “pianeta migranti” è il Rapporto sulle migrazioni 2018, elaborato dalla Fondazione Ismu. I risultati: i ricercatori stimano che al 1° gennaio 2018 gli stranieri presenti in Italia siano 6 milioni e 108mila su una popolazione di 60 milioni e 484mila residenti: sarebbe stata dunque superata la soglia simbolica di uno straniero ogni 10 abitanti. In testa sempre i romeni. Rispetto alla stessa data del 2017, l’incremento della popolazione straniera è stato del 2,5%, dovuto soprattutto alla componente irregolare (+8,6%), pari a 533mila stranieri.
 
L’esercito degli invisibili. Al 1° gennaio 2018 in Italia si stima dunque che vi siano 533mila stranieri privi di un valido permesso di soggiorno (l’8,7% dei presenti a fronte dell’8,2% dello scorso anno). «La loro crescita – si legge nel rapporto – è iniziata nel 2013, quando si sono esauriti gli effetti dell’ultima sanatoria attivata l’anno prima dal governo Monti. A rilanciare tale crescita sono stati il consistente flusso di ingressi non autorizzati via mare intensificatosi a partire dal 2014, la frequente assenza di una formale richiesta di protezione internazionale e i molteplici casi di diniego».
 
I migranti senza protezione. «Nel 2017 sono state esaminate oltre 80mila domande (10mila meno del 2016) e per sei migranti su dieci è stato negato il riconoscimento di uno status legale. Nel complesso, non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione a 47.839 persone (compresi gli irreperibili). E se è vero che è cresciuto il numero di chi ha ottenuto lo status di rifugiato (l’8,5% nel 2017, contro il 5,5% dell’anno precedente), è anche vero che si è fortemente ridimensionata la protezione sussidiaria: nel 2016 era stata concessa a oltre 11mila migranti e nel 2017 a poco meno di 6mila».
 
Il calo degli sbarchi e il primato della Spagna. Nei primi sette mesi del 2018 è continuato il rallentamento degli sbarchi iniziato nella seconda metà del 2017 e che aveva portato alla fine dello scorso anno a un bilancio di 119mila persone (-34% rispetto al 2016). Non solo. Mentre nel triennio 2014-2016 i beneficiari del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) erano raddoppiati e il numero di immigrati nelle strutture di accoglienza triplicato, nel corso del 2017 il loro incremento è stato assai più contenuto: al 31 dicembre i presenti erano poco più di 180mila (a fronte dei 177mila alla fine del 2016), la maggior parte dei quali nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Inoltre, il primato degli arrivi di immigrati è passato dall’Italia alla Spagna, dove dal 1° gennaio all’11 novembre 2018 sono arrivati 55mila migranti (di cui 49mila via mare e 6mila via terra) rispetto ai 29mila giunti in Grecia e ai 22mila sbarcati fino al 19 novembre nel nostro Paese.
 
Gli espulsi dall’Italia. Il numero di persone intimate di lasciare l’Italia è rimasto contenuto e ancora di più quello di coloro che effettivamente l’hanno lasciata. Nel 2017 i primi sono stati poco più di 36mila, la maggior parte maschi (94%). I migranti effettivamente rimpatriati sono stati solo 7.045 (19,4%), di cui 4.935 in modo forzato. Tra i rimpatriati, record di tunisini (2.070 casi, per il 94% rimpatri forzati), seguiti da albanesi, marocchini ed egiziani.
 
Lavoratori, studenti e nuovi cittadini. Il salario medio degli stranieri resta inferiore a quello degli italiani del 35%. Il rapporto sottolinea anche che «a fronte di una crescita della popolazione immigrata in età di lavoro regolarmente residente, sono rimasti sostanzialmente stabili gli occupati attivi iscritti all’Inps. I dati disponibili rendono legittimo il sospetto che il lavoro sommerso coinvolga anche una quota assai consistente di questi lavoratori». Per quanto riguarda il sistema scolastico, Ismu segnala che dopo la “crescita zero” del 2015, nell’anno 2016/17 gli alunni stranieri sono tornati ad aumentare e hanno raggiunto il numero di 826mila (+11mila rispetto all’anno precedente). Le acquisizioni di cittadinanza, infine, seppure in flessione (nel 2017 sono state 147mila, 55mila in meno rispetto alle 202mila del 2016), sono destinate a persistere nel tempo: Ismu stima che nel triennio 2018-2020 i nuovi cittadini italiani saranno tra un minimo di 470mila e un massimo di 560mila, mentre nei prossimi dieci anni saranno tra 1,6 e 1,9 milioni.

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Mario Calabresi
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