Levi, l’Italia ignorante, il governo pensa ai sexy shop – Cultura & Spettacoli


MATERA – “L’istruzione e il sapere sono un’emergenza nazionale: la costruzione di queste cose parte dai libri. In un Paese come l’Italia che è indietro in tutte le classifiche europee e in cui si legge poco la lettura va sostenuta. Addirittura sono stati inseriti nel decreto crescita gli sgravi fiscali per i sexy shop. Possiamo detrarre dalle spese la palestra e molte altre cose, ma non il libro. Sono queste le priorità del Paese?”. E’ l’affondo contro il governo del presidente dell’Aie Ricardo Franco Levi, intervenuto a Matera nell’ambito del convegno “Ieri, oggi e domani. Presente e futuro del libro in Italia tra rivoluzione tecnologica e nuovi linguaggi della comunicazione” organizzato da Rai Libri. Levi ha parlato anche della nuova legge per il libro ora in discussione che, a suo giudizio, per il sostegno alla lettura “non fa nulla”, ma “alza semplicemente il costo dei libri per le famiglie e i consumatori”. Con l’abbassamento dal 15% al 5% del limite massimo di sconto applicabile, “i libri costeranno di più e se si toglie la leva del prezzo le famiglie decideranno di spendere meno. In un momento in cui i consumi traballano, si dà un colpo al mercato senza che ci sia un investimento di sostegno alla lettura e alla domanda”, ha spiegato, aggiungendo di essere pronto a dare battaglia con l’Associazione italiana editori “perché la legge venga corretta. Ma se sarà approvata il risultato sarà quello di un mercato più piccolo in cui soffriranno tutti, soprattutto i soggetti più deboli e finanziariamente meno attrezzati a sostenere la crisi”.

Comprendere le dinamiche del mercato editoriale è questione che va al di là di una mera analisi economica: il tema della lettura è fondamentale “per la crescita democratica, culturale, sociale ed economica del Paese e deve essere portato al centro dell’agenda politica”, ha ribadito Levi, ricordando che in Italia il sistema dell’editoria si regge sul “12% della popolazione, circa 5 milioni di italiani che leggono almeno un libro al mese, ma c’è un 13% che compra un solo libro all’anno: basta poco per perdere questi lettori”. Con i dati del 2018 alla mano, il presidente, pur ribadendo che quella del libro è “la prima industria culturale in Italia, con un fatturato in lieve crescita, che ammonta a circa 3 miliardi di euro”, ha affermato che “siamo su una lastra sottile di ghiaccio perché questa industria ha base fragile”. I numeri relativi all’andamento del mercato dal 2010 al 2019 sono chiari: “Non siamo ancora riusciti a recuperare i dati registrati precedentemente alla crisi, ossia i valori del 2011. I poco più 3 miliardi di stima del fatturato del 2019 sono sotto ai 3,25 miliardi di euro del 2011”.

Non manca, comunque, qualche nota positiva: l’aumento “della vendita all’estero dei diritti per le esportazioni di opere italiane” e poi la partecipazione dell’Italia come “paese ospite d’onore alla grande fiera del libro di Parigi nel 2021 e alla Buchmesse di Francoforte nel 2023”. Interessante anche il rapporto proficuo che lega la fiction tv al consumo letterario: “Le serie tv tratte da opere letterarie aiutano i lettori ad appassionarsi non solo ai libri ma a tutto il mondo che vi ruota intorno, dalle librerie agli store online”, ha proseguito, aggiungendo che i prodotti audiovisivi hanno un concreto effetto, come ha dimostrato per esempio “L’amica geniale, in libreria nel 2011, che in corrispondenza con la serie nel 2018 ha avuto un picco di vendita”. La stessa cosa è accaduta con altri prodotti Rai, come “Il nome della rosa” o come la serie di Montalbano. I libri resistono bene, anche rispetto all’e-book: “L’e-book non ha ucciso la carta, è solo un segmento significativo del mercato, che vale il 5 o 6%”. Il mondo del libro vive dunque “con vivacità l’innovazione tecnologica, non ne ha paura. Anche Amazon è partito dai libri e non è un caso” ha aggiunto. “Il libro poggia su un pubblico di fedelissimi, ma il nostro Paese è largamente ignorante”, ha concluso, “se non eleviamo il livello istruzione scivoleremo sempre più in basso.
    Abbiamo bisogno di istituzioni che conducano il Paese, la politica deve farsi carico del tema del sapere”. 




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