Libertadores, River contro la Conmebol: “Non giocheremo al Bernabeu”


ROMA – Non è finita e chissà se, quando e dove si giocherà la finale di ritorno della Coppa Libertadores, la Champions League sudamericana. La Conmebol ha stabilito che si giochi al Santiago Bernabeu di Madrid e mentre il Boca chiede che gli venga assegnata la vittoria a tavolino, il River oggi, con un comunicato ufficiale, si oppone alla decisione di giocare all’esterno e non al Monumental la sfida decisiva. I Millonarios contestano la decisione della Federcalcio sudamericana presa dopo quanto accaduto lo scorso 24 novembre, con l’assalto al pullman del Boca, gli incidenti e i feriti tra i giocatori “Xeneizes”.

Secondo il documento firmato dal presidente Rodolfo D’Onofrio e dal segretario del River, Ignacio Villaroel, la responsabilità di quanto accaduto è delle forze dell’ordine “così come ammesso dalla Conmebol”, inoltre il club sostiene che giocare all’estero significa “snaturare la competizione che deve disputarsi in Sudamerica e con squadre di federazioni affiliate alla Conmebol”, aggiungendo che non ci sarebbero più le “condizioni di parità previste dal regolamento, visto che non potremmo usufruire del fattore campo”.

Inoltre il River sottolinea che sabato 66mila tifosi “hanno atteso pazientemente al Monumental per otto ore che si disputasse la partita, tornando allo stadio il giorno successivo e adesso, a questi stessi tifosi, si nega senza motivo la possibilità di assistere all’evento considerando la sede e i costi per il viaggio”. Non è tutto perchè il River Plate considera “incomprensible che il “Clasico” più importante del calcio argentino non possa disputarsi normalmente nello stesso Paese che in questi giorni ospita il G20. Il calcio argentino e la Federcalcio (AFA) non possono, nè devono permettere, che un manipolo di violenti possa impedire lo svolgimento del Superclasico nel nostro paese”.


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Mario Calabresi
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