L’Italia misteriosa in un Atlante – Libri


FRANCESCO BONGIORNI E MASSIMO POLIDORO, ATLANTE DEI LUOGHI MISTERIOSI D’ITALIA (BOMPIANI, PP 157, EURO 25,00). Luoghi insoliti, misteriosi, sorprendenti come la “salita in discesa” di Martina Franca, la Cattedrale vegetale ai piedi del Monte Arera, la Porta magica di Roma e Musinè (il Monte dell’Asino) verso la Val di Susa, considerato la montagna degli Ufo. Località magiche, enigmatiche, magari a due passi da casa nostra, di cui in tanti casi ignoriamo l’esistenza, tutte da scoprire e che aprono alla meraviglia delle narrazioni che le accompagnano. A spingerci verso questo viaggio inedito è l'”Atlante dei luoghi misteriosi d’Italia” di Massimo Polidoro, scrittore e divulgatore, presenza fissa a ‘Superquark’, con le illustrazioni di Francesco Bongiorni. Il volume, pubblicato da Bompiani, arriva nelle nostre librerie il 31 ottobre. Andando a scovare dimore impossibili, oggetti stravaganti, castelli, isole, musei, strani personaggi e animali come il tatzelwurm, una specie di rettile delle Alpi, si trovano storie di ogni tipo. “Alcune vere e verificabili; altre verosimili; altre ancora del tutto false, ma credute vere per tanto tempo e dunque doppiamente affascinanti” spiega Polidoro.
    Dall’Italia Nord-Occidentale a quella Insulare, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, il volume, accompagnato da illustrazioni tra pittura e fumetti, ci porta in una via anonima, senza sbocco, che si trova percorrendo la statale 172 da Taranto a Martina Franca. Qui al chilometro 59, in località Ormini, svoltando a destra ci si trova in una strada in discesa dove la forza di gravità sembra non funzionare più, per cui un auto in folle sale verso l’alto. La stessa cosa accade anche lanciando una palla o un sasso che invece di scendere risalgono la pendenza. Le ipotesi sono tante e c’è chi parla addirittura di una base extraterrestre nascosta nel sottosuolo. Quello che è certo, fa notare l’autore, è che “non si tratta di un fenomeno magnetico”.
    Ci sono voluti 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6000 metri di rami di nocciolo, uniti da legno flessibile, picchetti, chiodi e corde intrecciate per costruire la Cattedrale vegetale che sorge in provincia di Bergamo, ai piedi del monte Arera.
    “Gioco coi rami” diceva il suo autore, l’artista Giuliano Mauri, morto nel 2009, che ha costruito con i rami, ricorda Polidoro, “palazzi da fiaba, ponti profumati ed edifici vegetali. Opere stupefacenti, integrate nel ciclo naturale e, di conseguenza, destinate a scomparire”. Restando in Lombardia, ecco Consonno, la Las Vegas fantasma della Brianza. E a Milano, “che ci fa – si chiede l’autore del libro – nella rinascimentale Cappella Portinari, collegata alla Basilica di Sant’Eustorgio, il blasfemo dipinto di una Madonna con le corna?”.
    Il Piemonte ci regala la Sacra di San Michele, sul monte Pirchiriano, a 962 metri d’altitudine, un eremo la cui origine è avvolta nel mistero, che servì come modello a Umberto Eco per l’ambientazione de ‘Il nome della rosa’. E poi via alla scoperta del cavallo d’oro nel sottosuolo di Novara, dell’antro della Sibilla Cumana in Campania della quale Trimalcione raccontava: “a certi maschietti che le chiedevano ‘Sibilla , che vuoi?’ lei rispondeva: ‘Morire, voglio'”. Leggenda vuole che ogni cinque anni, il 21 giugno, torni a farsi sentire al Castello di Montebello di Torriana, in provincia di Rimini, il fantasma di Azzurrina, una bambina albina scomparsa appunto il 21 giugno del 1375. Una leggenda di cui non ci sono tracce, ne riferimenti bibliografici fino al 1989, “quando il castello venne aperto al pubblico a pagamento”, sottolinea l’autore del libro. E c’è un fantasma, ma questa volta di una volpe, anche nel Castello di Strozzavolpe nei pressi di Luco, nel comune di Poggibonsi. In questo “Grand Tour dell’Italia più insolita e nascosta, accessibile a tutti e capace di regalare momenti di meraviglia, sorpresa, sconcerto e divertimento” ci sono palazzi maledetti come Ca’ Dario a Venezia, sepolcri leggendari come quello dei re Magi a Milano o di Dracula a Napoli. E che dire della leggenda di Re Artù che, a sorpresa, ha lasciato il suo segno a Chiusdino, in provincia di Siena, dove è conservata una spada conficcata nella roccia forse appartenuta a Galvano, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda. (ANSA).
   




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