Machu Picchu, lotta con turismo di massa – Arte


(ANSA) – ROMA, 22 MAR – ”Per noi essere lì è sentirsi
osservati. Non sei tu che guardi le montagne, sono loro che
osservano te”. Quarant’anni tra quegli scavi e quelle vette,
Fernando Astete non è solo l’antropologo storico direttore del
sito più iconico di tutto il Perù. Per tutti è ”il guardiano di
Machu Picchu”, il santuario patrimonio Unesco adagiato nella
bellezza mozzafiato delle Ande amazzoniche. Da un mese in
pensione è in questi giorni in Italia, ieri a convegno alla
Curia Iulia al Foro di Roma, oggi al Mudec di Milano, a
raccontare l’eterna lotta tra luoghi di bellezza e turismo di
massa. ”Dal primo gennaio siamo ricorsi a nuovi percorsi ed
entrate a orari”, dice, per garantire la sopravvivenza di ”un
luogo sacro, prima ancora che storico, costruito per 400
residenti e massimo 1.500 persone riunite contemporaneamente, ma
che oggi arriva fino a 6 mila visitatori al giorno”. Dopo aver
mappato 37 mila ettari del sito, scoprendo strade e costruzioni,
”ho ancora una domanda: perchè gli Inca costruirono proprio
lì?”

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