Marie Colvin, guerra, cronaca e coraggio – Film


“Non è importante quale esercito compia l’attacco, quello che conta è il costo umano delle persone”. Era una delle convinzioni di Marie Colvin, grande inviata di guerra del Sunday Times, che a 56 anni è rimasta uccisa da un attacco a Homs in Siria, voluto probabilmente da Assad, di cui la giornalista aveva appena rivelato il bombardamento indiscriminato sulla popolazione civile. Rosamund Pike si cala in modo straordinario nei panni della reporter in A Private War, esordio nel cinema di fiction del documentarista nominato all’Oscar Matthew Heineman, con un cast che comprende Jamie Dornan, Stanley Tucci e Greg Wise. Il film, passato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, arriva in sala il 22 novembre con Notorious.

    Heineman, che nel suo ultimo documentario City of Ghosts, aveva dato voce proprio a un gruppo di giornalisti di guerra che esponevano gli orrori dell’Isis, riesce ad unire il ritratto tra pubblico e privato di Marie Colvin a un racconto estremamente efficace tanto a livello visivo, che emotivo delle zone di guerra. Dallo Sri Lanka, dove nel 2002, la giornalista, colpita dalla scheggia di un razzo, perde l’uso dell’occhio sinistro, che copre da allora con una benda nera, all’Iraq, dall’Afghanistan alla Siria.

    La donna che conosciamo attraverso il film è coraggiosa al limite dell’incoscienza, con un profondo senso etico, generosa, spiritosa, fortemente empatica verso gli altri, ma anche tormentata, perseguitata dagli incubi che cerca di dimenticare con l’alcool, vittima del disturbo post traumatico da stress. Un carico di dolore che avrebbe portato molti altri a rinunciare alla prima linea, non lei.

    Rosamund Pike si presta al ruolo con un’immedesimazione al limite del mimetismo (le loro voci sono praticamente uguali). “Non assomiglio molto a Marie. Sono più giovane di lei, non sono americana – spiega l’attrice nelle note di produzione -. C’erano molte cose che mi remavano contro. Ma lo volevo davvero fare. entrata nella mia anima in qualche modo”. Pur non avendo la sua stessa passione o “il suo coraggio – aggiunge – so cosa vuol dire avere una vocazione che ti porta fuori dalla vita reale”. Per Heineman, Marie Colvin “era unica nel suo genere – talentuosa, coraggiosa, forte, divertente – ma ha anche combattuto contro i suoi demoni, come tutti noi”. Il regista non voleva “mostrarla come una santa né come un’eroina. Volevo mostrare il lavoro incredibile che ha fatto, ma anche gli effetti che questo ha avuto su di lei”.
   




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