Marion Cotillard, madre assente in Angel Face – Film


Opera prima di una regista tanto ambiziosa quanto dotata di uno stile immediatamente riconoscibile, ‘Angel Face’ di Vanessa Filho è stato uno dei titoli più attesi all’ultima edizione del Festival di Cannes (Un Certain Regard) ed esce il 25 ottobre nelle sale italiane, distribuito da Sun Film Group.

Va subito detto che più del talento della regista, l’attesa era per l’interpretazione del premio Oscar Marion Cotillard che sempre più spesso mette la sua celebrità al servizio di autori emergenti e opere difficili. Il risultato finale è contraddittorio e merita uno sguardo più da vicino fuori dal clamore festivaliero. Vanessa Filho è una “debuttante di lungo corso”: la sua prima prova dietro la macchina da presa risale al 2002 quando girò il medio metraggio “Primitifs”.

Da allora ha frequentato i set francesi con discreta regolarità in svariati ruoli tecnici e imparando il mestiere come aiuto-regista o regista della seconda unità. Per il suo autentico debutto ha scelto una china scivolosa e difficile, ovvero il rapporto psicologico tra una madre tanto affettiva quanto sconsiderata e una figlia tanto saggia quanto fragile e imprevedibile. In una cittadina francese della Costa vivono in simbiosi Marlene e sua figlia Elli, otto anni. La donna cerca in ogni modo di sentirsi madre, ma il richiamo dell’affetto e l’assenza di un uomo (il pare di Elli è scomparso alla nascita della bambina) la portano presto alla scelta estrema di eclissarsi, inseguendo un nuovo, forse impossibile, amore.

Così la scena diventa tutta di Elli che, se a scuola continua ad essere diligente e attenta, mostra però ai suoi coetanei tutta la sua fragilità, cerca la fuga nell’eccesso e nell’alcool e conforto in un adolescente taciturno e a sua volta incerto sul futuro. La forza del racconto sta, in verità, molto più su di lei che sulla madre, destinata a cedere il passo a una bambina di eccezionale comunicativa e forza espressiva. La giovanissima Ayline Aksoy-Etaix è talmente convincente ed emotivamente pressante che c’è da domandarsi come la sua regista abbia fatto per ottenere tanta verità senza influire (involontariamente) sulla formazione psicologica di una bambina.

Il risultato comunque lascia talvolta senza fiato e porta Angel Face a un grado di credibilità che invece cede un po’ in altri passaggi della sceneggiatura. Nonostante recensioni contraddittorie e un box office più che normale, il film ha il grande merito di affrontare più di un tema di cocente attualità con taglio personale e senza risposte prevedibili o consolatorie. L’alcolismo tra i giovanissimi, la crudeltà “innocente” dei piccoli compagni di Elli, la disperazione di una donna ancor giovane (la madre) che non riesce ad essere madre come invece vorrebbe, la disgregazione di un mondo provinciale apparentemente quieto e tradizionale sono altrettante frecce all’arco di Angel Face. Ciò che forse viene a tratti meno è la tensione narrativa della sceneggiatura che, una volta impostati i personaggi, si affida troppo alla sola intensità delle interpreti in una pellicola tutta al femminile, sull’onda di un cinema del riscatto della donna, anche quando le protagoniste sono tutt’altro che eroiche. Certo, se si evocano confronti con altri titoli consimili come “Florida Project”, il tono scelto da Vanessa Filho può apparire fin troppo tradizionale. Ma resta la sensazione di un ritratto “a specchio” della femminilità in cui dominano il senso dell’abbandono e la fragilità. Da vedere.
   




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