Menasse e l’Europa tra nazioni e unione – Libri


(di Paolo Petroni)
(ANSA) – ROMA, 26 MAG – ROBERT MENASSE, ”UN MESSAGGERO PER
L’EUROPA” (SELLERIO, pp. 180 – 16,00 Euro – Traduzione di
Simone Buttazzi)
Si considerano i successi, sul piano economico e sociale,
come risultato del proprio lavoro, mentre la crisi appare come
il fallimento del lavoro altrui. La realtà è che se le cose non
vanno la colpa è del contesto generale e allora si può capire
che se il crescente desiderio di sovranità nazionale è
comprensibile sul piano umano non significa naturalmente che sia
anche ragionevole. E’ la prima di una serie di risposte e
notazioni che Robert Menasse, saggista e studioso austriaco
della realtà europea, ha selezionato partendo dalle domande che
più spesso gli vengono rivolte dal pubblico quando partecipa a
incontri nei vari paesi, anche in seguito alla pubblicazione (in
Italia da Sellerio) del suo interessante e ben congegnato
romanzo ”La capitale”, ambientato a Bruxelles e nato per
mettere in luce con fiducia sul futuro europeo quel che non va
assolutamente oggi nel governo della UE, di cui tutti siamo
partecipi e di cui sfruttiamo i molti vantaggi, ma di cui
tendiamo a non sentirci responsabili.
Questo accade, pare, anche perché si parla molto oggi di ciò
che va male e si dimentica quanto progresso e benessere, quanto
riparo e sostegno abbiamo avuto dall’essere tutti assieme.
   
”Soprattutto in tempi di crisi economica, le nazioni sviluppano
dinamiche aggressive. Lo vediamo anche nell’insulso risentimento
che la Germania prova nei confronti dei greci e viceversa. E
alla fine del processo, quando i cosiddetti interessi nazionali
non possono più essere difesi politicamente, si tenta di imporli
con la violenza. E l’esperienza storica dimostra come ciò non
possa durare al lungo e al contempo produca solo tantissima
miseria”, per non parlare di ciò che sta accadendo in Gran
Bretagna che davanti ai problemi ha deciso di mettersi fuori dal
gioco. Menasse parla un po’ di tutto, dalla moneta unica che non
si è riusciti a gestire a un livello politico sovranazionale,
rendendo difficile affrontare la crisi, alla Commissione Europea
che va legittimata facendo sì che venga eletta
dall’Europarlamento e non dai governi nazionali perché abbia
potere e autorità, solo per citare alcuni degli argomenti
criticamente affrontati in queste pagine.
Il volumetto vuole aiutare a ripercorrere e capire le
ragioni storiche del progetto europeo , alla luce del quale
superare lo stallo attuale e creare qualcosa di nuovo, invece di
riprodurre sempre l’esistente anche per una realtà diversa.
   
Bisogna quindi che le politiche degli stati nazionali acquistino
appunto una visione collettiva europea, senza rinunciare alla
propria identità, che è altra cosa. Manasse lo fa poi con il suo
linguaggio semplice, puntuale e spigliato, che argomenta come se
fosse in dialettico contraddittorio col lettore. Insomma, questo
”Un messaggero per l’Europa” direi che è da leggere come
appendice del suo romanzo, per andare al fondo delle cose e
cercare di capirle veramente, al di là delle apparenze e e
dell’istinto a difendersi e rinchiudersi nel proprio egoismo,
che come è chiaro restringe le possibilità di migliorare e non
le allarga. Insomma, bisogna pretendere molto di più
dall’Europa, ma bisogna anche essere disposti a dare, a aprirsi
e partecipare.
   

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