Mercosur, l’ accordo con l’UE sacrifica l’Amazzonia per il commercio: liberalizzazati dazi, pesticidi, OGM, copyright, eccellenze alimentari



ROMA – La foresta amazzonica rischia di essere sacrificata sull’altare del commercio internazionale, dopo che Unione europea e Mercosur sono giunti ad una sintesi del negoziato ventennale per un accordo di libero scambio di dimensioni inedite. Il trattato coinvolgerà, oltre ai 28 paesi dell’Unione, il gruppo composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, riuniti nel mercato comune dell’America meridionale. L’accordo, che ora attende la ratifica del Parlamento europeo, del Consiglio e dei Parlamenti nazionali, copre una pletora di settori: dalle tariffe alle regole d’origine, dalle barriere tecniche al commercio alle misure sanitarie e fitosanitarie, dagli appalti pubblici alla proprietà intellettuale. Termini tecnici, che tuttavia definiscono una materia molto concreta: le liberalizzazioni riguarderanno, oltre ai dazi, le regole sui pesticidi e gli OGM, la proprietà intellettuale e la tutela delle eccellenze alimentari.

Un doppio smacco per il Pianeta. Su Twitter, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha esultato per un accordo che definisce “storico”. “La nostra squadra, guidata dal Ministro Ernesto Araujo – ha detto il leader brasiliano – ha appena concluso l’accordo Mercosur-Ue, che era in negoziazione senza successo dal 1999. Sarà uno degli accordi commerciali più importanti di tutti i tempi e porterà benefici enormi alla nostra economia”. Dall’altra parte dell’Atlantico, Juncker ha parlato di ‘grande notizia per le aziende’ e di ‘risultato positivo per l’ambiente e i consumatori”.   Di diverso avviso Fern, organizzazione europea per la tutela delle foreste. Secondo l’attivista Perrine Fournier “vent’anni di negoziati tra l’Unione europea e il blocco commerciale sudamericano hanno portato a un accordo che avrà conseguenze devastanti per il clima. Un doppio smacco per il Pianeta, perché aumenterà la deforestazione e la produzione di auto inquinanti”.

Gli obiettivi dei due blocchi. Sono principalmente due: il Mercosur punta ad incrementare le esportazioni di carne bovina di circa il 30% – previsto un contingente agevolato di 99 mila tonnellate annue – e altri prodotti agricoli verso l’Unione europea, alimentando un settore che si colloca al primo posto fra le cause della distruzione dell’Amazzonia. L’Europa, dall’altra parte, sotto la spinta decisiva della Germania (con il supporto di Spagna e Portogallo), avrà in cambio un’apertura dei mercati alle auto di grossa cilindrata, specialmente grandi fuoristrada (SUV), che ora subiscono una tariffazione del 35%. Altri beni che viaggeranno più speditamente verso l’America latina sono i macchinari (oggi tassati del 20%) e i prodotti chimici (che attualmente affrontano un sovrapprezzo del 18%) . In tutto l’Ue promette di risparmiare 4 miliardi annui di dazi sulle esportazioni e di aprire ai suoi investitori un mercato di 260 milioni di persone.

Ma a quale prezzo? Nelle dichiarazioni pubbliche della Commissione, gli accordi commerciali avrebbero dovuto promuovere lo sviluppo sostenibile e i diritti umani. Tuttavia, restano dubbi su quale sorte avranno queste promesse, poiché la società civile denuncia la mancanza di clausole vincolanti e di sanzioni per le violazoini. I due paesi sono determinati a raggiungere un incremento degli scambi di prodotti ad alto impatto come carne bovina e pollame, latte, soia OGM per mangimi ed etanolo derivato dalla canna da zucchero, in diretta competizione con le produzioni europee ma senza chiari paletti sul consumo di suolo, la deforestazione, il rispetto dei diritti delle comunità indigene.

Una competizione sleale. “Parlare di ambiente e diritti senza chiedere regole economiche che ne sostengano la protezione non ha senso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della campagna Stop TTIP/Stop CETA, che si batte da anni contro l’approvazione di trattati commerciali privi dei necessari contrappesi per la garanzia di diritti umani, sicurezza alimentare e clima – Se i movimenti ambientalisti nazionali non assumeranno una iniziativa più forte rispetto a dispositivi come questo che, con la scusa della crisi italiana e del successo di un pugno d’imprese esportatrici, minaccia l’Amazzonia e avalla una competizione sleale nei confronti dei nostri produttori di qualità e dei nostri territori, tutte le richieste di contenimento delle emissioni rimarranno pura utopia. Questo accordo spinge le esportazioni di automobili e agricoltura intensiva: due delle attività più climaltiranti. Il resto rimarranno soltanto promesse e impegni mancati”.

Bolsonaro ha smantellato le protezioni ambientali. Da quando ha assunto la carica di presidente, infatti, Bolsonaro ha smantellato le protezioni ambientali, lasciato impunite le incursioni di bande violente sulle terre dei popoli indigeni e alimentato con le sue politiche una crescita esponenziale del tasso di deforestazione in Amazzonia, certificato dall’Agenzia spaziale brasiliana. Francia, Irlanda, Belgio e Polonia hanno espresso la propria contrarietà al trattato, preoccupati che l’invasione del mercato europeo da parte dei prodotti agricoli e alimentari provenienti dal Brasile – che ha un sistema di rintracciabilità molto carente – possa colpire irrimediabilmente i piccoli e medi produttori e mettere a rischio i consumatori. L’Italia ha mantenuto un sostanziale silenzio, rotto solo dal sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo, secondo cui il progetto politico di Bolsonaro è osservato dal nostro paese “con molto interesse, visto che le due economie sono assolutamente complementari”.

Il settore agricolo non è merce di scambio. Intanto Coldiretti si schiera nettamente contro l’accordo Ue-Mercosur: “In Brasile, dall’inizio dell’anno, sono stati approvati 211 pesticidi, molti dei quali sono vietati in Europa. Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto economico, occupazionale e ambientale”. Ancora più duro Olivier de Schutter, ex relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, che definisce il trattato “un insulto a tutti i giovani che hanno marciato per il clima, e ai difensori dei diritti dell’uomo e dell’ambiente in Brasile. Il Parlamento europeo deve mettere il veto. Esigiamo coerenza tra il commercio e i valori che l’Ue pretende di incarnare”.


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