Messico, le carovane dei migranti centroamericani raggiungono Tijuana: molte le richieste d’asilo e le deportazioni


CITTA’ DEL MESSICO –  Sono state cinque da ottobre fino ad ora le carovane migranti che hanno attraversato il Messico con destinazione gli Stai Uniti. Le immagini della folla brulicante sul ponte che unisce Messico e Guatemala sono diventate virali, testimonianze di quello che è stato considerato come un vero e proprio “esodo biblico”, per l’eccezionale numero di persone rispetto alle carovane precedenti. Una situazione che ha portato il nuovo governo di Lopez Obrador a non poter voltare la testa davanti al fenomeno della migrazione centroamericana: punto più alto dell’agenda bilaterale tra Stati Uniti e Messico, da quando i 6.000 centroamericani sono arrivati nella città di confine di Tijuana, in fuga dalla violenza e dalla povertà nei loro Paesi, molti con l’intenzione di chiedere asilo negli Stati Uniti.

Le risposte politiche degli USA e Messico. La risposta politica di Trump, come prevedibile, non si è fatta attendere: alla violenza verbale si è aggiunta quella marziale, con un notevole dispiego di forze militari lungo il confine, sorvegliato dalle truppe dell’esercito mandate per arrestare i migranti. Così, il Messico sta cercando di rispondere con politiche mediatrici, che però lasciano sospettare comunque una dipendenza dalle esigenze dei vicini nordamericani. Il riferimento è al piano “Quédate en Mexico“, che sembra assecondare il desiderio di esternalizzazione, almeno in parte, dei servizi d’asilo statunitensi, trasformando così il Messico in un grande filtro di persone migranti. Il progetto prevede che i richiedenti asilo centroamericani negli Stati Uniti attendano la decisione in merito al loro caso in territorio messicano. Oltre a ciò, il nuovo ministro degli Esteri messicano è volato a Washington la scorsa settimana per proporre un piano di sviluppo da 20 miliardi di dollari per fare dell’America centrale un posto dove le persone dovrebbero teoricamente rimanere anziché fuggire. Il piano, rinominato significativamente “Piano Marshall”, destinerebbe tre quarti dei fondi stanziati alla creazione di posti di lavoro e alla lotta alla povertà. Il resto sarebbe destinato al controllo delle frontiere ed al rispetto delle leggi migratorie.

La denuncia di Amnesty International al governo messicano. “Le autorità messicane non dovrebbero adottare lo stesso approccio di Trump, trattando le persone come una minaccia per la sicurezza. Queste famiglie meritano dignità e rispetto per garantire che nessuno venga deportato illegalmente. Stiamo parlando di persone possibilmente esposte a situazioni in cui rischiano la vita”, ha detto Erika Guevara Rosas, direttore di Amnesty International in America, che aggiunge: “le autorità messicane devono rispettare la legge internazionale e identificare i bisogni di ciascun membro della carovana, evitando la detenzione di migranti soprattutto dei bambini”. Il recente rapporto di Amnesty International denuncia il governo messicano di non rispettare i diritti delle persone bisognose di protezione internazionale; un gruppo di persone intervistate dall’organizzazioni umanitaria, detenute dalle autorità messicane per l’immigrazione, non era stato informato della possibilità di chiedere asilo in Messico.

La situazione presente. La maggioranza delle persone migranti di questo “esodo” si trovano ancora a Tijuana, in strutture di accoglienza temporanee, spesso inadeguate e stanno cercando di fare domanda d’asilo negli USA. Irineo Mujica, leader della ONG Pueblos sin Fronteras, ha organizzato alcune carovane passate. Infatti, l’organizzazione aveva creato la Via Crucis del Migrante 2017, una carovana che anche in quel caso aveva creato scompiglio soprattutto nel governo di Trump. In questo caso, Pueblos Sin Fronteras assiste le persone migranti arrivate in Messico ed esorta le autorità a facilitare le procedure per richiedere all’asilo.
“Chiediamo all’amministrazione Donald Trump di lasciare entrare almeno 300 persone al giorno, perché il numero dei richiedenti asilo è troppo alto”, ha detto Irineo Mujica.


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Mario Calabresi
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