Milan, altri problemi per Yonghong Li: passaporto ritirato



MILANO – Yonghong Li iniziò la sua misteriosa avventura da presidente del Milan alla vigilia di un derby: la stracittadina di ritorno del campionato 2016-17. Adesso, nella settimana che precede un altro derby, dalla Cina arriva una notizia che conferma la fondatezza dei dubbi che hanno accompagnato fin dall’inizio l’acquisto del club rossonero da parte del nebuloso imprenditore cinese.
 
PASSAPORTO RITIRATO – Secondo quanto riporta il portale economico Sohu Finance, il Tribunale di Hubei ha emesso un provvedimento ristrettivo nei confronti di Yonghong Li: la corte ha previsto la chiusura delle linee di credito e il ritiro del passaporto. Il motivo della decisione è da rintracciare nella mancata restituzione di un prestito di 60 milioni di yuan (pari a 7.5 milioni di euro) a una società finanziaria della provincia di Hubei. Il prestito non è legato all’acquisto del Milan, ma alle precedenti attività imprenditoriali di Yonghong Li. La transazione infatti risale al 2014. A questo punto Li, oltre ai 7.5 milioni, dovrebbe pagare una penale pari a 1.5 milioni per la mancata restituzione del debito. Questa notizia conferma le voci di una posizione debitoria enorme di Yonghong Li in Cina. Finora, oltre a una serie di problemi con le autorità di controllo cinesi, era emersa nel dettaglio la vicenda relativa all’inadempimento con Teamway International Group di Hong Kong, in queso caso per un debito di circa 8.3 milioni di dollari contratto per la Rossoneri Sport dell’ex colonia britannica.
 
DUBBI SUI CONTROLLI – La vicenda fa tornare d’attualità l’efficacia dei controlli delle autorità sportive italiane al momento dell’acquisto del Milan da parte di Yonghong. Una situazione che era stata segnalata già nella primavera del 2016 di fronte alle modalità del closing e alla difficoltà a reperire informazioni sulle attività imprenditoriali del compratore del Milan. Ne ha parlato oggi il direttore generale della Figc, Michele Uva, durante la presentazione del bilancio integrato della Federazione: “Doveva controllare la Lega Serie A, non la Figc. La Federazione, che ha predisposto le norme per la verifica di questo passaggio, non può interferire sulla cessione delle quote di società di calcio”.

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Mario Calabresi
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