Milan, figuraccia e polemiche. Ancora una beffa senza il var


ATENE – La beffa è doppia. L’Europa League è l’ultimo torneo che ancora resiste all’introduzione del Var, ormai prossima anche in Champions (dagli ottavi di finale, mentre in Europa League arriverà soltanto in finale e poi dal 2020-21). Il Milan, che non ha potuto ricorrere al genietto Suso in tribuna per un guaio muscolare e si è accorto di nuovo nella maniera più cruda della sua importanza, ha pagato a carissimo prezzo l’assenza dei videossistenti arbitrali. Gli era successo anche nella scorsa edizione della sorella minore della Champions, quando a Londra contro l’Arsenal l’arbitro svedese Jonas Eriksson premiò col rigore un tuffo di Welbeck, sotto gli occhi di Ivan Gazidis, all’epoca ad del club londinese. Ma stavolta il duello con l’Olympiacos non era affatto impari. Da neo ad rossonero, Gazidis ha visto dal vivo anche la topica dell’arbitro francese di Lorena Benoît Bastien, professore di educazione fisica in aspettativa, che ha deciso di punire con un altro rigore inesistente una molto presunta trattenuta di Abate su Torosidis: il conseguente 3-1 di Fortounis, a 10′ dalla fine, è diventato decisivo. Leonardo, da dirigente infuriato, ha sottolineato appunto l’iniquità tecnologica.

IL TRIONFO DI MARINAKIS – Bastien ha sbagliato anche sul corner dell’1-0, che era stato toccato di mano dal battitore prima del passaggio a un compagno. Leonardo ha denunciato questa e altre situazioni non regolamentari nello stadio Ksraiskakis, infuocata tana del club del potente armatore greco Evangelos Marinakis: i palloni lanciati in campo in continuazione per perdere tempo, il clacson che disturbava il gioco, il pubblico che stazionava troppo vicino al campo in aree che gli erano vietate, come dimostra l’invasione massiccia al fischio finale. Resta, però, l’eliminazione: un epilogo che il Milan avrebbe potuto e dovuto evitare, anche perché lo priva del palcoscenico internazionale, utile al rilancio d’immagine e di prestigio, dopo il quinquennale esilio dalla Champions.

CRITICI SCATENATI – Lo ha ammesso subito Gattuso, con lucidità estrema. Non erano molte le combinazioni di risultati sfavorevoli al Milan, che in casa dell’Olympiacos avrebbe dovuto e potuto evitare di perdere per 3-1 una partita controllata nel primo tempo, quando due occasioni sbagliate da Higuain e Cutrone gli hanno impedito il legittimo vantaggio, e smarrita nella ripresa, con troppe leggerezze difensive e altrettante svagatezze in attacco, al di là del clamoroso fallo di battuta sul corner, condonato ai greci, e del rigore regalato. Ora l’imprevista eliminazione dall’Europa League – che era la strada alternativa al campionato per raggiungere la Champions, rimane soltanto un piazzamento tra le prime 4 e sfuma il sogno del derby europeo con l’Inter – fa tornare di colpo le lancette indietro di un mese e mezzo: dal carro di Gattuso sono scesi subito i molti critici ondivaghi, pronti a cambiare idea a seconda del risultato.

LE FRECCIATE DI SALVINI – Le loro accuse non tengono conto del fatto che da quasi due mesi l’allenatore è privo in media sempre di 5 titolari a partita, eppure la squadra è in zona Champions e avrebbe potuto resistere  nella coppa minore, in cui sono arrivate Napoli e Inter. Niente derby in Europa League, niente tentativo di accedere alla Champions direttamente, provando a vincere la coppa minore, che quest’anno è frequentata da avversarie come Chelsea e Arsenal e da febbraio vedrà aggiungersi alle candidate Napoli e Inter. La delusione nello spogliatoio rossonero è stata enorme. Il ministro dell’interno Salvini, in trasferta ad Atene col figlio per un’intera giornata infrasettimanale e con la scorta, non ha mancato di affondare il dito nella piaga, blandendo soltanto gli ultrà, con evidente intento elettorale.

L’ONESTA’ DI GATTUSO – Gattuso, come già dopo le critiche del ministro per il pareggio dell’Olimpico con la Lazio, gli ha replicato con una sincera autocritica, ma senza indietreggiare davanti al potente: “Salvini? Mica ce lo deve dire lui che è stata una figuraccia, lo sappiamo. Abbiamo deluso milioni di tifosi e chiediamo scusa a tutti loro, non soltanto a Salvini. Ce ne assumiamo le responsabilità”. L’allenatore è stato autocritico anche sul cambio di Cutrone, uscito sull’1-2 per fare posto a Laxalt, lasciando però intendere come non sia stata certo questa sua decisione tattica a indirizzare l’esito della partita: “Ho sbagliato le sostituzioni, mi assumo le responsabilità. Ma è troppo facile parlare da fuori”. È abbastanza facile anche concludere che la rosa, in emergenza, non offre alternative in attacco per rimediare alle situazioni complicate. E che ogni assenza di Suso si rivela pesantissima.

ÇALA E HIGUAIN FLOP – Gattuso è stato spietato nell’analisi: “È un dato di fatto che abbiamo subito qualche ingiustizia, sul corner in cui il pallone del tiratore è stato toccato di mano e sul rigore inesistente. Ma non credo al complotto. Cadiamo nelle provocazioni, ci addormentiamo: otto occasioni da gol e poca cattiveria. Non doveva succedere: siamo più squadra e giochiamo meglio dell’Olympiacos. Ma ci manca malizia ed è giusto che andiamo a casa. Non voglio depressione o alibi, dobbiamo rivedere questa partita e leccarci le ferite. In un ambiente come questo per un’ora avevamo gestito bene, ma evidentemente non siamo ancora cresciuti sul piano della furbizia”.
Higuain non segna più, ma l’allenatore non lo colpevolizza, distinguendo la prestazione dell’argentino da quella di Çalhanoglu: “Hanno sbagliato tutti e due a livello di finalizzazione, ma nel gioco il Pipita mi è piaciuto più di Hakan”. Si riparte dalla trasferta di martedì a Bologna: “Non ho mai pensato che fossimo i più forti del girone, il Betis è una buona squadra e l’Olympiacos negli ultimi 10 anni ha frequentato l’Europa più del Milan. Dobbiamo ancora migliorare a livello di concentrazione. Adesso pensiamo al campionato”. Lo aspetta Pippo Inzaghi. E non è che l’ex compagno di tante vittorie abbia uno stato d’animo più tranquillo.


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