“Minaccia di licenziamento per gli scienziati del Noaa che smentirono Trump”


WASHINGTON – I funzionari del U.S. Meteorological Service, il servizio meteo americano la cui integrità scientifica è praticamente venerata, sono in aperta polemica (per usare un eufemismo) contro Donald Trump. Non sarebbe successo nulla se domenica scorsa Donald Trump non avesse twittato che “South Carolina, North Carolina, North Carolina, Georgia e Alabama” sarebbero stati “più probabilmente colpiti (molto) più duramente del previsto” dall’uragano Dorian, formatosi pochi giorni prima nell’Atlantico. Fatto sta che appena 20 minuti dopo, l’ufficio del Servizio Meteorologico Nazionale, a Birmingham, Alabama, ha scritto su Twitter: “L’Alabama NON sarà toccata da Dorian. Ripetiamo, nessun impatto dell’uragano Dorian si farà sentire in Alabama”.

Non si sa perché il Presidente abbia incluso l’Alabama nella sua lista iniziale. In ogni caso non ha scelto il silenzio dopo l’errore ma ha preferito perseverare. Qualcosa come otto tweet nei giorni successivi e una mappa presentata nell’Ufficio Ovale dove, con una penna in feltro nero, l’Alabama è stata inclusa a forza nel percorso possibile dell’uragano. Dorian non ha mai toccato l’Alabama. Non è nemmeno tornato in terra americana, salendo dalla costa orientale verso il Canada.
 
Ora accade che la Casa Bianca sembra abbia fatto pressione sui vertici della Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), che dirige i servizi meteorologici, per punire i meteorologi, in particolare gli autori del “famigerato” tweet di Birmingham. Il ministro del commercio Wilbur Ross sarebbe arrivato al punto di minacciare di licenziare alti funzionari se non avesse immediatamente steso un comunicato stampa a difesa del presidente, secondo il New York Times. Risultato: il Noaa ha fatto sapere venerdì sera che i rapporti iniziali hanno mostrato come i venti di forza tropicale “avrebbero potuto colpire l’Alabama”, stigmatizzando le dichiarazioni del suo ufficio dell’Alabama per aver parlato “in termini assoluti”. La probabilità di venti relativamente forti (ma senza categoria di uragani) in Alabama ha oscillato inizialmente tra lo 0 e il 20%.
 
L’attacco fatto dai politici ha colpito duramente (loro sì) i meteorologi al punto che lo stesso capo del servizio meteorologico nazionale, Louis Uccellini, ne ha voluto difendere pubblicamente lunedì alla conferenza annuale dei meteorologi, che si tiene proprio in Alabama. “L’ufficio di Birmingham si è comportato così per evitare il panico”, ha ribadito, prima di chiedere al pubblico di applaudire i suoi meteorologi.  E il pubblico ha risposto con una standing ovation.

“E’ un peccato che sia diventata una situazione politica”, ha detto Bill Murray, presidente di The Weather Factory a Birmingham, un meteorologo del settore privato che era presente alla conferenza. “Il nostro lavoro è salvare vite umane con le nostre previsioni del tempo, certo non preoccuparci della politica”.  “Sosteniamo pienamente il Servizio Meteorologico di Birmingham, tutti i meteorologi li supportano”, ha detto ad AFP.

Le previsioni del tempo, soprattutto per gli uragani, sono un argomento molto delicato. Il National Hurricane Centre è un piccolo servizio con sede a Miami, che dipende dalla Noaa e ha la responsabilità esclusiva per le previsioni ufficiali. Una previsione di percorso errata o troppo stretta può costare vite umane, ma una previsione troppo ampia può portare all’inutile evacuazione di milioni di persone. L’accuratezza delle previsioni dei tracciati degli uragani ha ancora un margine di errore di circa 100 chilometri a 48 ore, ma è migliorata significativamente dagli anni ’70, al punto che nei primi anni 2000, il Centro per gli uragani ha iniziato a produrre mappe a quattro e cinque giorni, che sono buone quanto le mappe a tre giorni degli anni ’90. Bill Murray ha sottolineato anche che Dorian è una “storia di successo”, perché le previsioni hanno subito dimostrato che l’uragano avrebbe evitato la Florida. “L’aeroporto di Miami non è mai stato chiuso”, ha osservato.

Donald Trump, da parte sua, ha twittato questo fine settimana che il caso è stato creato artificialmente dai media delle “false notizie”. Ma non è detto che sia finito. Potrebbe continuare martedì, con il capo di Noaa, Neil Jacobs, che parla alla conferenza annuale di meteorologia.


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Carlo Verdelli
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