Montalcini-Dulbecco, il lato umano della scienza – Libri


Un legame di intensa, affettuosa amicizia, e forse di amore, vissuto, comunque, nel nome del sacro fuoco della ricerca che li accomunava e che li ha portati entrambi nell’Olimpo della scienza mondiale. E’ quello intercorso tra i due premi Nobel italiani per la Medicina Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco.
    A raccontarlo è un libro scritto dalla giornalista Carola Vai “Rita Levi-Montalcini. Una donna libera”, edito da Rubbettino, la prima biografia completa della scienziata.
    Dal loro primo incontro, nelle aule dell’università di Torino, lei ventenne e lui poco più che sedicenne, tra Rita e Renato nasce un’attrazione, e di conseguenza un affetto, che ha attraversato il secolo scorso per arrivare fino agli albori del nuovo millennio. E che è stato capace di resistere – in un continuo scambio di sogni, speranze, idee, progetti – a difficoltà di ogni sorta, distacchi e legami con altre persone.
    Donna indipendente e volitiva, Rita Levi-Montalcini ha confessato di “avere molto amato” senza rivelare i nomi di coloro che tale sentimento avevano suscitato in lei, eccetto i due fidanzati ufficiali di gioventù: prima Germano, poi Guido.
    Renato Dulbecco, invece, si è sposato due volte, ma nulla e nessuno ha mai appannato i suoi sentimenti verso Rita. Entrambi hanno spesso fatto in modo di rivedersi in conferenze, dibattiti e congressi.
    Nel volume di Carola Vai sono riportati brani di lettere scritte ai familiari dalla Levi-Montalcini in cui la scienziata, scostandosi dall’immagine che è sempre prevalsa di lei, offre elementi che avvalorano l’esistenza di questo amore mai dichiarato ma nemmeno nascosto per il collega. Rita, nata il 22 aprile 1909 a Torino, aveva 5 anni in più di Renato, nato il 22 febbraio 1914 a Catanzaro. Una differenza anagrafica che al loro arrivo nell’ateneo sabaudo, secondo la scienziata, contribuì a saldare la loro amicizia. Dopo gli anni universitari, durante i quali si erano seguiti l’un l’altra con ammirazione e rispetto, i due amici si erano un po’ persi. Quando si sono ritrovati, dopo la guerra, tutto era diverso. E loro non erano da meno.
    Dulbecco si era sposato, mentre lei aveva scelto di non avere legami per dedicarsi totalmente alla ricerca. E chissà che in quella scelta non avesse pesato proprio quell’amore ormai divenuto irrealizzabile.
    Un caso da gossip il loro rapporto e che nessuno dei due mai smentì, anche se Rita, alla soglia dei novant’anni, ammise: “Dulbecco innamorato di me? Si diceva, ma non credo”, ma poi aggiunse: “eravamo molto amici, e così siamo rimasti. Un rapporto di amicizia speciale, particolarmente intenso, che è durato tutto il tempo. E che continua anche oggi. Sono io che gli ho fatto iniziare gli studi in fisica”.
    Di certo c’è, però, che dopo la morte di Dulbecco, il 20 febbraio 2012, Rita rilasciò ai giornalisti poche parole di addio per il caro amico. Dieci mesi dopo, il 30 dicembre 2012, se ne andò per sempre anche lei. E con entrambi svanì anche il legame che li univa. (ANSA).
   




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