Nasa, un drone per esplorare Titano, la luna più grande di Saturno


LA NASA è pronta per volare fino a Titano, la luna più grande del pianeta Saturno, per esplorarlo con un drone che svolazzerà tra un lago e l’altro di metano, dune e colline, in una missione mai tentata prima. Alla ricerca della chimica della vita tra piogge, fiumi e bacini di idrocarburi, composti del carbonio, elemento essenziale per lo sviluppo di forme biologiche come le conosciamo.

La missione Dragonfly (“libellula”) è stata annunciata dalla Nasa nell’ambito del programma New frontiers e dovrebbe decollare nel 2026 per approdare su Titano otto anni dopo. Un lungo viaggio per coprire il miliardo e 400 milioni di chilometri che ci separano. Una volta entrato nell’atmosfera, la capsula rilascerà la “libellula”, un robot volante dotato di otto eliche in grado di effettuare anche grandi spostamenti (con ‘balzi’ fino a otto chilometri) in un ambiente che, secondo gli scienziati, somiglia molto a una antica Terra a cominciare da laghi e precipitazioni.


Nasa, un drone per esplorare Titano, la luna più grande di Saturno

Piogge e laghi di idrocarburi
Non sarà la prima volta che una missione robotica arriva qui. Nel 2005 il lander Huygens della missione Cassini-Huygens di Nasa, Esa e Asi, toccò il suolo di Titano inviando anche immagini e alcuni dati meteo. Resta tutt’ora il luogo più lontano in cui l’uomo è riuscito a far atterrare una sua sonda. E proprio i risultati dell’esplorazione di Huygens e dei sorvoli di Cassini hanno spinto l’Agenzia spaziale americana a tentare una nuova avventura. I due precedenti esploratori hanno infatti testimoniato come su Titano esistano laghi di metano ed etano liquidi (grazie alla bassissima temperatura, siamo attorno ai -180 gradi centigradi).


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Si tratta dell’unico luogo del Sistema solare, scoperto finora, dove è presente un fenomeno simile al ciclo dell’acqua sulla Terra, fatto di evaporazione e piogge. Al posto dell’acqua però c’è il metano. Un idrocarburo composto di carbonio e idrogeno. Molecola semplice che però potrebbe essere alla base della formazione dei cosiddetti “mattoni della vita”.

La chimica della vita
Lo scopo della missione è proprio studiare i meccanismi che potrebbero portare, in un ambiente primordiale come questo, alla formazione di molecole più complesse, come gli amminoacidi, alla base della chimica dei Dna. Su Titano si trovano infatti anche ghiaccio d’acqua (e forse un oceano nascosto sotto la sua crosta), idrogeno, ossigeno e azoto. Gli ingredienti della vita. Cercando questi proverà anche a scovare eventuali tracce di attività biologica, passata o presente. Una specie di laboratorio, nel quale studiare come, potenzialmente, può evolvere il meccanismo che ha dato origine anche a noi che abitiamo il “pianeta blu”, partendo dalle tessere più elementari.


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Non avrà a disposizione un braccio meccanico, come il suo “collega” Curiosity su Marte, ma alcuni strumenti nella sua “pancia” per bombardare il terreno con radiazioni o piccole trivelle nelle sue zampe per prelevare campioni e analizzarli con uno spettrometro di massa.

La sua missione primaria durerà poco meno di tre anni. Arrivo nel 2034 sulle dune “Shangri-La”, vicino all’equatore del pianeta, “simili a quelle terrestri in Namibia”, spostandosi a balzi fino al cratere da impatto Selk, dove sono state individuate antiche tracce d’acqua. Decollare non sarà difficile, anche se il satellite di Saturno è più grande del pianeta Mercurio, la sua gravità è molto minore e l’atmosfera quattro volte più densa di quella terrestre. Secondo i calcoli della Nasa, durante la missione coprirà una distanza pari ad almeno il doppio di quella percorsa dai rover su Marte finora, tutti insieme.

La missione Dragonfly fa parte del programma New frontier della Nasa (che include anche New Horizons ai confini del Sistema solare, Juno attorno a Giove e Osiris-Rex verso un asteroide). Sono le missioni più complesse, rischiose e “care”. Il budget previsto per Dragonfly sfiora infatti il miliardo di dollari (850 milioni per la missione e 150 per il lancio).
 


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