Nature: la crisi di governo rende ricercatori italiani vulnerabili. Appello al presidente della Repubblica


DALLA più prestigiosa rivista scientifica arriva un allarme per il futuro della ricerca italiana, ancora più “vulnerabile”, a causa dell’attuale crisi di governo che da tre settimane sta tenendo in stallo la politica del nostro Paese. In un editoriale, non firmato, pubblicato sul sito, Nature esprime preoccupazione per i finanziamenti agli istituti e per lo stato dell’economia che rischia di indebolire il sistema. Attacca la Lega su migranti e libertà di pensiero negli istituti scolastici. Infine lancia un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché sproni i leader politici a mantenere le promesse sull’aumento dei fondi e l’autonomia nelle scuole.

L’aumento dei fondi e l’Iva

L’editoriale sottolinea la vulnerabilità dei ricercatori italiani, i cui fondi sono stati “sistematicamente tagliati dal 2013”. E l’attuale crisi politica rischia di far deragliare l’aumento promesso agli enti come Cnr, Inaf e Infn. Si tratta di 74 milioni in più, il cui stanziamento ora è congelato assieme alla riforma dei dottorati. L’analisi cita anche il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) che quest’anno è passato dai 7,34 miliardi del 2018 a 7,45, firmato dal ministro Marco Bussetti e riporta l’ammontare della cifra a disposizione degli atenei a livelli record dal 2010. “La coalizione di governo aveva promesso di riportare i finanziamenti ai livelli del 2009, circa 7,5 miliardi” nota Nature che aggiunge: “Questi aumenti, seppur modesti, avrebbero portato un benefico sollievo a un sistema nel quale la maggior parte dei fondi dal governo è attualmente usato per pagare stipendi e costi fissi come le bollette”.
Un paragrafo dell’analisi è dedicata all’aumento dell’Iva, effetto delle clausole di salvaguardia, che potrebbero portare l’imposta sul valore aggiunto dal 22 al 25,2 per cento in assenza di una sterilizzazione nella prossima manovra di Bilancio: “L’Italia ha superato i limiti dell’Unione europea sull’ammontare dei suoi prestiti, e se il governo non riuscirà a tagliare 23 miliardi dalla spesa pubblica, dovrà aumentare l’Iva. Questo metterà ancora più pressione sui budget per la ricerca”.

Migranti e scuole: l’attacco alla Lega

“Non è solo questione di soldi”, continua l’analisi. Viene preso di mira l’operato del governo, con particolare riferimento alla Lega, sulle politiche migratorie: “I ministri si sono scontrati con gli scienziati riguardo alle politiche verso rifugiati e richiedenti asilo, inclusa una legge indifendibile che decreta una multa di un milione di euro alle navi umanitarie che pattugliano il Mediterraneo per cercare persone in pericolo”.
Nel mirino c’è sempre il partito di Matteo Salvini, riguardo all’Istruzione, il cui ministro è in quota Lega. Qui l’attacco è alla minaccia della libertà di pensiero in classe, dove insegnanti sono accusati di aver discusso con gli studenti parallelismi tra le politiche salviniane e quelle di Mussolini. Come nel caso di Rosa Maria Dell’Aria, la professoressa sospesa a Palermo. O della sindaca leghista di Monfalcone che vuole schedare i prof di sinistra.

Ricerca d’eccellenza, nonostante tutto

Ma la ricerca italiana mantiene comunque ottime performance, anche con tutte queste difficoltà. Nature evidenzia come “nonostante la spesa italiana per ricerca e sviluppo (attorno all’1,3 per cento del Prodotto interno lordo) sia molto sotto la media europea (attorno al 2 per cento) le performance della ricerca continuano a migliorare. Tra il 2000 e il 2016 la quota di paper scientifici pubblicati è cresciuta dal 3,2 per cento al 4 per cento e il rapporto tra il numero di pubblicazioni e la spesa per la ricerca è ben al di sopra della media dell’Ue”.

L’appello a Mattarella

Le promesse fatte dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (potenziare fondi alla ricerca anche con la creazione di un’agenzia nazionale) nel suo discorso di dimissioni al Senato, secondo Nature non bastano. Per questo la chiusura dell’editoriale è rivolta direttamente al Capo dello Stato: “Mattarella, ex ministro dell’Istruzione – può e dovrebbe giocare un ruolo di supporto vitale. Come Capo dello Stato, non ha nessuna autorità esecutiva, ma ha autorità morale. E deve usarla così che i fondi promessi e l’autonomia dell’istruzione siano salvaguardati nella prossima amministrazione”.

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo Verdelli
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