Nazionale, Mancini si coccola i suoi giovani: “I ragazzi di qualità non sono mai un problema”



COVERCIANO – Lo stage congiunto di Nazionale A, Under 21 e Under 20 ha riunito per la prima volta i tre commissari tecnici, Mancini, Di Biagio e Nicolato. Sotto osservazione 33 giocatori (Conti e Parigini hanno dovuto dare forfait per infortunio). Per loro, e in particolare per i tre più giovani, i diciottenni Riccardi (Roma), Salcedo (Inter) e Gozzi (Juventus) una vetrina forse insperata.

Mancini, per la prima volta uno stage con tre tecnici delle tre Nazionali più importanti: è il segno di un progetto comune anche di gioco?
“Mi sembrava normale, qui ci sono alcuni giovani e alcuni giovanissimi. Era giusto essere qui tutti insieme. Io ho dei giocatori dell’Under 21, Di Biagio altri che possono fare anche il Mondiale Under 20”.

Balotelli continua ad avere problemi di comportamento: sta scadendo il suo tempo?
“Mario sa che, oltre a fare gol e a giocare bene, deve anche comportarsi bene: se hai in campo uno a rischio di  ammonizione o espulsione, è un problema. Deve essere corretto in campo, lui lo sa, gliel’ho detto tante volte. E sa che se non si comporta bene…”.

Nella disputa tra Allegri e Adani, lei da che parte sta?
“Ho letto soltanto, non ho visto la scena in tv. Il problema è che, finita la partita, l’allenatore può essere stanco. Si è parlato di calcio: può capitare, dopo la partita”.

C’è anche un po’ d’insofferenza al giudizio dei colleghi o di persone dell’ambiente?
“Personalmente credo che, se uno esprime un’opinione, vada accettata. Ognuno pensa in modo differente e non credo che sia un problema, parlo per me stesso”.

Alla fine non è la classica disputa italiana tra il primato del risultato o del gioco?
“Chi vince fa sempre meglio degli altri. Può capitare casualmente che uno vinca senza meriti, ma di solito chi vince è quello che ha giocato meglio. Non ho mai visto vincere, alla lunga, il peggiore o il mediocre. Noi in Italia siamo cresciuti con una mentalità diversa, cioè che è più importante il risultato. Però è anche cambiata nel tempo e comunque abbiano vinto quattro Mondiali. Si gioca per vincere e giocare bene: in Italia le squadre, negli ultimi anni, stanno cercando di giocare meglio”.

Quanto stride, con questo clima, con la ferma posizione della Lega di serie A di ribadire la chiusura del campionato il 24 maggio 2020, con relativi problemi per i convocati della Nazionale, con pochissimi giorni di vacanza prima del ritiro per l’Europeo?
“La speranza ce l’ho, è chiaro, io penso sempre in positivo. Se finisse prima il campionato, saremmo felici, perché potremmo usare quei giorni in più per fare riposare i giocatori, dopo una stagione estenuante. Bisogna lasciarli un po’ liberi, hanno bisogno di almeno una settimana per scaricarsi un po’. Poi quello che accadrà accadrà”.

Il problema è anche la data di inizio del campionato, il 25 agosto.
“Certo un inizio anticipato sarebbe utile anche per le squadre impegnate nelle coppe”.

Non assecondare le esigenze della Nazionale non è un po’ masochistico per il calcio italiano?
“Ripeto, mi sembra che la speranza anche del presidente della Figc Gravina sia che si possa ancora cambiare qualcosa”.

L’altro scabroso tema sul tavolo questa settimana è il razzismo, dopo i cori contro Bakayoko e Kessié: in Inghilterra, dove lei ha allenato, c’è più durezza.
“A San Siro c’erano sessantamila persone e la maggioranza si è comportata bene. Queste cose purtroppo accadono, forse in Inghilterra c’è più attenzione, si agisce immediatamente contro chi fa questi atti. Purtroppo non credo che si possano cambiare le cose così di colpo, ci vorrà tempo. Si può agire più velocemente, questo sì”.

Descriva i tre diciottenni convocati qui.
“Riccardi e Salcedo sono giocatori tecnici: molto bravi e giovani, potrebbero ancora giocare in tutti i ruoli offensivi. Gozzi è un buon difensore, con fisico e qualità per diventare bravo”.

Lo scopo dello stage è la ricerca del talento?
“Cerchiamo di portare avanti un pensiero condiviso: riuscire a dare alle nostre squadre una certa mentalità offensiva. E speriamo di riuscirci tutti insieme. In Italia i ragazzi di qualità non saranno mai un problema”.

Il cambio generazionale, al momento, è una necessità soprattutto in difesa?
“Ci sono giocatori giovani e bravi: Caldara, Mancini, anche alcuni dell’Under 21. Hanno solo bisogno di giocare con continuità nei loro club, ma non credo che difensori e portieri, in Italia, saranno mai un grande problema”.

Tonali può fare un percorso lampo?
“Può giocare in Nazionale, l’Europeo con l’Under 21, il Mondiale con l’Under 20. Vedremo dove potrà essere più utile”.

L’ondata di talenti è veramente una bella novità?
“Si ha magari un po’ di paura a farli giocare. L’Ajax, per 3-4-5 anni non riesce a vincere niente, ma insiste sui giovani. E’ solo questione di tempo, basta crederci. Quest’Under 21 può vincere l’Europeo. Sono tutti ragazzi forti”.

Qui c’è Zaniolo e non Kean.
“Mi faceva piacere rivedere Zaniolo, come qualcuno più esperto, che non avevamo fatto in tempo a rivedere. Questo stage è breve: serve soprattutto per conoscere i giocatori a livello tecnico”.

Può già dire quali giocatori convocabili per l’Under 21 intende convocare per le partite di qualificazione di giugno con Grecia e Bosnia?
“Donnarumma, Mancini, Mancini, Pellegrini, Chiesa,  Barella, Kean e Zaniolo”.

Di Biagio ottimista
Il ct dell’Under 21 Gigi Di Biagio ha confermato che l’Italia, ricca di talenti com’è, punta al risultato massimo all’Europeo di giugno, che si svolgerà proprio in Italia: “Le aspettative sono altissime, la formula è difficilissima, i riferimenti delle altre Nazionali sono di avversarie molto dure. Ma anche noi lo siamo per loro. La prima partita, contro la Spagna, sarà già come un sedicesimo di finale. L’obiettivo era il rilancio di tutte le Under, che per la prima volta sono in tutte le fasi finali. Il momento è buono: Mancini l’imbarazzo della scelta su chi prendere da noi. Il risultato sarà la ciliegina sulla torta: non mi nascondo, giochiamo in casa e dobbiamo andare il più avanti possibile”. Quanto alle convocazioni, Di Biagio vuole usare all’Europeo tutti gli azzurrini convocati da Mancini in Nazionale A. L’eccezione potrebbe essere il solo Donnarumma: “Quelli convocati da Roberto in linea di massima verranno all’Europeo: se non tutti, il 99%. La priorità è la Nazionale, dall’11 giugno verranno con me”. Lo sviluppo di un sistema comune è evidente: “Più che un modulo abbiamo idee molto simili: parliamo spesso di come vorremmo giocare, la condivisione sulle convocazioni è continua. Le idee sono molto più importanti rispetto ai moduli, noi cerchiamo di preparare i ragazzi in funzione della Nazionale A”. Sulla disputa filosofica tra gioco e risultato Di Biagio è esplicito: “Se si giocano bene 10 partite, 8 si vincono. Non sempre è così. Le grandi squadre vincono anche partite sporche, ma in generale è così”. La crescita dei giovani talenti, in Italia, è penalizzata dalla paura di perdere: “La differenza con le altre Nazionali è che negli altri Paesi, quando i ragazzi sbagliano, continuano a giocare, mentre qui vengono messi fuori per almeno dieci partite. La verità come sempre è in mezzo: i ragazzi devono fare qualcosa in più e sta a noi dargli la possibilità di sbagliare”.

Nicolato e la nuova filosofia
Il ct dell’Under 20, Paolo Nicolato, illustra il concetto alla base del lavoro congiunto: “Quello che abbiamo deciso di fare è partire dai giocatori per valorizzarne le caratteristiche: da lì costruiamo il gioco. Questo è stato il cambio radicale, perché riteniamo che la nostra funzione principale sia valorizzare il talento. In Italia abbiamo due grandi problemi: un pessimo rapporto con l’errore, che invece è un passaggio necessario di crescita fin da bambini, e un pessimo rapporto con il futuro, siamo molto concentrati sul presente. Siamo diventati bravissimi a utilizzare quello che abbiamo per il presente ma non andiamo al di là”. La priorità del Mondiale Under 20, dal 23 maggio, resta dunque formativa, però i recenti successi delle Nazionali giovanili autorizzano l’idea di guardare anche al risultato: “L’obiettivo è formativo. Si prosegue un percorso con  risultati significativi, con tanti ragazzi lanciati e l’argento dell’Under 19 all’Europeo. Certo, un Mondiale non capita tutti i giorni. Il grande obbligo è di fare del nostro meglio, consapevoli che non sarà semplice. Vogliamo mantenere alto il livello, con ragazzi alle prime esperienze internazionali. E formarli per il loro futuro e per quello della Nazionale”.
 


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