Nicaragua, le tartarughe non nidificano più. Dalla Cina alle Maldive, sempre più specie a rischio



NELLE notti del Nicaragua la magia non avviene più: non arrivano le grandi tartarughe. Alle Maldive, senza più spiagge, esemplari partoriscono su una pista d’atterraggio. In Cina, in uno zoo, è appena morta una delle pochissime e rarissime tartarughe femmina dal guscio molle gigante dello Yangtze. Oltre a tutte quelle che combattono quotidianamente contro il problema dell’inquinamento da plastica nei mari del mondo, una serie di allarmi provenienti da diverse aree del globo ci sta avvisando dell’estrema fragilità di un animale esistente dai tempi dei dinosauri: le tartarughe.   
 

Fra i più preoccupanti c’è quello che arriva dalla riserva del Rio Escalante Chacocente, in Nicaragua, sulle coste del Pacifico. Lì, da anni, ogni stagione le gigantesche tartarughe marine liuto, di solito da novembre sino a fine marzo, arrivavano sulle spiagge per deporre le uova. E’ uno dei più importanti luoghi di nidificazione del Pacifico, dove da decenni biologi e ambientalisti si recano per raccogliere dati e informazioni. Quest’anno però nemmeno una singola tartaruga liuto è arrivata sulla spiaggia del Nicaragua. Nelle vicine Costa Rica e Messico, inoltre, i ricercatori contano sempre meno avvistamenti degli enormi rettili. 

 

“E’ la prima volta che succede ed è probabile che accadrà di nuovo”, spiega al Guardian Alison Gunn, responsabile dei programmi per le Americhe e i Caraibi per Fauna e Flora International. Capaci di pesare quasi 700 kg, le tartarughe liuto (anche conosciute come leatherback) sono fra i rettili più grandi al mondo: ad oggi sono minacciate da pesca illegale, bracconaggio delle uova, cambiamenti climatici e perdita di habitat e risultano dunque in pericolo estinzione. Il loro numero continua a scendere. Negli anni Ottanta, dicono gli esperti, le politiche di conservazione si sono concentrate nel proteggere e preservare uova e nidi: se questo ha portato alla protezione del 90% delle aree di nidificazione in Nicaragua, non è bastato però a garantire un futuro alle tartarughe. Adesso infatti i danni legati al cambiamento climatico, con l’innalzamento delle temperature e l’acidificazione degli oceani, preoccupano i biologi che analizzano il declino della popolazione e i mancati arrivi sulle coste. 

 

“È straziante pensare che tutti gli sforzi per la conservazione potrebbero essere vani se non affrontiamo le minacce provocate dall’uomo alle tartarughe. Le tartarughe marine sono in giro fin dai tempi dei dinosauri – non dobbiamo lasciarle morire” insiste Gunn. 

 

Nel frattempo da altre parti del mondo arrivano nuovi allarmi sulla fragilità di queste creature. Ad esempio in Cina, dove nello zoo di Suzhou viveva una tartaruga femmina di Rafetus swinhoei di acqua dolce originaria di Cina e Vietnam: aveva 90 anni ed è morta ventiquattro ore dopo un tentativo di inseminazione artificiale fatto dal personale dello zoo. Mentre sono in corso accertamenti sulle cause della morte, lo zoo fa sapere che durante l’operazione non c’erano state complicanze ma poi lo stato di salute dell’animale è peggiorato. Ora restano solo tre esemplari di questa specie nota come “tartaruga dal guscio molle gigante dello Yangtze”.  Anche in questo caso la specie è stata danneggiata dalle attività dell’uomo, dalla caccia sino alla perdita di habitat. Al momento resistono solo un esemplare maschio di 100 anni, in cattività, e due animali liberi in Vietnam. 

 

Pochi giorni prima, nelle paradisiache Maldive, un altro episodio riguardante questa volta una tartaruga verde ha destato preoccupazione per l’ingerenza dell’uomo nella vita di questi straordinari animali: una tartaruga ha infatti deposto le uova sull’asfalto bollente della pista di atterraggio dell’aeroporto di Maafaru, atollo di Noonu. E’ stata costretta, passando dall’acqua sino all’aeroporto, a deporre sulla lingua d’asfalto: un tempo, quella che oggi è una pista di decollo e atterraggio, era la spiaggia dove nidificava. E proprio lì, per “abitudine”, è tornata a deporre. La triste scena, ripresa da operatori dell’aeroporto, mette ancora una volta in luce i danni apportati dall’uomo al mondo naturale. “Nonostante la costruzione della pista, la frequenza con cui le tartarughe visitano l’isola per scopi di nidificazione non è diminuita” ha ricordato un portavoce del Consiglio dell’isola di Maafaru. Dopo la deposizione la tartaruga marina è stata riportata in acqua e gli operatori dello scalo, mentre continuano i lavori di costruzione dell’aeroporto, sanno bene che non si tratterà di un singolo caso isolato. “Non è la prima volta che succede”, chiosano forse coscienti dei danni arrecati.




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