Nuove frasi razziste: revocati i titoli a James Watson, il ‘padre’ del Dna


L’ULTIMA serena convivenza pare si sia consumata lo scorso aprile per il suo novantesimo compleanno, quando i ricercatori del suo laboratorio hanno preparato una festa per lui. Ma ora il vaso è colmo: il Cold Spring Harbor Laboratory, noto laboratorio di genetica, ha deciso di revocare i titoli onorari consegnati al suo storico leader, uno dei padri del Dna, il biologo statunitense James Dewey Watson per le sue ripetute affermazioni razziste. Dopo il Nobel per la Medicina nel 1962 per le scoperte relative al Dna e alla struttura molecolare degli acidi nucleici, premio conseguito insieme a Francis Crick (e con il contributo fondamentale della scienziata Rosalind Franklin a cui però non venne affidato) la storia di Watson lo ha visto a più riprese tacciato dall’opinione pubblica per frasi omofobe o a sfondo razzista.

Una delle più famose è quella del 2007, quando in una intervista a un giornale britannico Watson disse che “i neri sono meno intelligenti dei bianchi” e che l’idea che “l’eguaglianza della ragione condivisa da tutti i gruppi razziali si è rivelata una delusione” tanto che “chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero”. Parole che scatenarono una indignazione generale e che videro Watson ritrattare e poi chiedere scusa. Da allora, seppur riconoscendone il ruolo fondamentale nella scienza, la reputazione di Watson è cambiata. Il biologo racconta di avere subito ripercussioni a livello finanziario e di essere stato costretto quindi a vendere, nel 2014, la medaglia del Nobel (che poi gli è stata riconsegnata).

L’ultimo episodio però, quello che ha portato il Cold Spring Harbor alla decisione di revocargli i titoli di cancelliere emerito e altre onorificenze, è legato a un recente documentario da poco trasmesso sulla Pbs e dedicato agli “American Masters”. Di fronte alla telecamera di Mark Mannucci il dottor Watson fa nuovamente riferimento alle differenze medie di QI (quoziente d’intelligenza) fra bianchi e neri parlando di “differenze genetiche”. Affermazioni che, secondo il Cold Spring Harbor Laboratory, sono totalmente “infondate e spericolate” anche perché – si legge nella nota – “non esistono comprovate prove scientifiche di ciò”.
 

Già dopo le parole del 2007 Watson era stato in parte allontanato da quello che è considerato il “suo” laboratorio, di cui è stato direttore per anni. Ma aveva comunque mantenuto il suo ufficio e i titoli onorari. I suoi recenti commenti però “annullano le scuse scritte e la ritrattazione che il dottor Watson ha fatto nel 2007” e “richiedono la separazione di qualsiasi residuo del suo coinvolgimento” scrive l’amministratore delegato del laboratorio Bruce Stillman. Le tesi di Watson non trovano d’altronde alcuna conferma in altri studi più recenti sul Dna. Si tratta di “dichiarazioni riprovevoli, – spiega la nota del Cold Spring Harbor prendendo le distanze – non supportate dalla scienza e non rappresentano in alcun modo le opinioni di Cshl, dei suoi fiduciari, docenti, personale o studenti”. 

In particolare la frase di Watson pronunciata nel documentario “c’è una differenza nella media tra neri e bianchi nei test del QI: direi che la differenza è che è genetica” è stata respinta, anche dal punto di vista scientifico, da tutti i membri del laboratorio che hanno deciso per la revoca dei titoli “Chancellor Emeritus, Oliver R. Grace Professor Emeritus, and Honorary Trustee”. La famiglia Watson, contattata da diverse emittenti americane e da giornali britannici la famiglia Watson, non ha rilasciato commenti sulla vicenda, ricordando anche le fragili condizioni di salute dello scienziato dopo un recente incidente d’auto.

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Mario Calabresi
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