“Ora gestisco FridaysForFuture Italy, ricevo minacce ma un hashtag è di tutti” – Repubblica.it



DOPO il grande sciopero per il clima del 15 marzo l’onda italiana del #FridaysForFuture prova ad organizzarsi per il futuro, ma ha un problema. Almeno sul fronte social. Perché è sul network che si sta sollevando il putiferio attorno al “FridaysForFuture”. E’ quello che i coordinatori locali degli studenti chiamano “un grande danno di comunicazione in corso” ed è legato a un transfuga: Luca Polidori.

Per capire la portata dei fatti, bisogna partire dai canali di comunicazione legati al movimento sul web. Ad oggi esistono due canali con un nome simile, uno si chiama “FridaysForFuture Italy” e conta quasi 50mila seguaci su Facebook; l’altro si chiama “FridaysForFuture Italia” e ne ha appena 7mila. Il problema – ha riconosciuto anche il sito di riferimento globale (fridaysforfuture.org) è che quello ufficiale è il secondo e non il primo. Il primo oggi è in mano a un “comunicatore”, Luca Polidori, che vive a Bruxelles.  E’ lui ad avere contribuito alla creazione delle pagine del movimento italiano negli scorsi mesi, e inizialmente faceva parte del gruppo di ragazzi che si confrontavano per portare avanti le battaglie sul clima legate all’hashtag unico #FridaysForFuture.

Nella notte fra l’8 e il 9 marzo però, come conferma lui stesso, Polidori ha modificato le password dei social di FridaysForFuture Italy e estromesso gli altri amministratori. “Ho tolto amministratori che non erano in linea con i valori dello sciopero – dice a Repubblica – ricordo che  #FridaysForFuture è un hashtag, e non di proprietà di nessuno”.

Oggi, da Bruxelles, continua a gestire la pagina nonostante la “scomunica” da parte di molti coordinatori di FridaysForFuture di varie città italiane. Questi, privati della pagina social con più peso, hanno denunciato Polidori, che nel frattempo ha lanciato una sua associazione in cui chiede un contributo in denaro. E racconta la sua versione dei fatti.
 
Luca, una settimana prima del grande sciopero sul clima lei ha cambiato le password della pagine Facebook di FridaysForFuture Italy e estromesso altri amministratori. Perché?
“Ho tolto alcune persone perché sembravano tutte quante puntare solo su un discorso Tav o non Tav e su altre questioni politiche. Ora la gestisco con altre persone e in modo indipendente. Ho tolto anche amministratori che facevano parte di partiti”.

Con i coordinatori locali avete provato a chiarirvi?
“Sì, io dopo aver rimosso ho provato un contatto: la mia era una mossa per dire ‘ragazzi se continuate così non stiamo andando oltre l’obiettivo globale’. Ma non c’è stato l’interesse di sistemare le cose e loro hanno subito reso pubblico il nostro conflitto interno”.

Lei ha partecipato alla manifestazione del 15 marzo in Italia?
“Mi sono attivato ma io vivo in Belgio, quindi no. Ma io ho scritto tutte le guide, le mappe di quelle d’Italia per aiutarli. Mi sento partecipe. Ora gestisco la pagina da Bruxelles e non ci vedo alcun controsenso, la sfida è globale”.

Sa di essere stato denunciato, vero?
“Io non  ho ricevuto nessuna denuncia. Ma mi hanno mandato diverse mail di minaccia e mi sono confrontato con avvocati. Io non ho fatto niente di illegale, un hashtag non è una struttura o un’associazione, non è proprietà di nessuno. Le calunnie inviate da certi coordinatori le ho conservarte, potrebbero avere una rilevanza. Ma spero di non arrivare a un punto di scontro tale da usarle”.

Dal portale FridaysForFuture Italy lei lancia una nuova associazione. E chiede un contributo economico.
“Ho messo a disposizione un’associazione per chi vuole fare di più oltre che attivarsi. Si chiama Futuro Verde ed è indipendente dal resto. Chiedo 5 euro come quota sì, ma non servono nemmeno a gestire un sito web. Se non hai i soldi non è che puoi fare chissà cosa, se non scendere in piazza. Questo, ripeto, è uno strumento laterale per fare di più, è una associazione”.

Non così pochi soldi. Se anche solo un quinto degli iscritti al portale Facebook donassero la quota, lei guadagnerebbe 50mila euro. E come li spenderebbe l’associazione?
“Possiamo farci tante cose. Ma adesso non ci ho ancora pensato. Chessò, organizzare conferenze per mettere a confronto scienziati e politici”.

E se Greta Thunberg le chiedesse di rinunciare alla pagina FridaysForFuture Italy ed evitare ulteriori conflitti, lo farebbe?
“Se Greta me lo chiedesse, sì. Ma mi sembra una ipotesi molto lontana”.


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