Ospedale materno-infantile Neema: a Nairobi si festeggia il decennale


L’OSPEDALE vicino agli slum nel Nord est di Nairobi, a due passi dalla A2 Embu-Nairobi Highway e dal National Catholic Youth Center, festeggia i suoi 10 anni e i suoi centomila pazienti l’anno. 

 

Ruaraka Uhai Neema Hospital è il piccolo-grande miracolo della ong italiana World Friends e del suo fondatore, il chirurgo Gianfranco Morino. “All’inizio c’era un grande campo di terra rossa su una collina ai margini di Nairobi. Alcuni alberi di eucalipto e una piccola acacia gialla. Sotto la strada, i grandi bassifondi della città” – ha detto il medico chirurgo alla piccola cerimonia che si è svolta a Nairobi per ricordare quel fine 2008 e l’inaugurazione del Neema, che in swahili significa “lavoro umano e benedizione di Dio”: “Il nostro viaggio era iniziato qua, nelle scuole informali, nelle piccole cliniche. La povertà urbana è, soprattutto, l’isolamento e la solitudine”. 

 

Il sogno realizzato –  Morino lavorava in un ospedale delle suore, lì a Nairobi, che si trasformò per ragioni economiche in ospedale privato a pagamento, cosa frequente in Africa. Il chirurgo non si capacitava e lanciò il cuore oltre l’ostacolo: creare con altri una ong, avviare una raccolta fondi (che ha coinvolto la Provincia di Trento, il Piemonte, la regione di provenienza di Morino, tanti privati e tanti medici), firmare un accordo per il terreno con la diocesi di Nairobi, coinvolgere medici e infermieri kenioti. “Un ospedale dove i malati non sono considerati clienti ma pazienti, dove anche i più poveri devono poter essere curati. Una struttura di diagnosi e cura, ma anche un centro di training e formazione medica permanente”, ha sintetizzato Morino. 

 


Ospedale materno-infantile Neema: a Nairobi si festeggia il decennale

Sanità e povertà – Perché il Ruaraka Uhai Neema Hospital, ripetono alla ong, “è stato costruito con il preciso intento di offrire cure e assistenza sanitaria alle fasce più disagiate della popolazione delle baraccopoli dell’area nord-est di Nairobi, che non avevano accesso alcuno al costoso sistema sanitario locale”. Il diritto alla sanità, la battaglia e obiettivo primario dell’Oms per la copertura sanitaria universale. Le baraccopoli sono vere città nella città: a Korogocho World Friends ha creato un ambulatorio presso il centro sanitario Tumaini, poi c’è Mathare (dove la ong collabora con il Baraka Health Center) e Kariobangi, più lontano l’enorme Kibera, lo slum più popolato dell’Africa dove varie ong intervengono e dove Amref, la Fondazione africana di medicina e ricerca, ha da anni un centro sanitario.

 

L’organizzazione – In principio fu soprattutto materno-infantile, oggi il Neema è una struttura polifunzionale, formata da più reparti: un ambulatorio generale, ambulatori specialistici, un pronto soccorso, reparti di maternità e pediatria, laboratori, una farmacia, servizi di fisioterapia e di radiologia, chirurgia generale e pediatrica, ortopedico-correttiva e ostetrico-ginecologica e servizi di educazione sanitaria e nutrizionale. Al Neema nascono quasi 10 bambini al giorno. Accoglie circa 10 mila pazienti al mense, in 10 anni di attività sono state effettuate più di 10.000 operazioni, tra cui quasi 7.000 parti cesarei; assistiti un totale di 127 mila pazienti. Sempre in questi 10 anni sono 10.637 i bambini disabili che hanno ricevuto assistenza nel reparto di fisioterapia. Nel campo formativo sono stati attivati 382 differenti corsi in diverse discipline mediche. Lo staff è al 99% keniota. Due le ambulanze (pagate da HANSHEP Fund, che utilizza i fondi di USAID e DFID, AlbaCare Foundation, Regione Toscana, CAI Acqui Terme; APHRC, Africa Population and Health Research Centre); 24 posti letto destinati al ricovero dei bambini con patologie complesse.

 

Storie e riconoscimenti – Appena due mesi fa il Ruaraka Uhai Neema Hospital ha raggiunto il quinto livello in qualità della salute e delle cure in 5 anni, secondo il Programma SafeCare. “Un traguardo molto importante dato che questo è il punteggio più alto tra le oltre 500 strutture sanitarie pubbliche e private presenti in Kenya valutate dal programma”, dicono alla ong. E sempre loro raccontano con orgoglio la storia di Gabriel Ishmael, ricoverato nel reparto di pediatria del Neema nello scorso ottobre. “La madre, Effie Atieno, aveva lasciato il piccolo di 4 mesi alle cure della nonna, per recarsi in un altro villaggio per il funerale di un parente stretto. Al suo ritorno il bambino aveva perso molto peso: soffriva di una grave forma di denutrizione. Durante una vaccinazione collettiva, gli assistenti sanitari si resero conto della gravità della situazione e indirizzarono il piccolo al Baraka Health Center, nello slum di Mathare e poi al Ruaraka Uhai Neema Hospital per il ricovero. L’assistenza ha permesso al piccolo di essere curato e alla madre di capire quali fossero le problematiche nutrizionali del figlio. Adesso Gabriel sta bene e la sua crescita viene regolarmente monitorata”.

 

Progetti – Raccontano a World Friends: “Dal prossimo anno l’ospedale avrà un nuovo edificio che accoglierà gli ambulatori specialistici di oculistica, otorinolaringoiatria, senologia, dermatologia ed un servizio di elettroencefalografia. Oltre a tutte le prestazioni mediche messe a disposizione all’interno dell’ospedale, molti dei servizi medici vengono erogati direttamente sul territorio, attraverso Medical Camp nei quali un team medico garantisce visite e cure gratuite ed eventuale riferimento all’ospedale ai pazienti più poveri degli slum”. Oggi World Friends interviene in Kenya, Tanzania ed Etiopia, ma anche in Italia, a Torino, con il Centro di Assistenza di via Nizza per persone in difficoltà economica.

 

I festeggiamenti – Soci fondatori, malati ed ex pazienti, personale sanitario hanno partecipato ad una mattina di festeggiamenti accompagnati dal ritmo della scuola di musica Banjuka. Presenti anche il coordinatore sanitario per l’Arcidiocesi di Nairobi e l’ambasciatore italiano in Kenya. “Come chirurgo e co-fondatore  del Ruaraka Uhai Neema Hospital, la mia collaborazione è iniziata nel 2008. Questo è il mio venticinquesimo anno in Kenya e ho imparato ad amare questo paese – ha raccontato Antonio Melotto, chirurgo ortopedico dell’ospedale – “In tutti questi anni mi sono preso cura di pazienti disabili, principalmente bambini, che soffrivano di poliomielite, paralisi celebrale, fratture agli arti non trattate e gravi ustioni. In totale ho seguito più di 800 bambini. Ma non sono i numeri ciò che ci interessa oggi, quanto piuttosto spiegare cosa è la disabilità. Il nostro obiettivo non è mai stato quello di raccontare ciò che avviene qua, ma quello di rendervi tutti ancora più personalmente coinvolti in questa esperienza umana.”


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