Panahi, arriva l’ultimo film clandestino – Film


(di Francesco Gallo) (ANSA) – ROMA, 30 NOV – A maggio Jafar Panahi a Cannes non c’era per il suo ‘Tre volti’, premiato per la migliore sceneggiatura e in sala dal 29 novembre con Cinema di Valerio De Paolis. Il nuovo film ‘clandestino’ del regista iraniano, condannato a non poter uscire dal suo paese e a non poter fare film, è una grande poesia dentro un auto. Arriva a tre anni di distanza da ‘Taxi Teheran’ e riporta Panahi agli spazi angusti di un’automobile, gli unici, per il regista, possibili per girare in maggior sicurezza e raccontare una storia ironica, forte e che è una denuncia, piu’ o meno soft, di quanto sia difficile fare cinema nel suo Paese.
    ‘Tre volti’ racconta una storia semplice. Quella che vede protagonisti una famosa attrice iraniana (Behnaz Jafari) e un’aspirante attrice molto giovane (Marziyeh Rezaei) piu’ il regista nei panni di se stesso. Ora Rezaei manda un videomessaggio alla star Jafari chiedendo di aiutare la sua carriera, bloccata da tutto e tutti, e, a fine video, si suicida (almeno e’ quello che si vede).
    Mossa da sensi di colpa e dalla curiosità di sapere se quel video sia vero o falso, Jafari intraprende, insieme a Panahi che la accompagna in auto, un lungo viaggio tra i villaggi montuosi del nord-est dell’Iran. In tanti incontri con la coriacea, e come ferma nel tempo, gente del luogo, la famosa attrice di serie tv scoprirà tutta la squisita ospitalità di questi montanari come la loro radicata prevenzione verso chi vuole fare spettacolo (la parola più usata è ‘saltimbanco’).
    Pieno di ironia e tradizioni, Tre volti resta un viaggio on the road nei luoghi geografici di un Iran senza tempo in cui la modernità fatica a trovare spazi, ma comunque avanza. E questo tra tori superdotati, folli tenuti in casa e uno strano codice morse, tramite clacson, per circolare sugli stretti sentieri di montagna.
    Momento cult del film è quello che vede Panahi al telefono con la mamma che, non sapendo cosa il figlio stia facendo, gli fa la domanda che le fa più paura: “Non stai mica girando un film?”. E il regista, chiaramente, nega.
   

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