Pena di morte, Bonafede:”Sconfitta per chi la subisce e per lo Stato che la infligge”


“L’Italia è a testa alta, nella giusta direzione della abolizione nel mondo della pena di morte, che nega lo stesso valore della vita ed è una sconfitta per chi la subisce ma anche per lo Stato che la infligge”. E’ quanto sottolinea il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervenendo al convegno internazionale ‘Un mondo senza pena di morte’ organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nell’Aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio.

“In Italia la pena di morte non c’è, ma il nostro Paese è ugualmente in prima linea sul tema della pena di morte nel mondo, perché – spiega Bonafede – l’idea guida è che la vita è importante e va difesa anche se si trova dall’altra parte del pianeta”.


Pena di morte, Bonafede:"Sconfitta per chi la subisce e per lo Stato che la infligge"

Il presidente della Camera Roberto Fico

Il ministro della Giustizia afferma che “siamo forti di una tradizione giuridica e di un articolo 27 della Costituzione che è una pietra miliare sotto tutti i punti di vista, non solo giuridico ma anche etico e morale. Iniziative come questa di oggi vogliono dare un segnale al mondo: in un momento storico in cui la globalizzazione viene concepita soltanto in termini economici e tecnologici, vogliamo dare il senso di una globalizzazione umana”.

Ministri della Giustizia e rappresentanti istituzionali provenienti da molti paesi nel mondo – dal Sudafrica alla Malesia, dal Benin allo Zimbabwe – si sono riuniti a Montecitorio per discutere su come giungere a una progressiva abolizione nel mondo della pena capitale”.

“Si tratta di un tema cruciale – ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico – e il pensiero non può non andare al nostro concittadino Denis Cavatassi, detenuto in Thailandia e sulla cui condanna a morte si attende la decisione della Corte Suprema thailandese”. “Il nostro Paese è da sempre in prima linea in quella che è una vera e propria battaglia di civiltà, per questo ha promosso con convinzione la risoluzione Onu per la moratoria sulle esecuzioni. Occorre andare avanti su questa strada e continuare a lavorare per contrastare ogni pratica contraria alla tutela della dignità umana”, conclude.

Di fronte al terrorismo e agli allarmi spesso eccessivi che questo ingenera, incluse evocazioni della pena di morte, la Comunità di Sant’Egidio fa appello ai politici: “inseguire gli umori popolari, che a sua volta vengono alimentati da informazioni e messaggi senza più gerarchie chiare e verificabili, trasforma chi ha la responsabilità della leadership in un gregario”, ha detto Mario Marazziti a un convegno sulla pena capitale svolto oggi a Roma.

“Aiutano le leggi, le Costituzioni. Che non si cambiano a colpi di maggioranze o di sondaggi – ha aggiunto -. E le leggi, il rifiuto europeo della pena di morte, la dichiarazione radicale e autorevole di Papa Francesco, nel perfezionamento del testo del Catechismo della Chiesa Cattolica che dichiara la pena capitale “inammissibile”, rendendo consistente e senza eccezioni la difesa integrale della vita e la necessità che ogni pena contenga sempre la possibilità di cambiamento, sono due grandi aiuti. Proprio per i tempi difficili.

“Io penso che qui sta una grande sfida per l’Occidente. Non cadere nella trappola della paura. Che è quello che vorrebbero i terroristi veri, come quelli di Daesh, il Califfato, per condizionare e trasformare le democrazie occidentali, mentre cerca di prendere l’egemonia nel mondo sunnita usando l’Occidente come megafono. Per questo – ha concluso – è oggi più che mai il tempo di un rifiuto radicale della morte e di una cultura di morte”.

 


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Mario Calabresi
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