Pena di morte, iniezioni letali in Florida e Texas, in Sud Sudan nel braccio della morte minorenni e mamme che allattano



ROMA – Il periodico report di Nessuno Tocchi Caino ricorda come la pratica della pena di morte sia ancora ben lontana dall’essere abbandonata sebbene, qua e là, si registrino significativi segnali di superamento. Ecco qui di seguito l’elenco delle ultime esecuzioni avvenute in diverse parti del mondo.

FLORIDA (USA):

Si era sempre dichiarato innocente. Josè Antonio Jimenez, 55 anni, ispanico, è stato giustiziato con un’iniezione letale due giorni fa, nella prigione dello Stato della Florida,  al 3916 NW 83rd Avenue, Raiford, a meno di 10 chilometri da Miami Beach. L’imputato si è sempre dichiarato innocente. Il metodo di esecuzione hanno diversi punti in comune con la tecnica per l’anestesia generale. Alla persona condannata a morte vengono somministrate in sequenza tre differenti sostanze: l’Etomidato come primo farmaco che rilassa i muscoli; il Rocuronium Bromide come secondo, per bloccare la respirazione e infine l’Acetato di Potassio per indurre l’arresto cardiaco.

Era accusato di omicidio dopo una rapina. Josè Antonio Jimenez era stato condannato a morte nel dicembre 1994, dopo un voto a maggioranza di una giuria popolare della Miami-Dade County. Era accusato di aver ucciso, nell’ottobre 1992, durante una rapina in abitazione, Phyliss Minas, 63 anni. Durante il processo un testimone disse di averlo visto mentre entrava furtivamente nell’abitazione della vittima e la polizia scientifica testimoniò di aver trovato sue impronte digitali sulla scena del crimine. Jimenez ha sempre riaffermato la sua estraneità ai fatti. L’esecuzione era fissata per le 18, ma è iniziata con circa 3 ore e mezza di ritardo in attesa che la Corte Suprema degli Stati Uniti esaminasse i cosiddetti “ricorsi dell’ultimo momento”. Jimenez è stato dichiarato morto alle 21,48. Michelle Glady, portavoce dell’Amministrazione Penitenziaria, ha dichiarato che l’esecuzione è avvenuta “senza problemi”.

In Florida, impiccagioni, sedia elettrica e iniezioni letali. Questa è la quinta esecuzione che viene effettuata il Florida da quando lo stato, nel 2017, ha adottato un protocollo che comprende l’Etomidato, il Rocuronium Bromide e l’Acetato di Potassio. Jimenez è la seconda persona giustiziata quest’anno in Florida, il 97° caso da quando la Florida ha ripreso le esecuzioni nel 1979, il 25° dell’anno negli Usa, e l’esecuzione numer 1.490 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977. In passato, in Florida, i condannatisi venivano impiccati: tra il 1827 e il 1923 ne furono giustiziate 116 persone. Dal 1923, lo Stato passò alla sedia elettrica. Tra il 1924 e il 1964 sono state giustiziate 197 persone, e altre 44 dopo il 1979. Oggi, vengono invece utilizzate le iniezioni letali. In particolare, l’esecuzione dei colpevoli viene affidata a tre ufficiali, ognuno dei quali farà un’iniezione alla persona giustiziata. Solo una delle siringhe conterrà il veleno letale, in modo che non si sappia chi dei tre uomini abbia effettivamente ucciso il colpevole.

TEXAS (USA)

Omicidio e violenza sessuale. Alvin Avon Braziel, 43 anni, nero, è stato giustiziato l’11 dicembre scorso, anche lui con un’iniezione letale. Era accusato di aver ucciso un uomo, Douglas White, 27 anni, il 21 settembre 1993 durante un tentativo di rapina, e di aver violentato la moglie della vittima, Lora. Venne identificato 8 anni dopo, quando il suo Dna venne inserito nel database nazionale a seguito di una condanna per reati sessuali nei confronti di un minorenne. Venne condannato a morte il 9 agosto 2001 nella Dallas County. Fino all’ultimo Braziel si è dichiarato innocente. Braziel diventa il 13° detenuto giustiziato quest’anno in Texas, il 558° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 24° di quest’anno negli Usa, e il n° 1489 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.

SUD SUDAN

Nel braccio della morte un minorenne e una madre che allatta. Quest’anno sono state impiccate in Sud Sudan sette persone, incluso un minore, il numero più alto da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 2011, secondo le prove fornite ad Amnesty International da professionisti legali e funzionari governativi. Nel 2017, due delle quattro persone giustiziate erano minori al momento della loro condanna, ha detto l’organizzazione. Tra le 342 persone attualmente nel braccio della morte – più del doppio del numero registrato nel 2011- ci sono un alunno della scuola secondaria, che è stato condannato a morte all’età di 15 anni e una madre che allatta. La mancanza di trasparenza del Paese nel suo uso della pena di morte significa che probabilmente le cifre sono state sottostimate, ha detto Amnesty.

PAPUA NUOVA GUINEA

L’omicidio di un ragazzo di 14 anni. Un uomo, padre di tre figli, è stato condannato a morte dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver ucciso per vendetta un ragazzo di 14 anni in West New Britain tre anni fa, ha riportato The National l’11 dicembre 2018. Nel tribunale di Kimbe, il giudice Nicholas Miviri ha descritto l’omicidio perpetrato da Wesley Yanduo con un coltello come “spietato e orribile”. Il tribunale il 18 ottobre ha riconosciuto Yanduo, di Kubalia, East Sepik, colpevole per l’omicidio volontario di Naegel John Las, avvenuto nell’insediamento di Galai Oil Palm il 6 dicembre 2015. Yanduo avrebbe attaccato Las in rappresaglia per l’assalto mortale a un giovane di nome Issac Vitalis, che era stato attaccato da diversi ragazzi.

INDIA:

Sentenza capitale commutata. La Corte Suprema indiana il 12 dicembre 2018 ha commutato la condanna a morte di un uomo per lo stupro e omicidio di una bambina di tre anni nel 2007 e ha ordinato che non venga rilasciato dal carcere per il “resto della sua vita normale”. Il collegio presieduto dal giudice Madan B Lokur ha osservato che il tribunale di prima istanza, l’Alta Corte di Bombay e anche la Corte Suprema non avevano in precedenza preso in considerazione le probabilità di riforma, riabilitazione e reinserimento sociale del detenuto mentre lo condannavano a morte. Rajendra Pralhadrao Wasnik era stato condannato a morte da un tribunale di Amravati nel settembre 2008 per aver stuprato e ucciso una bambina nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2007. Nel commutare la condanna a morte, la Corte ha affermato che l’accusa è stata “negligente nel non produrre la prova DNA disponibile e la mancata presentazione di prove materiali deve portare a una presunzione contraria all’accusa e a favore del ricorrente (Wasnik) ai fini della sentenza”.
 


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