Pena di morte, la risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni approvata con un numero record di voti all’ONU



ROMA – Un numero record di stati membri delle Nazioni Unite il 17 dicembre scorso ha sostenuto durante la votazione finale una risoluzione chiave dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che chiedeva una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Sono stati 121 (dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite) che hanno votato a favore della settima risoluzione per una moratoria sull’uso della pena di morte, nella sessione plenaria dell’Assemblea Generale a New York; mentre 35 hanno votato contro e 32 si sono astenuti. Nel dicembre 2016 – si apprende da Nessuno Tocchi Caino – i voti a favore erano stati 117. Questa risoluzione è stata proposta dal Brasile per conto di una task force interregionale degli stati membri e co-sponsorizzata da 83 stati. La Guyana è stato il terzo paese a rompere il blocco dell’opposizione caraibica di lingua inglese; la RDC è tornata all’astensione, il Pakistan e la Libia si sono aggiunti nel voto a favore. Il Suriname è tornato al voto a favore.

ECCO I 35 STATI CHE HANNO VOTATO CONTRO LA MORATORIA

Arabia Saudita
Afghanistan
Bahamas
Baharain
Bangladesh
Barbados
Belize
Botswana
Brunei
Cina
Corea del Nord
Egitto
Etiopia
Grenada
India
Iran
Iraq
Jamaica
Giappone
Kuwait
Maldive
Nauru
Oman
Papua Nuova Guinea
Qatar
Saint Kitts e Nevis
Saint Lucia
Saint Vicent
Singapore
Sudan
Siria
Trinidad Tobago
Stati Uniti d’America
Yemen
Zimbabwe

LA PENA DI MORTE NEGLI STATI UNITI

Washington, ha abolito la pena di morte. Il Death Penalty Information Center ha pubblicato il suo tradizionale “Rapporto di fine anno”, evidenziando che sia le condanne a morte (41) che le esecuzioni (25) rimangono vicine ai minimi storici, mentre un ventesimo stato, Washington, ha abolito la pena di morte. Lo ha fatto con una sentenza dell’11 ottobre della Corte Suprema di Stato che ha dichiarato all’unanimità che la pena di morte è incostituzionale perché viene applicata in maniera arbitraria e con discriminazione razziale. Washington è l’ottavo stato ad aver abolito la pena di morte, per via legislativa o giudiziaria, dal 2007.

Otto Stati hanno effettuato un totale di 25 esecuzioni. Secondo il ”Death Penalty Information Center’s 2018 Year End Report”, quattordici stati e il governo federale hanno imposto un totale di 41 nuove condanne a morte quest’anno, con un’ulteriore condanna a morte che probabilmente sarà emessa verso la fine dell’anno. Otto stati hanno effettuato un totale di 25 esecuzioni. Il numero delle esecuzioni e delle nuove condanne indicano il proseguimento del lungo declino della pena capitale, con meno di 30 persone giustiziate e meno di 50 condannate a morte in ciascuno degli ultimi quattro anni. Per la prima volta da quando la condanna a morte è stata reintrodotta negli Stati Uniti nel 1973, nessuna contea ha emesso più di due condanne a morte. I bracci della morte sono in calo da 18 anni consecutivi.

Nel braccio della morte in Usa detenute 2.738 persone. Con i dati aggiornati al 1° luglio 2018, nei vari bracci della morte Usa sono detenute 2.738 persone. Nel 2017 erano 2..817. da questi dati andrebbero sottratte 249 persone che sono ancora fisicamente nel braccio della morte, ma il cui verdetto di colpevolezza o la cui condanna a morte è stata annullata, ma l’annullamento non è definitivo in quanto sono ancora in corso i ricorsi della pubblica accusa. Sono quindi meno di 2.489 le persone nei cui confronti vige una “condanna a morte attiva”, il numero più basso da 25 anni. Se i bracci della morte sono diminuiti di 79 unità nell’arco di un anno, fatto solvo il numero di esecuzioni ma anche di nuove condanne, la maggior parte della diminuzione è data da persone la cui condanna è stata commutata in pena detentiva, da proscioglimenti, provvedimenti di clemenza, o morti per malattia o suicidio. Nel 2018, per la prima volta dopo 20 anni, in un braccio della morte, quello della California, si è verificato anche l’omicidio di un detenuto.

Le esecuzioni al Sud e il 72% dei giustiziati con malattie mentali. Tutte le esecuzioni – tranne 3 – sono state concentrate negli stati meridionali. Più della metà (13) sono state in Texas, 3 in Tennessee, 2 in Alabama Florida e Georgia, 1 in Nebraska, Missouri e Virginia. Il declino dell’uso della pena capitale, tuttavia, non ha dissolto le preoccupazioni riguardo al modo in cui viene applicata. “Le condanne a morte sono diminuite nel corso degli ultimi 25 anni e la speranza è sempre stata che, con un uso minore della pena di morte, il suo uso residuo sarebbe stato meno arbitrario e meno discriminatorio”, ha detto Robert Dunham, direttore esecutivo del DPIC in una intervista allo Houston Chronicle. Un esame delle 25 esecuzioni del 2018 condotto da DPIC e Promise of Justice Initiative ha rilevato che il 72% dei detenuti giustiziati aveva una storia di gravi malattie mentali, danni cerebrali, menomazioni intellettive , o abusi cronici e traumi, e quattro sono stati giustiziati nonostante sostanziali affermazioni di innocenza.

Il 56% dei cittadini Usa per la pena di morte. I sondaggi di opinione del 2018 hanno anche mostrato che il sostegno alla pena di morte è rimasto vicino ai minimi storici, con il 56% degli americani che dichiara di sostenere la pena capitale (dall’80% degli anni ’90). Per la prima volta da quando nel 2001 Gallup ha introdotto una domanda sull’equità della pena capitale, meno della metà degli americani (49%) ha affermato di ritenere che sia applicata correttamente. I risultati delle elezioni hanno confermato la riduzione del desiderio per la pena di morte. I tre stati con moratoria della pena di morte (Colorado, Oregon e Pennsylvania) hanno eletto governatori che avevano dichiarato che l’avrebbero mantenuta in vigore. Sei Procuratori noti per il frequente ricorso alla pena di morte sono stati sconfitte nelle relative contee da candidati che nella maggior parte dei casi hanno fatto campagna elettorale con proposte di riforma e di uso parsimonioso, quando non nullo, della pena di morte.
 


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