Più detenuti, meno reati: il rapporto Antigone sulle carceri in Italia


ROMA – Il sovraffollamento delle carceri aumenta, i reati no. Le donne sono solo il 4,4% dei detenuti; diminuiscono gli omicidi; crescono i suicidi dentro. Il sistema minorile si salva: “Negli Istituti penitenziari per minori il sovraffollamento è assente e il carcere è l’extrema ratio per i ragazzi”, dice il capo del dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità del ministero di Giustizia, Gemma Tuccillo. Mauro Palma – garante nazionale delle persone private della Libertà – spiega l’importanza di interrogarsi su senso e materialità della pene. Entrambi partecipano alla presentazione del XV Rapporto Antigone.

 

L’Italia rischia la condanna di Strasburgo 2013. I detenuti in Italia sono 60.439, 55 i bambini sotto i 3 anni che vivono in carcere. Le presenze in prigione crescono rispetto al 31 dicembre 2018, ma soprattutto ci sono oggi 8.000 detenuti in più rispetto a 4 anni fa: il rischio è che nel giro di due anni si torni ai numeri della condanna europea che punì l’Italia per violazione dei diritti umani. Il tasso di affollamento sfiora il 120%. Dalla rilevazione dell’Osservatorio Antigone, risulta che nel 18,8% dei casi vi sono celle dove non si rispetta il parametro dei 3mq per detenuto: soglia minima secondo la Corte di Strasburgo, al di sotto della quale si parla di trattamento inumano. Nel 7,1% degli istituti ci sono celle in cui il riscaldamento non funziona, il 35,3% celle non ha acqua calda (a Poggioreale le due cose coincidono), nel 54,1% dei casi le celle sono prive di doccia, nel 20% non ci sono spazi per lavorare.

 

L’importanza di comprendere l’oscuro mondo carcerario. “Il Garante nazionale – spiega Mauro Palma – ha bisogno di sguardi esterni dal mondo del sociale: lo sguardo istituzionale e necessariamente più approfondito del Garante è complementare a quello delle associazioni di analisi e intervento quale è Antigone da molti anni. Da questa sintesi di due modi di guardare, ambedue esterni ma di diverse prospettive, deve venire per l’amministrazione penitenziaria l’indicazione di come dare forma alla propria azione secondo il fine costituzionale delle pene e per la società esterna, come riconoscere l’insieme di chi sta scontando una pena come parte del proprio corpo. Così da innalzare il senso comune su questi temi, oggi gravemente basso”.


Più detenuti, meno reati: il rapporto Antigone sulle carceri in Italia

Nessun allarme stranieri nelle carceri italiane. Lo attesta l’Osservatorio Antigone, che denuncia come, negli ultimi 10 anni, le presenze straniere negli istituti di pena siano diminuite di oltre 1.000 unità e calino maggiormente nel 2018. Se nel 2003, su ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia, l’1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36% (considerando anche gli irregolari). Tra gli stranieri, calano le presenze dei rumeni e la comunità filippina (a prevalenza femminile) ha un tasso di detenzione inferiore a quello degli italiani. 

 

Più detenuti in Lombardia e maggior affollamento in Puglia. La regione con più arrestati è la Lombardia (8.610), seguita da Campania (7.844), Lazio (6.528) e Sicilia (6.509). Le regioni con maggiore affollamento sono Puglia (160,5%) e Lombardia (138,9%). Le sole regioni prive di sovraffollamento sono Sardegna e Marche. Sono 42 gli istituti di pena con un afflusso superiore al 150%: di questi, 10 si trovano in Lombardia e 6 in Puglia. Le carceri di Taranto e Como, con un tasso di affollamento del 199,7% e del 197%, sono le più sovraffollate. Seguono l’istituto di Chieti (193,6%), Brescia (193,1%) e Larino (192,1%). Nel carcere napoletano di Poggioreale ci sono 731 detenuti in più di quelli che potrebbe contenere, mentre a Secondigliano, ‘solo’ 418.  A Roma, Rebibbia Nuovo Complesso ospita oltre 400 detenuti in più della sua capienza. A Regina Coeli lo scarto è di 381 unità, a Milano Opera di 387, a Torino di 341, a Taranto di 305, a Lecce ben di 415. In ben 37 (il 43,5%) ci sono spazi in disuso per ristrutturazione o inagibilità. 

 

Non c’è nesso tra criminalità e lunghezza delle pene. La crescita dei detenuti negli istituti corrisponde a una diminuzione dei reati e degli ingressi in carcere: un paradosso tutto italiano che rischia di mettere in discussione l’Art.27 della Costituzione (“L’imputato non è colpevole sino alla condanna definitiva”). La tendenza decrescente dei delitti si conferma nel 2019 rispetto all’anno scorso, registrando un calo del 15%. Gli omicidi diminuiscono del 12,2%, i tentati omicidi del 16,2%, le rapine del 20,9%, i furti del 15,1%, le violenze sessuali addirittura del 32,1%, l’usura del 47%. Negli ultimi 10 anni, però, aumentano gli ergastolani: dai 1.408 nel 2008 ai 1.748 di oggi. Anche il numero degli ingressi in carcere è diminuito, quasi dimezzato rispetto a 10 anni fa.

 

Aumentano suicidi, autolesionismo, isolamento. La fatica della perdita della libertà come pena al reato commesso, è inutile negarlo, provoca sofferenza: i detenuti che assumono terapia psichiatrica sotto prescrizione medica sono il 28,7% del totale dei ristretti. Nel 2018, sono aumentati i suicidi: Ristretti Orizzonti ne segnala 67. In carcere, d’altra parte, ci si toglie la vita quasi 18 volte di più che in libertà e in alcuni istituti il tasso è di gran lunga superiore come a Taranto dove negli ultimi 12 mesi ci son stati 4 suicidi. Quattro morti, di cui tre suicidi, nel carcere di Viterbo da gennaio 2018. Dal 2015 aumentano anche altri fatti critici: gli atti di autolesionismo nel 2018 sono stati 10.368, quasi 1.000 in più dell’anno precedente; i tentati suicidi 1.197 lo scorso anno, 1.132 due anni fa. Molto spesso i gesti estremi si registrano nei reparti di isolamento, dove la persona è mortificata in modo esponenziale. Da tempo si registra un aumento vertiginoso degli isolamenti disciplinari, che negli ultimi cinque anni è aumentato di più di 10 volte, passando dai 207 del 2013 ai 2.367 del 2018.


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