Portogallo, Fernando Santos: “Questa è un’altra Italia. Ronaldo? A marzo vedremo”


MILANO – Cristiano, che a San Siro ha segnato il suo primo gol giusto una settimana fa, stavolta non c’è in corpo ma è presente in spirito. S’intrufola in ogni domanda, domina la vigilia di Italia-Portogallo anche se lui, Ronaldo, non gioca in nazionale dal Mondiale russo. Il ct portoghese, Fernando Santos, ci è abituato: “Cristiano è il migliore del mondo, non esiste una squadra che possa anche solo dire o pensare di fare a meno di lui. È importante fare giustizia e dargli il Pallone d’oro. Tornerà a marzo? Vedremo. Siamo concentrati su questa partita, speriamo in una vittoria”.

Basta un pari, in realtà, al Portogallo per certificare il primo posto nel girone 3, guadagnare le finali di giugno 2019 e anche il diritto di organizzarle. Altrimenti, avrà comunque una seconda chance martedì prossimo a Guimarães contro la Polonia già eliminata, quando potrebbe bastargli persino il pari, se domani a Milano dovesse perdere di misura. Rispetto a due mesi fa a Lisbona, il Portogallo sarà lo stesso, con un solo cambio, obbligato: Fonte al posto dello squalificato Pepe. Dunque Cancelo, Fonte, Ruben Dias e Mario Rui in difesa davanti a Rui Patricio, poi un centrocampo a tre con Pizzi, Ruben Neves e William Carvalho, e infine il tridente composto da Bruma, André Silva e Bernardo Silva. 

All’andata invece Mancini schierò una squadra sperimentale, e di questo il ct portoghese è consapevole: “Non sarà l’Italia che abbiamo battuto a Lisbona, ha cambiato modo di giocare e avrà otto giocatori diversi almeno nell’undici iniziale. E’ un avversario fortissimo, che cerca di più le linee verticali, un gioco simile al nostro. Ma credo che il Portogallo abbia le qualità per superare l’ostacolo”.

Lui, Santos, ingegnere elettronico prestato al calcio, dovrà sfatare il tabù che vede la sua nazionale mai vittoriosa in terra italiana, 11 sconfitte e un pareggio finora. “Mi chiedete se ho fede nella vittoria? Ho fede solo in Dio. Sono un uomo di fede, ma questo non c’entra stavolta. L’ultima volta che si giocò qui a Milano, 25 anni fa, molti dei miei giocatori non erano neanche nati. E di queste statistiche non saprebbero nulla se non fossero sui giornali. Conta questa partita qui, è importante la nostra organizzazione per battere la qualità collettiva e individuale dell’Italia. Sono convinto che si vedrà uno spettacolo piacevole”.


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Mario Calabresi
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