Pronto il primo atlante cellulare della malaria


COME un film lungo una vita, tutto rigorosamente girato in HD: è il primo atlante cellulare della malaria, che mostra in alta risoluzione quali sono i geni del parassita che si accendono nelle diverse fasi del suo ciclo vitale, evidenziando tutti i cambiamenti che avvengono durante lo sviluppo all’interno degli organismi ospiti, dalla zanzara fino all’uomo. Il risultato, pubblicato sulla rivista Science, è stato ottenuto dal Wellcome Sanger Institute in Gran Bretagna e rappresenta uno strumento senza precedenti per mettere a punto nuove armi anti-malaria.

Per sconfiggere la malattia, che ogni anno colpisce oltre 200 milioni di persone nel mondo uccidendone quasi mezzo milione, “abbiamo bisogno di conoscere tutti i trucchetti che il parassita usa nel suo ciclo vitale”, spiega la coordinatrice dello studio, Mara Lawniczak. “L’atlante cellulare della malaria è la prima mappa dettagliata che ci mostra quanto i parassiti siano diversi uno dall’altro, anche quando sono geneticamente identici”.

Per ottenerla, i ricercatori hanno isolato e misurato l’attività genica di quasi 1.800 parassiti in dieci diverse fasi dello sviluppo. Sono così riusciti a individuare quali geni sono attivi durante il ciclo vitale, un passo avanti fondamentale per poi trovare i talloni d’Achille su cui puntare per lo sviluppo di nuovi farmaci. “Usando l’atlante cellulare della malaria – spiega il ricercatore Andrew Russell – abbiamo dedotto il ruolo di alcuni geni del parassita che ancora non sono del tutto noti” e che rappresentano il 40% del totale. “Partendo dalla funzione di geni già studiati – continua Russell – possiamo predire la funzione di quelli sconosciuti che hanno un’attività simile.
Anche questo ci dà l’opportunità di scovare nuovi bersagli terapeutici”.

La prima versione dell’atlante della malaria è stata successivamente ampliata esaminando altri 16.000 parassiti prelevati dal sangue di topi, scimmie e persone infette: dal confronto è emersa una simile attività genetica, tanto che i geni condivisi potrebbero diventare il bersaglio di nuovi farmaci efficaci contro tutte e cinque le specie di plasmodio della malaria che infettano l’uomo.
 


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Carlo Verdelli
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