Quando Marte era un pianeta azzurro, più ricco di acqua della Terra di oggi


C’E’ UN GIALLO sul pianeta rosso. Sempre più indizi suggeriscono che Marte in passato fosse un pianeta azzurro: più ricco di acqua della Terra di oggi. Ma dove il liquido della vita sia finito oggi, resta un mistero. Di tutta quella ricchezza restano infatti letti di fiumi disseccati, resti di fonti prosciugate e foci a delta ormai asciutte. Due studi in due giorni dimostrano l’uno la presenza di sorgenti che sgorgavano dal sottosuolo e l’altro l’esistenza di fiumi con una portata addirittura doppia rispetto alla nostra. L’Italia l’anno scorso ha fornito l’unica prova diretta della presenza di acqua liquida sul nostro vicino di casa: un lago che si estende al di sotto della calotta di ghiaccio al polo sud marziano. L’osservazione di Inaf, Asi, Roma Tre e Cnr era avvenuta grazie al radar Marsis in orbita attorno al pianeta rosso.

Oggi, sempre usando i dati di Marsis, i geologi della University of Southern California scrivono che falde acquifere sotterranee sono presenti un po’ ovunque sul pianeta, non solo al Polo Sud. Il loro studio esce giovedì su Nature Geology. Il gruppo californiano ha passato gli ultimi anni a mappare sorgenti nel Sahara e in Arabia Saudita. Sa bene quali sono le tracce lasciate sul terreno dall’acqua che zampilla da grandi profondità e poi evapora. In alcuni crateri osservati da Marsis si osservano strutture geologiche molto simili. “La nostra ipotesi è che dalle falde a oltre 750 metri di profondità l’acqua risalisse attraverso le fratture delle rocce e sgorgasse in superficie”, spiega il coordinatore della ricerca Essam Heggy.

Tra 3,6 e un miliardo di anni fa, aggiungono l’università di Chicago e la Nasa sulla rivista Science Advances, la superficie di Marte era intrecciata di fiumi che – a parità di bacino idrografico – avevano una portata anche doppia rispetto ai nostri corsi d’acqua. Si trattava di corsi d’acqua dal carattere turbolento e temporaneo. Oggi hanno lasciato letti asciutti e foci a delta in cui è possibile riconoscere i segni del ruscellamento, esplorati nel cratere Gale tra il 2011 e il 2012 dal rover della Nasa Curiosity. Secondo i ricercatori un regime delle acque così incostante poteva essere causato solo da un meteo altrettanto bizzoso, con piogge copiose e manti nevosi molto estesi, che sciogliendosi inondavano i terreni a valle.

L’evidenza che un pianeta un tempo ricco di acqua sia oggi un arido deserto può essere letto come un avvertimento per i terrestri. Qualcosa di misterioso, nel corso della storia di Marte, ha completamente prosciugato il pianeta. Il “colpevole” è probabilmente legato alla mancanza di atmosfera o di campo magnetico. Ma anche se anidride carbonica e CO2 non sono fra gli indiziati, guardare in su e vedere uno dei possibili scenari futuri della Terra non può non inquietarci.


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